
Lettera all’amico Roberto in quel di Palestrina che con un’ammirazione nei miei confronti esagerata e smisurata ma che, lo ammetto, fa piacere mi ha sollecitato ieri un commento sulla proposta di presunta riforma istituzionale del governo Meloni. Devo ammettere di non averla ancora letta e studiata ma sono molto scettico in quanto due proposte di riforma sui pilastri fondanti di un Paese liberale che vuole far parte del consesso civile e che sono propedeutiche a qualsivoglia iniziativa sono state sempre annunciate e mai realizzate.
D’altronde nessuno dei “sedicenti governi” dal 1994 ad oggi nelle mani degli eterni ed incompiuti aspiranti leader da Berlusconi, passando per Dini, Prodi, Amato, D’Alema, Letta, Gentiloni, Conte, Monti, Draghi e per finire con Meloni si sono insediati sotto l’abusivo appellativo di voler riformare alcuni la giustizia ed altri il fisco e quelli più arditi e sfacciati addirittura entrambi.
Orbene nessuno di loro ha fatto nulla.
Gli incompiuti cantieri di riforma sulla giustizia e il fisco sono lì che attendono. Sono trenta anni che tutti fanno campagna elettorale promettendo l’abbassamento delle tasse, cosa buona e giusta, ma se con l’altra mano tutti i sedicenti partiti aprono i rubinetti della spesa pubblica per garantire le loro corporazioni del momento ecco che tutto naufraga,
Per dare forza alle miriadi di sanzioni, di accertamenti e tant’altro lo Stato, in questi 30 anni, non avendo la forza di trovare prove per dichiarare un cittadino “evasore” dimostra la sua completa debolezza ed inadeguatezza stabilendo molte assurde presunzioni legali a suo favore invertendo l’onere della prova: non è il fisco che deve dare prova dell’evasione fiscale del contribuente, ma è questi che deve provare di non averla commessa.
Tale principio è quello che fu adottato da una procura dall’anno del Signore 1992 per cui era l’indiziato di un reato penale a dover dimostrare la sua innocenza e non il procuratore a dimostrare la sua colpevolezza.
Anche il buon ex procuratore Nordio ci ha provato a settembre scorso ma, come si vede, è stato silenziato anche perché l’area politica del presidente del Consiglio si è sempre distinta per ghigliottinismo giudiziario in questo accompagnata e molto spesso superata dalla sedicente sinistra.
Ormai, dopo 30 anni, la narrazione sul piano giudiziario e fiscale ci ha messi fuori dal consesso civile del mondo, valga per tutti una famosa frase di un notissimo ex vice procuratore ormai vergata nei tribunali, nelle radio e nelle Tv per cui, sul piano penale, non esistono innocenti ma colpevoli non ancora scoperti.
E per completare il quadro con lo scandalo cosiddetto “Palamara”, in cui si è avuta la prova provata del livello di nefandezze a cui si è arrivati nel gestire la giustizia, cosa è successo? Nulla!
Nel frattempo ogni tanto i due sedicenti schieramenti politici, pari nel nullismo cosmico, si azzuffano fra neo guelfi e neo ghibellini.
Raffaele Romano

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