E’francamente inquietante, anche se forse tipico dell’attuale situazione politica italiana, riconoscersi in dichiarazioni di intenti che poi non coincidono in alcun modo con contenuti che le rendano credibili e dunque condivisibili. Il discorso con cui Berlusconi ha aperto, venerdì scorso, la costituente del Pdl conteneva, a parole, quella che lui stesso ha definito “una rivoluzione liberale”, fondata sulla “religione laica della libertà” che dovrebbe essere il principio fondante di uno stato e di una comunità sociale che vogliano dirsi rispettosi dei diritti individuali e fautori di una autentica democrazia partecipata. In realtà, abbiamo dovuto aspettare che fosse Gianfranco Fini, uomo di destra e dunque apparentemente lontano da certe liberali premesse, a porre sul tappeto la questione fondamentale della laicità dello stato, mettendo un serio punto interrogativo sulla questione del testamento biologico: “Siamo proprio sicuri che la legge approvata dal Senato sia un esempio di laicità? Quando si approva un precetto, si è più vicini allo stato etico che non allo stato di diritto”. Ora, aggiunto per dovere di cronaca che, naturalmente, nella replica di Berlusconi non si è fatto cenno alla questione né tantomeno si è data una risposta all’interrogativo di Fini, le considerazioni che ci suggeriscono la nascita del Pdl e la crisi in cui versa il Pd, sono di fatto sconfortanti. Perché entrambi fotografano con pensieri, parole e purtroppo anche azioni, un paese che esiste solo parzialmente, che viene considerato ed analizzato solo in frammenti e mai nella sua reale complessità. Berlusconi dipinge una realtà sociale fatta di famiglie sancite dal matrimonio, professioni perlopiù libere, fede religiosa strettamente cattolica, giovani lanciati al successo di immagine – un mondo che esiste, ma che non è il solo. Sono completamente assenti da questa sua visione d’insieme le mille sfumature di vita che stanno ancora nel cono d’ombra della mancanza di tutele: coppie di fatto, etero ed omo, precari, generazioni sfruttate, temi etici del tutto ignorati o, peggio, piegati all’interesse del potere. Dunque, la roboante affermazione di un partito fondato sulla religione laica della libertà appare del tutto infondata perché priva di ogni riscontro reale nell’azione di governo e nella attività legislatrice del suddetto, entrambe tese ad avallare l’immagine di un paese che è tale solo in parte, e ad escludere qualunque diversità, qualunque marginalità, come non facenti parte della nostra realtà sociale. Poi ci sarebbe l’opposizione, ovvero un Pd che non sa più riconoscersi in nulla e quel che è peggio ha perso ogni possibilità di distinguersi positivamente, ogni volta che è stato al governo. Basta ricordare l’orrendo pastrocchio dei Dico, comunque immediatamente stoppato di fronte al muro cattolico, che il governo Prodi non ha saputo in alcun modo gestire ed ha lasciato affondare nel nulla. Basti pensare che l’ultimo atto di Veltroni come segretario del Pd è stato quello di sostituire il rappresentante del suo partito nella commissione che discuteva del testamento biologico con una teodem di provata fede che ha concesso ai cattolici tutti i paletti che hanno portato ad un disegno di legge che, se non fosse tragico, sarebbe ridicolo per la sua illiberale inanità. Questa sinistra, così com’è, è arrivata al capolinea e non è più in grado di essere di alcuna utilità al paese, smembrata tra i fautori del no a prescindere, che sono i peggiori conservatori dello status quo ante, e gli ultimi epigoni di una presunta superiorità morale e culturale che di fatto non solo non esiste ma – come ha ben scritto Luca Ricolfi – li rende supponenti, arroganti, insteriliti nelle loro fondazioni di elite e sempre più lontani da coloro che dovrebbero rappresentare. La nascita del Pdl