
La comunicazione è oggi definita “spettacolarizzata”, ed è dominata dall’influenza dei media e dal loro potere di modellare e trasmettere la conoscenza.
In questa comunicazione e società spettacolarizzata, la linea tra la serietà ed il ridicolo, tra il vero e il falso è molto sfocata. Questo accade perché i principali, più comprensibili e persuasivi valori della comunicazione spettacolarizzata sono modellati e veicolati dall’industria dell’intrattenimento.
Come risultato di questo tipo di comunicazione, le persone che vivono nella società attuale sperimentano un degrado dei valori, della cultura, dei gusti, delle aspettative e dei comportamenti.
Si vede l’orizzonte?
Come uscire da una società artificiale dove l’apparenza sembra diventata più importante della sostanza, e ha fatto perdere il senso dei valori veri?
Si potrebbe vedere, guardare lontano, oltre la siepe. Ma procediamo per gradi.
YouTuber, chi è costui?
La Treccani lo definisce così: “persona, di solito giovane, iscritta alla comunità del sito di condivisione YouTube, che carica video originali in cui si esibisce in una sorta di spettacolo personale, consistente nel commento più o meno scherzoso delle fasi del videogioco in cui è impegnata, nelle imitazioni di celebri cantanti pop e simili, ottenendo talvolta popolarità e successo commerciale”.
Ma cosa accade veramente tramite un canale YouTube?
Il fenomeno degli youtubers è una tendenza sociale molto in voga negli ultimi anni e riguarda un target tra i 12 e i 25 anni, anche se l’età sia degli attori che dei fan tende a scendere esponenzialmente; gli youtubers possono accreditarsi come veri e propri influencers del video poiché, aprendo le porte della propria quotidianità riescono a ottenere approvazione sociale, sia quando trattano di tematiche importanti (più raramente) sia quando riescono a pilotare consumi e gusti dei loro “followers”
Si può affermare con poche possibilità di essere smentiti che YouTube riassuma questo processo di cosiddetto “degrado” della cultura, in cui lo stile predomina sulla sostanza, la frivolezza sulla serietà, l’egocentrismo sulla solidarietà, la gratificazione immediata su quella differita.
In altri termini una repubblica della fama dove sono la popolarità ed il valore commerciale a definire i valori.
Questo processo tende ad “anestetizzare” le coscienze mettendo in evidenza le contraddizioni ed i paradossi che tale comunicazione, implicando aspetti egoistici e di manipolazione, prospetta in sede pedagogica perché non permette lo sviluppo di un soggetto-persona socialmente solidale, autonomo e critico-riflessivo.
Tik tok ad esempio è nata come una potentissima macchina di marketing basata su un importante studio sui comportamenti dell’essere umano in modo tale da arrivare all’obiettivo principale: creare un’app che faccia restare incollati allo schermo il maggior tempo possibile, perché più si guarda più si possono proporre pubblicità e prodotti.
Ovviamente poi l’algoritmo è impostato per tracciare le abitudini di visualizzazione e mostrare sempre di più video adatti ai nostri interessi personali, quindi più tempo si trascorre su TikTok , maggiore sarà la profilazione che si può effettuare sull’ utente.
Alla gente piace ciò che è futile perché da un senso di rilassatezza dovuto al non dover ragionare per elaborare le informazioni che arrivano al nostro cervello?
Si nota spesso come attraverso la Rete, purtroppo, si diffondano contenuti virali con personaggi che non diventano “famosi” per i loro talenti, ma per i loro atteggiamenti negativi.
Il modello da seguire è allora zero fatica e tanti lussi?
Ma i modelli di riferimento a partire dal romanzo epico in poi non sono stati costruiti per influenzare positivamente la società?
Il cavaliere non era colui che va in battaglia credendo nei propri valori per fare trionfare il bene contro il male?
Varrebbe la pena ribadire, in qualsiasi occasione, che essendo gli influencer dei modelli per i cybernauti , i modelli dovrebbero essere positivi senza se e senza ma.
Da qui l’importanza di aiutare le nuove generazioni a sviluppare, sia nelle scuole che nelle famiglie attraverso una efficace educazione ai media, un autentico pensiero critico in grado di far comprendere le contraddizioni, i paradossi e la superficialità di valori che la comunicazione spettacolare implica e trasmette.
Gli interessi della nuova generazione sono per lo più limitati all’immediato, a ciò che può essere colto senza fatica e che suscita una risonanza emotiva sensibile. Effettivamente, il mondo dei giovani di oggi è caratterizzato dalla dominanza del presente, con un’enorme difficoltà a collocare le scelte personali in una prospettiva temporale di lungo periodo conservando la coerenza.
Molti preferiscono rinviare le scelte definitive e ritardare quindi l’ingresso nella vita adulta, con la corrispondente assunzione di impegni definitivi; non si sentono obbligati a compiere scelte fondamentali .
Molti giovani vivono senza futuro.
Subiscono la delusione della generazione precedente, che ha creduto alla promessa di “onnipotenza” della scienza, la quale continua ad assicurare ,sciaguratamente , di poter risolvere tutti i problemi degli uomini.
I loro genitori hanno rinunciato al proprio ruolo di educatori e quindi i figli, non contendendo più con loro, non hanno più un muro elastico su cui provare le proprie idealità: genitori e figli naufragano insieme in fantasie angosciose provocate da minacce oscure, che cancellano il futuro e lo annullano in un presente in cui si annaspa, alla ricerca di un salvataggio, ciascuno per proprio conto.
Accade allora che i giovani di oggi siano quasi obbligati a verificare il desiderio istintivo di onnipotenza nella strada o nella realtà virtuale, sfidando le leggi del vivere civile esercitandosi a vincere le battaglie simulate nei videogiochi e nella rete in generale, dove tutto sembra possibile ma nulla è reale, dove comunque la violenza è assorbita pericolosamente come gioco.
Daniela Piesco

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