Abbiamo letto con molta attenzione il resoconto dell’intervento del Papa sul tema dello scontro di civiltà, peraltro coincidente con le celebrazioni dell’11 settembre, ed i commenti che sono stati fatti da autorevoli voci, a cominciare da quella di Franco Cardini. Umilmente, perché non siamo teologi, ma laicamente convinti che la nostra opinione vale quanto quella degli altri, ci permettiamo qualche considerazione.
Sostenere che l’Islam ci attacca perché spaventato dal nostro disprezzo di Dio, ha un senso solo se per Dio si intende Allah, poiché per i musulmani chiunque non riconosca la supremazia di Allah è da considerare un infedele, dunque un essere inferiore da eliminare, come molte Sure del Corano peraltro invitano a fare. Altrimenti, si entra in un’area di pensiero che confina pericolosamente con una concezione teocratica che NON ci appartiene. Perché dalla premessa dalla quale è partito Ratzinger, si passa al concetto di un Occidente debole perché scristianizzato quindi privo di valori, di identità e di radici; e si prosegue con un concetto di Stato che è giusto debba essere laico purchè si richiami a valori e morale “superiori”. Fermiamoci qui: si riapre una ferita mai chiusa, e di recente molto tormentata nel periodo della battaglia referendaria sulla legge 40. La qualità dei valori, il possesso dei valori, la superiorità che tale possesso concede a chi li propugna: di fatto, chi stabilisce queste classifiche di merito? In base a quali parametri è logico, credibile ed unanimemente accettabile che certe persone si sentano detentrici della Verità e ritengano tutte le altre delle anime povere di spirito, in balia del cosiddetto relativismo, male conclamato dallo stesso Ratzinger, il giorno del suo insediamento sul trono di Pietro, tra le tragedie del Novecento, insieme al Nazismo ed al Comunismo?! Perché coloro che si dichiarano laici non vengono considerati portatori di valori profondi e sentiti ai quali debba di diritto essere riconosciuta la stessa dignità di quelli cattolici? Verrebbe da dire, con facile ironia, che per parlare di rispetto bisogna prima praticarlo, non guardando gli altri dall’alto della propria presunta superiorità, ma accettando di sentirsi sul loro stesso piano. E certo sarebbe altrettanto facile osservare che, fino alla caduta del proprio potere temporale, la Chiesa ha governato con leggi ferree e con l’utilizzo della pena di morte, ha sempre difeso le ragioni dei potenti, si è duramente schierata contro chi, nel Secolo dei Lumi, parlava di diritti dell’uomo, e per bocca di un Papa ha lanciato una vera e propria Fatwa, una maledizione feroce, sulle truppe entrate in Roma dalla breccia di Porta Pia e sui loro comandanti, nonché su tutta la futura classe dirigente dell’Italia finalmente unita. E sorvoliamo sul potere esercitato per secoli sui poveri e gli oppressi con il sacramento della confessione, con l’Inquisizione, con le crociate persino in terra d’Europa (qualcuno ricorda gli albigesi?), con le lotte feroci per le investiture intese come dominio temporale, possesso di terre, di denaro, di titoli, lo stesso che oggi Ratzinger rimprovera all’Occidente, sotto forma di consumismo, la necessità di avere che attira le ire dei Paesi poveri e ci rende degni del loro disprezzo e dunque rende in parte comprensibili i loro attacchi terroristici.
In memoria delle vittime innocenti – e vogliamo ripeterlo, innocenti – dell’11 settembre, dell’atto più inaudito che mai la storia dell’umanità abbia visto commettere contro persone che avevano colori, razze, fedi diverse ma un denominatore comune, ovvero il senso autentico della quotidianità, del lavoro, dell’impegno, del sacrificio, degli affetti, riteniamo che una volta di più si debba affermare che le radici dell’Occidente esistono e sono vive, che i valori dell’Occidente sono forti delle lotte secolari che hanno portato alla loro affermazione, che la grande scuola del pensiero greco-romano, della dialettica, della superiorità della ragione sulla forza bruta, la grande lezione liberale dei diritti inalienabili e del rispetto dovuto ad ogni essere umano in quanto tale, vive in noi e nelle nostre vite. Non cesseremo di ripetere, fino alla nausea, che tutte le fedi hanno diritto al rispetto, ma che nessuna può prevaricare le altre e diventare fondamento di uno stato e di una regola di vita sociale e civile. Per questo, ci sono i monasteri.
Chiara Boriosi

Chiara di nome e di fatto!
Condivido appieno il tuo commento e voglio solo aggiungere che rispetto ai drammi dell’ umanità: la fame, la sete, la povertà, la disinformazione, le epidemie e le malattie che causano sofferenze, la disperazione morti e terrorismo,
la chiesa cattolica ha un’enorme responsabilità, L’etica e la morale vorrebbe che dovrebbe devolvere la stragrande maggioranza delle sue ricchezze in favore dei bisognosi, INVECE leggete nel blog di beppe grillo la pubblicazione delle entrate, solo quelle che arrivano dall’8x mille la percentuale spese x la fame degli esserei umani -NEANCHE IL 4% o giù di lì-
Perchè si permette ancora alle TV pubbliche di averli come riferimenti in termine di morale ed etica???????????????
giuseppina buonomo