sancisce non tanto l’unificazione di forze che hanno alle spalle storie e percorsi molto diversi, quanto la creazione di una formazione leaderistica destinata a sgretolarsi in mille galassie appena Berlusconi si farà da parte, esattamente come accadde all’impero di Alessandro Magno, dunque non ci pare un evento da salutare con entusiasmo quanto piuttosto un prolungarsi di una paralisi di crescita democratica che continuerà a fare aggio sul grande equivoco di questi anni, ovvero quello di una forza liberale che propugna principi liberali. Il disfacimento del Pd, che pare in questo momento irreversibile per l’ostinato procrastinarsi di un vecchiume populista di nessuna sostanza, ci priva invece di una forza di opposizione autentica e costruttiva che sappia far valere le ragioni di coloro che non vengono considerati e spinga per una crescita sociale più omogenea e democratica in nome, appunto, dello stato di diritto e non dello stato etico. La religione laica della libertà appartiene a coloro che sono in grado di riconoscere la diversità come elemento naturalmente costitutivo della società e di rispettarla senza demonizzarla o discriminarla in alcun modo. Ad oggi, in Italia, non si vede qualcuno che sia disposto a battersi per essa, se non gli autentici liberali che non hanno voce, non hanno potere e sono stati tragicamente sconfitti dalla prevalenza della conservazione. Ma la maggioranza degli italiani, anestetizzata da parole scambiate erroneamente per concetti, accetta questa realtà delle cose, e dunque andiamo avanti così, nell’illusione di un procedere che in realtà è uno stare fermi se non addirittura un ritorno al passato – forse, un giorno, arriveremo a rimpiangere il vecchio bipolarismo di un tempo, quando Dc e Pci si spartivano l’elettorato ed il paese, ed un incursore libertario come Marco Pannella riusciva a vincere battaglie per la modernizzazione della vita sociale. Altri tempi: una volta avremmo detto peggiori, ma oggi non ne siamo più così sicuri.
Chiara Boriosi

Caro Adalberto, Bozzi chi? Il socio della Tullia Carettoni? Quelli del divorzio alla memoria?
cari saluti
Valerio
Vedi Chiara, le evoulzioni della società…o le si capiscono al volo o le si subiscono….o le si anticipano con la lungimiranza, o si fa finta che tutto sia come 50 anni fà, mentre il mondo intorno cambia, in maniera epocale!
Dovrà cadere questo “muro di Berlino” dove da una parte ci sono i giusti, dall’altra solo minoranze che si agitano e che non devono pretendere niente, solo compassione o accenno di rispetto….Ma lo “tsunami” é cominciato dagli Stati Uniti, con l’elezione di un Presidente che era di là da quel muro, e credo che presto le cose cambieranno per tutti quanti in meglio, anche se in Italia sarà come sempre un parto piu’ lungo e doloroso che nel resto dell’Europa.
Bentrornato Paolo! No, io non sono affetta da strabismo, infatti ho cercato di evidenziare i limiti di due visioni, quella del Pdl e quella del Pd, apparentemente opposte e comunque rispondenti ad ideologie diverse. Quello che mi sembra preoccupante è l’incapacità di una visione sociale di insieme che permetta un progetto politco di insieme, e non la conventio ad excludendum che i due grandi poli ci riservano. Tutto qui, e non mi pare un problema da poco.
Di fronte ad un articolo come quello di Chiara, c’é poco da aggiungere, é infatti chiarissimo!
Invece incomprensibile per me la risposta di Cartoni, cosa c’entra con il “pezzo” di Chiara? Che c’entra Cicciolina, Negri, il comunismo…lei ha le idee confuse oppure la maniera di esporle le rende complicate e inutili.
Vada a vedersi al cinema “MILK”, l’ultimo film con Sean Penn, forse dopo questa visione avrà piu’ chiare le idee sulle minoranze e su una storia, quella che il film racconta, che dopo 40 anni pare ancora di inquietante attualità.
