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La realtà manomessa del cerbero

La realtà? Non è quella che vedete e nemmeno quella che magari avete studiato a scuola o di cui vi siete fatta un’idea leggendo libri e giornali o consultando siti on line e ascoltando dibattiti di qua e di là. Non è quella dell’umanità divelta, massacrata, scacciata, stuprata e abbandonata nei deserti o nei mari o sulle montagne in cerca di un varco. La realtà al tempo del Cerbero é quella narrata ovviamente dalle teste del Cerbero che azzannano il mondo. Ormai siamo alla mistificazione che porta al rovesciamento di essa.

di Antonio Corvino | 2 Luglio 2025

La realtà? Non è quella che vedete e nemmeno quella che magari avete studiato a scuola o di cui vi siete fatta un’idea leggendo libri e giornali o consultando siti on line e ascoltando dibattiti di qua e di là. Non è quella dell’umanità divelta, massacrata, scacciata, stuprata e abbandonata nei deserti o nei mari o sulle montagne in cerca di un varco.

La realtà al tempo del Cerbero é quella narrata ovviamente dalle teste del Cerbero che azzannano il mondo.

Ormai siamo alla mistificazione che porta al rovesciamento di essa.

La realtà  viene ridicolizzata, banalizzata, comunque messa in discussione, quindi svuotata e infine reinventata in funzione dei desideri o dei capricci di chi si proclama padrone del pianeta.

Tutto è affidato alla narrazione di costoro che, peraltro, mutuano un linguaggio primitivo che prescinde persino dai fondamentali della lingua e dal suo stesso lessico. 

Nella narrazione contano le espressioni facciali, il tono della voce, il linguaggio del corpo, gli sguardi, gli spintoni anche, le urla, l’imbonimento,  l’aggressione e la minaccia.

La lingua, lessico compreso, è una sovrastruttura e in quanto tale da eliminare o comunque ridurre in un recinto asfittico da tutti esplorabile e soprattutto alla portata della comprensione della base della piramide sociale che sostiene i capi con vocazione sovranista.

Questo è quanto avviene nella comunicazione di tutti i giorni, ai tavoli istituzionali piuttosto che nelle conferenze stampa o nelle interviste ormai tutte ridotte a megafoni senza alcuna propensione ad interrogarsi o farsi interrogare.

Nei rapporti tra  gli Stati conta la forza, i bombardamenti, i genocidi, le violenze, gli ammiccamenti dei e fra  i potenti che si sostengono a vicenda contro la povera umanità ormai priva di ogni istanza, nazionale o internazionale che la tuteli almeno nei suoi diritti, bisogni o esigenze fondamentali.

I popoli sono divenuti anch’essi superfetazioni fastidiose da tenere sullo sfondo se non da ridurre alla ragione o da eliminare con genocidi,  deportazioni o violenze le più disparate, a seconda dei fastidi che essi possono procurare, o degli  convenienti…

In tale contesto il linguaggio della suburra viene elevato a linguaggio ufficiale del Cerbero.

É il linguaggio mutuato dai luoghi non luoghi a cui, per troppo tempo, sono state condannate le periferie senza radici, senza passato e senza presente.

Il linguaggio del bar che attira gente in vena di semplificare la vita, che è complicata, e di spiegare il mondo, che é complesso, riducendo tutto al proprio punto di vista ed alla capacità di esporlo e di imporlo.

É il linguaggio dei disperati dei tanti Bronx che hanno inconsapevolmente mutuato la legge della giungla per sopravvivere essendo stati misconosciuti dalle loro comunità.

É il linguaggio delle bande e delle ghenghe, dei bulli che fanno valere la forza bruta al di là di ogni ragionamento ed anche al di là di ogni compassione. Vale l’impulso e la pulsione non  la logica o la discussione.

Voglio quello che hai e me lo prendo, punto. Perché sono più forte e perché mi piace e, per darti una lezione e toglierti ogni velleità di venire a riprendertelo, ti massacro di botte e se mi va ti ammazzo pure… tanto qui non arrivano né vigili né carabinieri o poliziotti.

