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La Regione contendibile

Anche nel giorno del dato impietoso che non raggiunge il sei per cento dei consensi ottenuti nelle Marche, il movimento cinque stelle è stimato in crescita nei sondaggi, sopra il quattordici, secondo un trend che varia settimanalmente di uno 0,2 percentuale. Al che i sondaggisti o sono completamente ubriachi, oppure semplicemente i sondaggi fotografano il gradimento del soggetto politico singolarmente, non in coalizione. Quando il movimento cinque stelle, nato come forza alternativa di sistema, si allea, perde di attrazione clamorosamente. Nel caso in cui venisse meno anche ai suoi principi caratterizzanti, ostenta quelli della legalità e poi sostiene un indagato, cala ulteriormente. Quanto è avvenuto con Ricci.

di Riccardo Bruno | 30 Settembre 2025

Anche nel giorno del dato impietoso che non raggiunge il sei per cento dei consensi ottenuti nelle Marche, il movimento cinque stelle è stimato in crescita nei sondaggi, sopra il quattordici, secondo un trend che varia settimanalmente di uno 0,2 percentuale. Al che i sondaggisti o sono completamente ubriachi, oppure semplicemente i sondaggi fotografano il gradimento del soggetto politico singolarmente, non in coalizione. Quando il movimento cinque stelle, nato come forza alternativa di sistema, si allea, perde di attrazione clamorosamente. Nel caso in cui venisse meno anche ai suoi principi caratterizzanti, ostenta quelli della legalità e poi sostiene un indagato, cala ulteriormente. Quanto è avvenuto con Ricci.

Di converso, nel campo opposto, una sorte simile tocca alla Lega che anche non raggiunge la stima del sondaggio nazionale. In compenso la sua coalizione si avvale della presenza di Forza Italia che comunque si dimostra solida e se entrambe le liste registrano una performance negativa, i loro voti si spostano sul partito del presidente di Regione. Fratelli d’Italia vola al 27 per cento. L’elettorato del movimento cinque stelle non va su altri, ripiega nel non voto. Ci sono delle liste civiche a sostegno della candidatura di Ricci che racimolano tutte insieme quasi 14 punti percentuali, importanti ma non sufficienti a colmare il gap con il centrodestra. Anche se verdi sinistra, sono in discreta salute, lo stacco rimane notevole. La Regione che avrebbe dovuta essere contendibile, riporta una differenza di oltre sette punti. Significa che non c’è stata partita.

Davanti a questi risultati il segretario del partito democratico ha commentato con flemma, derubricando il voto ad un incidente di percorso. Bisogna andare avanti con l’alleanza progressista. Considerate tutte le circostanze localistiche, l’onorevole Schlein potrebbe avere ragione. Non c’è nessuna fretta di anticipare il giudizio, vi sono altri test regionali su cui poter ragionare e certo non si può rimettere in discussione una linea intrapresa. Pazienza se fin da ora appare evidente il sacrificio dell’area democratica, liberale, repubblicana e non si vede nemmeno quella socialista. C’è la remota proposta di una eventuale tenda, la riserva. La cavalleria, il Murat dello schieramento, intanto lo interpreta Conte.

Se mai invece le Marche evidenziassero un problema strutturale della coalizione, andare avanti come se niente fosse, significherebbe il disastro, ovvero la riconferma dell’attuale governo anche per le prossime politiche. Se questi fossero i risultati, si potrebbe persino vederla rafforzata, l’onorevole Meloni.

Per cui una riflessione minima sarebbe comunque il caso di tentarla fin da ora. Tutto questo sventolio di bandiere palestinesi con cui si è circonfuso Ricci non è servito a molto. Al di là delle nobili questioni di principio, i palestinesi stanno a Gaza non ad Ancona. E a Pesaro, Fano, Macerata, gli elettori si riconoscono nel tricolore. Difficile dargli torto.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : EditorialeTag: Conte, Forza Italia, marche, Ricci, sconfitta elettorale

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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