Non vorrei però che nell’assillo di riconoscere la diversità ruzzolasse tra le gambe il riconoscimento e la promozione della mediocrità. Abbiamo a Firenze un bell’esempio: Renzi è un diverso doc, una figura per me quasi agghiacciante, un bravino pepato e vernacolista che farà le cosine giuste per le gioia dei fiorentini sempre più piccini. Ma è bene che un diverso come Renzi diventi sindaco perché i veri mutamenti, i giri di boa epocali tra una decina d’anni potranno darsi soltanto dopo aver toccato il fondo d’un’amministrazione schietta, senza tante chiacchiere e peli sulla lingua, proprio come al mercato di S. Lorenzo. O dio bonino, un siamo fiorentini?Allora viva i diversi sempre più diversi e stampini, avanti e spazio ai Matteo Renzi! M.S.
Certo ,Chiara ,che tu vedi sempre una differenza .Ma con un’ottica velata da un certo strabismo,mi pare . Io proprio non riesco a sentirmi libero ,e non suddito , se incombe la pretesa di una minoranza (intendo pochi citadini ,non mi riferisco a risultati elettorali ) ,anche in contrasto con la norma accettata dai più , di dettar legge a tutela dei “suoi” diritti . Il rispetto umano è sempre necessario ,e la considerazione sociale doverosa ,ma la confusione dei ruoli non deve portare alla negazione delle differenze.Il sogno comunista è stato bocciato dalla storia ,senza che io possa vedere questa bocciatura come una sopraffazione. Non ca,mbiare le carte in tavola ,su quello che dico.Su aborto e divorzio ha già risposto Adalberto; Negri e Cicciolina non sono elementi secondarii,ma espressione di un modo di pensare che non accetto. Se mi è permesso certo…..oppure il diritto dei progressisti e radicali oscura il…libero pensiero ?
Quando scrivo certe cose, spero sempre che i giovani leggano e si sentano dentro la passione civile, la stessa che a suo tempo abbiamo provato noi. Auguriamoci che ne arrivino tanti, Adalberto, e che abbiano voglia, prima di tutto leggendo ed informandosi, di rivendicare l’autonomia e la validità del pensiero liberale.
La legge sul divorzio la dobbiamo , prima di tutti , a Baslini e Fortuna , poi ai partiti laici , poi anche a Pannella . Senza dimenticare che , al momento del referendum proposto per abrogarla , l’elettorato moderato ( compresi non pochi cattolici ) fu portato a schierarsi a difesa ed a conferma della legge (Baslini-Fortuna ,appunto) più che dai discorsi – a quell’epoca , peraltro , costruttivi e brillanti – di Marco Pannella , dai ragionamenti convincenti di laici e liberali stimati ed autorevoli . Uno per tutti : Aldo Bozzi.
Per il resto , l’articolo di Chiara è esemplare nell’analisi . Dalla quale dovremmo – dovrebbero i (più) giovani in particolare – trovare la volontà di entrare nella battaglia politica . Tra l’altro per combattere -civilmente , s’intende – il reato di appropriazione indebita del nostro cavaliere , che , nella sua lucida follia ( per dirla con Fini) , “rivende” come piccoli slogan pubblicitari i grandi insegnamenti di quei due diversi liberali , di cui conferma di non conoscere nè la storia , nè le opere , nè le azioni.
E’vero, i rappresentanti del mondo laico e liberale si sono arresi senza combattere e molti, troppi, hanno cercato prebende all’ombra del vincitore, lasciando noi alla solitudine dell’apolidismo politico nella quale tuttora ci dibattiamo. Poi è anche vero che c’è un problema atavico legato ad una sostanziale ignoranza di fondo per cui la politica è stata sancita come professione e lasciata nelle mani di pochi mentre al maggioranza dei cittadini si è al massimo conformata agli slogan del momento senza mai approfondire nulla. Ed aggiungo un’altra provocazione: la commistione di politica e sociale avvenuta dagli anni Settanta in poi e potentemente alimentata anche dalla Chiesa ha aggravato la situazione, perchè la prima onlus, il primo ente, la prima fatebenefratelli di passaggio sulla scena del sociale hanno assunto status di maestri di pensiero e reso l’orizzonte sempre più piccolo, sempre più frantumato, sempre più ridotto a visioni parzialissime, impedendo una visione d’insieme di respiro veramente riformista.