Esattamente come nel mondo non arriva più  nessuno a ripristinare il diritto o almeno la logica o ancora salvaguardare l’interesse più  ampio dell’umanità, la compassione o la pietà.

L’ONU? Scomparso.

Le Agenzie internazionali? Evaporate.

Il Diritto internazionale? Annichilito.

Conta la forza e la prepotenza.

Le istanze giurisdizionali internazionali penali, quelle nate all’indomani della guerra nazifascista perché non restassero impuniti nuove carneficine e genocidi?

Svuotate.

Sono prepotenti, dittatori e aspiranti tali a stabilire i colpevoli che sono sempre i vinti, i violati a fronte di vincitori e stupratori.

D’altronde viviamo ormai in un contesto dominato da un mix di  edonismo, relativismo e cinismo. Conta la soddisfazione o il piacere percepito  in quel determinato momento dall’individuo al di là di ogni remora etica o morale.

Dostoevskij  redivivo resterebbe sorpreso per il modo in cui la realtà  ha sopravanzato ogni sua immaginazione. Sorpreso e addirittura spaventato forse perché a differenza di quello attuale, nel mondo da lui raccontato le derive distruttive contrastavano con passioni altrettanto forti che tenevano ben accesa la speranza di redenzione. Ed i popoli si misuravano, al pari degli individui, nella contrapposizione tra derive distruttive e aspirazioni salvifiche.

Nel nostro tempo non esistono più confini tra salvezza e dannazione. Tutto scivola dalla parte di quest’ultima. Popoli ed individui vengono considerati come pedine senza identità in ogni parte del pianeta. Est, ovest, nord, sud, ovunque vale lo stesso approccio.

…

La semplificazione della realtà  sino alla sua  mistificazione é un dato costitutivo di ogni visione sovranista/suprematista/dittatoriale nel mondo contemporaneo.

Così come il linguaggio primitivo che si nutre addirittura dei segni e dei messaggi del corpo.

Si tratta del linguaggio più antico. Quello scoperto con  il potere spaventoso di una mascella di bue essiccata al sole usata come arma per difendere una fonte d’acqua dietro cui  barricarsi   piuttosto che condividerla…

Siamo al completamento del percorso allora intrapreso e proseguito con armi sempre più sofisticate per arrivare alla profezia di Einstein secondo il quale la terza guerra mondiale si  combatterà con le  clave oltre che con le mascelle di bue.

Al momento siamo ad una guerra più o meno convenzionale, funzionale alle pretese del cerbero di sottomettere l’umanità ai propri voleri ed il pianeta ai propri interessi.

Poi una volta spartitosi il mondo il cerbero passerà alla resa dei conti interna e le tre teste finalmente si azzanneranno tra loro. Sarà a quel momento che la profezia di Einstein si  manifesterà vera in tutta la sua terribile portata.

Il rischio, l’umanità lo ha intravisto più volte .

Nel  Nazismo e nel Fascismo. Più o meno qualcosa del genere si percepiva nel regime sovietico  dell’URSS ed anche  nei sopravvissuti  regimi collettivisti a sproposito denominati comunisti. Ovunque vigeva la legge della sopraffazione.

Ma allora il mondo era, fortunatamente, ovunque e comunque, fin dentro gli stessi confini degli Stati o degli imperi, diviso in due.

Di là la sopraffazione, la distruzione, il genocidio.

Di qua la volontà  di pace, la coesistenza, il progresso, la compassione.

Di là la morte, di qua la vita.

Di là la dittatura e la negazione della dignità umana, di qua la libertà e la consapevolezza della sacralità di ogni singolo uomo e la certezza dei diritti dei popoli.

Intellettuali e giornalisti, opinione pubblica, ragazzi e ragazze, lavoratori e lavoratrici, studentesse e studenti ne erano la coscienza critica.

Paradossalmente l’esito di quella contrapposizione che sembrò vinta, dopo inaudite sofferenze, dalla parte giusta dell’umanità si è conclusa con la costruzione del villaggio globale in cui tutto è diventato confuso.

