Come dopo ogni votazione nazionale sia i vinti che vincitori si pongono sul capo la corona di alloro, dimenticando il detto e il fatto prima. La maggioranza assoluta del popolo veneto ha riaffermato con assoluta determinazione che non è più accettabile la discriminante tra l’essere cittadini veneti o cittadini delle regioni confinanti del Trentino Alto Adige e del Veneto, e che il conservatorismo parlamentare, nel non voler mettere mano a una ‘stortura’ costituzionale non è più accettato. Il significativo 40% dei votanti della Lombardia, può essere sottostimato solo da chi ha una percezione statica della dinamica sociale e che preferisce rinchiudersi in un contesto culturale e politico di autosufficienza e presunzione. Il pessimo palinsesto del referendum del 4 Dicembre 2016, è la principale causa che ha determinato il rifiuto alla riforma costituzionale. Il referendum è stato respinto, innanzitutto perché mal confezionato, e poi perché il suo promotore: che spesso identifica in Harry Potter, non è stato percepito, come il maghetto inventato da Joanne Rowling, bensì nel personaggio del ‘Diario di Giannino Stoppani’, ambientato tra la Toscana e Roma, meglio noto come Gian Burrasca, ed il suo esito, con errata semplificazione interpretativa, finiva per dare l’impressione di un Paese assolutamente conservatore. I due Referendum consultivi, che l’esito trasforma in tutt’altro che ‘inutili’, evidenziano invece il contrario, e inevitabilmente spostano i termini del prossimo confronto politico, ben oltre i limiti degli articoli 116 e seguenti della Costituzione. Dopo il 22 ottobre, come ben evidenzia, il vice direttore del Corsera, Antonio Polito, ‘da oggi si riapre la questione settentrionale’, tema esorcizzato da una larga parte della sinistra e respinto dalla destra, che non potrà essere né occultato né derubricato, dal confronto nelle prossime elezioni regionali lombarde. Cercare di sottovalutare l’importanza della significativa partecipazione al voto per non riorientare il progetto politico del centro sinistra, in una declinazione visionaria più ampia e coerente, e ridursi nel corto circuito delle polemiche da fine legislatura, sarebbe miope e pericolosamente autolesionistico, mentre la vera prospettiva da proporre è quella che sta indicando, con coraggio e positività innovativa a trecentosessanta gradi Giorgio Gori. Il sindaco di Bergamo, ha avviato da tempo, la sfida ai promotori del referendum, nei termini di una diversità propositiva su problemi concreti, molti dei quali per i lombardi, il referendum presupponeva.
Mimmo Merlo (lavocemetropolitana.it)

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