Il problema Chiara è che abbiamo perso la guerra praticamente senza combatterla e che i nostri generali e ufficiali sono scappati senza combattere come fecero altre classi dirigenti in tempi oramai lontani. Un parente di mia madre, repubblicano che da patriota folle parti’ volontario per la Prima Guerra Mondiale, quando ero piccolo mi raccontava sempre la storia di quando vide a Caporetto un ufficiale del Regio Esercito scappare con un prosciutto sotto al braccio. Nel ’92-93 salvo rare eccezioni la nostra classe dirigente laica si è comportata come quell’ufficiale a Caporetto ed è per questo che a distanza di tanti anni non siamo più credibili. Però c’è una piccola speranza, come mi ricorda sempre un vecchio repubblicano che oggi ha 93 anni, ovvero che i repubblicani sono sopravvissuti alla monarchia e al fascismo e quindi in un modo o nell’altro sopravviveranno anche a Berlusconi. Spero tanto che non si sbagli…nel frattempo continuiamo ovunque a combattere come gli ultimi giapponesi.
In Italia manca un popolo pensante e mancano i pensatori. Il fondare una politica ed un partito che è un ammasso di altri partiti basato sul fare senza una base di pensiero elaborato e condiviso dalla base e riconosciuto comunque da tutti anche da chi non lo condivide, non può avere vita breve. Intendo dire che se si intende stare ancora in un assetto democratico ( ?!) tutti devono avere spazio soprattutto le minoranze che purtroppo sembrano considerate un minus le quali ivece sono il pungolo , vitale, per una società dinamica e moderna . La comprensione in un corpo unico ha un senso solo se ciò serve al tutto cioè se l’azione è al servizio di tutto il popolo senza esclusione di nessuno e semza discriminazioni. Sembrerebbe invece che gli assemblamenti di partiti come del caso in cui si parla col neonato pdl invece che battere con un cuore più grande per amare di più il più grande soggetto Paese, solo siano funzionali a raggiungere una forza numerica che proclami ed imponga solo la legge dell’individualiso sfrenato. Se ciò è vero ci sono grandi spazi per lavorare per un progetto corale da parte di altri che sia per il bene di tutti nessuno escluso per l’inclusione e l’armonizzazione sociale dei bisogni e delle diversità e per un progetto storico di solidarietà nazionale dove il rispetto dei diritti sia una realtà, ma dei diritti di tutti non solo delle ambizioni di pochi prepotenti che intendano saccheggiare e rapinare le risorse umane di un grande popolo come quello italiano.
Caro Federico, si fa prima a dire che una autentica presenza laica in politica – laica, non becera – in questo paese non c’è più dalla fine della prima repubblica ed i risultati, purtroppo, si vedono. Tu speri nella crisi economica come scossone salutare, a me pare invece che la crisi abbia vieppiù aggravato certe situzioni ed accentuato nella gente l’indifferenza per il quadro d’insieme e l’interesse per pil proprio piccolo particolare. Dei temi fondanti della politica e della democrazia di questi tempi, caro Federico, non gliene frega nulla a nessuno, e noi siamo solo gli ultimi giapponesi rimasti sull’isolotto, ma la guerra è finita e, come sai, non l’abbiamo vinta noi.