I confini tra progresso e schiavitù si sono sfrangiati.

La distanza tra sviluppo dell’umanità e  arricchimento dei potenti  è diventata abissale, a favore di questi ultimi, ovviamente.

I ruoli tra pubblico e privato sono del tutto confusi e privi di confini.

Addirittura la funzione dello Stato, codificata da filosofi e rivoluzionari a partire dai tempi dell’Illuminismo, della rivoluzione francese e della rivoluzione americana, in relazione al destino di popoli ed individui, è stata stracciata e definitivamente spinta alla damnatio memoriae.

Chi oggi si ricorda che compito dello Stato è perseguire la felicità del popolo e il benessere dei cittadini secondo l’insegnamento di Gaetano Filangieri fatto proprio da Benjamin Franklin all’atto della redazione della costituzione degli Stati Uniti d’America?

Oggi gli Stati sono asserviti alle voglie dei potenti che sono riusciti ad appropriarsi del loro governo e delle loro ricchezze, non pagando nemmeno tasse ed accumulando talora una potenza addirittura superiore in grado di condizionarne l’azione se non di dominarli. E questo vale ad ogni latitudine.

Dall’internazionale dei lavoratori, dalla cooperazione mondiale delle imprese, dalla condivisione mondiale della Pace e dello sviluppo siamo oggi arrivati all’internazionale  dei magnati, oligarchi, capitalisti e boiardi  che, per il tramite degli Stati, si spartiscono il mondo.

È il  regno della realtà reinventata, prima esclusiva prerogativa delle dittature conclamate ora patrimonio comune del Cerbero e delle sue tre teste.

Nel  ventesimo secolo la mistificazione della realtà rappresentava l’aberrazione dei regimi dittatoriali  e liberticidi. Il nazismo ne abusò contro la Polonia, l’Austria, l’allora Cecoslovacchia, il fascismo contro l’Albania, la Grecia, la Libia, l’Etiopia e l’Eritrea,  il regime sovietico  contro i suoi stessi connazionali,  i popoli delll’Est europeo e le Repubbliche Baltiche.

Il comunismo cinese contro il Tibet, il popolo degli Uiguri, e le tante minoranze etniche.

…

Nell’URSS prima della caduta del Muro di Berlino ebbi modo di conoscere a San Pietroburgo, ed ascoltarne  le confidenze, alcune ricercatrici universitarie  che riscrivevano i manuali di storia.

Avevano un grande rispetto e sacra invidia per la  libertà occidentale e disprezzavano il loro lavoro mostrando tristezza per il loro paese.

Ahimè oggi é l’anima democratica dell’umanità  che ha subito un pericoloso arretramento e parte di essa ha sposato la visione sovranista che ha cancellato  ogni diaframma tra dittatura e democrazia, libertà e schiavitù.

Trump e Putin con XI Jinping sono il termine di paragone assoluto in questo nuovo scenario. Si misconosce  la realtà, poi se ne racconta la propria versione e questa diventa la verità  data in pasto non solo ai propri adepti e sostenitori ma al mondo intero.

A Gaza è successo questo. In Ucraina é successo questo. In Iran ed in Africa idem ed ovunque sarà così.

Potrebbe succedere in  Groenlandia, in Canada, in Europa, addirittura,  a Taiwan, Mar  Cinese Meridionale, nei Paesi Baltici e in Finlandia…

Corollario della mistificazione del Cerbero planetario è il disconoscimento di ogni diritto internazionale, di ogni istanza/istituzione a valenza o respiro mondiale.

Che fine ha fatto l’ONU?

E la Corte penale internazionale?

Il mondo è stato ridotto ad un enorme palcoscenico su cui chi ha la forza rappresenta la sua verità che diviene “la realtà”.

Il cerbero ha raggiunto la piena consapevolezza di sé in uno con la  certezza che il mondo non ha né armi né voglia per reagire.

Sono montati sul palcoscenico, si sono divisi gli spazi, si sono definite le aree di propria spettanza e sulla base di tali accordi han creato la “storia” a propria immagine e somiglianza.

…

In periferia gli epigoni si adeguano e provano a riscrivere anch’essi la storia di casa propria.

Il ministro degli Esteri della Repubblica Italiana, piuttosto che recuperare la grande tradizione mediterranea costruita dalla diplomazia repubblicana sin dai tempi di Mattei, tenta di giustificare il balbettio, anzi la connivenza del governo con i responsabili del genocidio del popolo palestinese, stracciando  millenni di storia e di cultura europea. Così si inventa la surreale favola della bandiera d’Europa costruita a simiglianza del  manto della Vergine Maria che certo non ha nulla a che fare con la Vergine di Dante…”Vergine madre, figlia del tuo figlio…” e non contento fa risalire al cerchio delle dodici tribù d’Israele il cerchio delle stelle disegnato sul campo blu…

Il ministro che immagina e quindi afferma e scrive quelle castronerie sulla bandiera europea é l’effetto non il sintomo di una deriva ormai inarrestabile.

Così come lo è il rosario sventolato da altro epigono governativo e il credo cristiano sbandierato dal capo del governo che pur essendo donna ama essere declinata al maschile.

Al confronto, l’arruolamento del patriarca ortodosso da parte di Putin al suo progetto di dominio è un’apoteosi epocale. E lo stesso vale per la falsa visione mistica di Trump a sostegno della sua conquista del potere assoluto. Per non parlare di Xi Jinping che addirittura non ha nemmeno bisogno di porsi il problema tanto è avanti nel processo di riscrittura della Geografia oltre che della Storia.

…

Si inquadrano in tale prospettiva anche le contestazioni contro la produzione libraria  di una casa editrice rea di aver collegato nei suoi manuali l’attuale governo all’esperienza  storico del fascismo che precedette la  Repubblica italiana.

Perché  nella prospettiva degli epigoni del cerbero mondiale il loro è il miglior governo  possibile per parafrasare il filosofo Pangloss impegnato a convincere l’ingenuo Candide di esser giunto nell’Eldorado.

Non  valgono sopraffazione, bugie  e mistificazione, vale la narrazione della realtà rovesciata.

Perché l’autoritarismo contemporaneo che invoca la protezione di Dio  pretende che storici ed intellettuali, giornalisti ed editori neghino il suo collegamento con la natura liberticida dei vecchi regimi dittatoriali mentre attende  che la democrazia, sua sponte, si  trasformi in democratura, ossia in un regime che afferma di non negare la libertà mentre  comprime le istituzioni e colpisce le istanze di questa, dal Parlamento, alla stampa, all’editoria. Intanto imbastisce la narrazione che la democratura altro non è se non la declinazione moderna della democrazia filtrata con il setaccio della sicurezza al fine di eliminarne debolezze, lentezze, inefficienze e inutili contestazioni o proteste. Sino al capovolgimento stesso della sua identità.

Per fortuna siamo ancora in presenza di narrazioni, in larga misura. E la speranza è che come tali vengano combattute riproponendo puntigliosamente, il difficile linguaggio della realtà che restituisca senso e direzione al  presente consentendo a quest’ultimo, chissà, di  partorire  il suo passato ed  immaginare un futuro libero da ricatti e derive senza ritorno…

Antonio Corvino

Pubblicato in : Editoriale

Info Antonio Corvino

Di origini pugliesi, napoletano di formazione è un scrittore, poeta, saggista ed economista di cultura classica. Già Direttore Generale dell’Osservatorio di Economia e Finanza, ha organizzato, in tale veste, dal 2011 al 2015 il “Sorrento Meeting” che ha affrontato, con il concorso di intellettuali, studiosi, rappresentanti economici e politici, controcorrente, dell’intero Mediterraneo e di altri Paesi asiatici ed americani, con largo anticipo e visioni non scontate, le questioni esplose in maniera virulenta, negli anni più recenti.

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