Carissima Chiara,
mi ritrovo molto nella tua analisi, purtroppo oggi la demagogia incanta la quasi totalità dell’elettorato italiano ed infatti solo un brusco ritorno alla realtà(ovvero gli effetti reali della crisi economica..) potranno forse far risvegliare gli italiani da questo sogno mediatico. Pannella ha avuto grandi meriti, anche se è uno dei massimi responsabili della fine politica dei laici in questo paese avendo buttato via l’occasione storica della Lista Bonino nel 1999, ma quelle battaglie le ha potute combattere e vincere anche perchè c’era una presenza politica laica ben strutturata tramite partiti come PLI,PRI,PSI e PSDI. Quando questa presenza è praticamente sparita dopo il 1994 di battaglie Pannella non è riuscito più a vincerne nemmeno una. Forse anche su questo bisognerà riflettere. Il triste dato di fatto è che senza uno tsunami economico-sociale il quadro politico rimarrà cristallizzato cosi’ come lo vediamo oggi e non ci sarà spazio per un’alternativa laica e liberaldemocratica che tanto servirebbe all’Italia. Intanto continuiamo a dire la nostra e a combattere localmente in attesa di tempi migliori, altre soluzioni al momento non ne vedo.
Caro Puccio, mi mancavi…dunque, nelle piazze non ci andiamo ma semmai rivendichiamo un libero spazio di espressione. A Pannella dobbiamo molto e non starò a ricordarti il divorzio e l’aborto che tu “giustamente” hai sorvolato per ripiegare su Toni Negri e Cicciolina. Mi duole riconfremarti che la maggioranza degli italiani scambia le parole con i concetti, altrimenti Berlusconi non potrebbe permettersi di parlare di religone laica della libertà pretendendo di essere creduto. Quando i privilegi di pochi – vedi Pacs – saranno il diritto di tutti, rivedremo il soprastante concetto. Per il momento, caro Puccio, io vedo ancora la differenza fra demagogia e democrazia, fra sudditanza e libertà.
Dico subito che sono portato a diffidare fortemente di tutti coloro che sanno solo declinare la parola libertà con lo scendere in piazza. Questo era normale nell’antica Atene ,ma nella moderna società è proprio il sintomo di anarchia ed incapacità sociale. Concordo che i “rappresentanti” del no e delle novelle ottimistiche siano solo fautori di conservatorismo. E condivido che oggi in Italia, con l’attuale sistema “elettorale” ,parlare di libertà appare un tantinello grottesco.Come in tutte le oligarchie che si rispettino ,come quando i bravi militari prendono il potere assicurando giustizia e libertà , lo spazio per il cittadino si riduce pericolosamente .
Ma non vorrei ritrovarmi ancora con “l’incursore libertario” (giustamente,non liberale) di altri tempi. Per gli onorevoli Toni Negri e Cicciolina abbiamo già dato…senza che se ne serbi utile memoria. Nè un Grillini od un Luxuria sono utili a far “riconoscere la diversità come elemento naturalmente costitutivo della società “; mentre lo “scontro di religione” alimentato ad ogni occasione tra liberismo-laicismo e fede cattolica tende proprio a rendere “diverso” il fedele praticante ,o chi segue certi convincimenti. Sarà un bel giochino ,ma non da portare avanti nelle piazze : è un atteggiamento che con il ragionamento c’entra poco. Ed anche con il gruppo sociale.No ,non possiamo accettare che la la “maggioranza degli italiani (sia )anestetizzata da parole scambiate erroneamente per concetti”.
Grazie a voi. E noi gridiamo libertà sul nostro Pensalibero che libero è davvero ed è la nostra piazza telematica. Ritroviamoci tutti qui!!
Splendida analisi ma… é possibile che non ci sia alterntativa allo sconforto? dobbiamo davvero rassegnarci? In questo periodo sono in Francia, dove la mancanza di rappresentatività dei partiti é altrettanto palpabile, e allora la gente scende in strada, gli operai lanciano uova ai loro manager e i cortili dei ministeri sono l’obiettivo preferito per lanci di scarpe! Se tutto é perduto, almeno possiamo continuare ad incazzarci, forse non servirà a neinte, ma almeno ci libereremo del peso che ci opprime il cuore e potremo gridare: libertà!
grazie Chiara, da un antico radicale
VG