A pochi giorni dall’inaugurale concerto diretto da Mehta, un’opera di rara rappresentazione in Italia sarà messa in scena al 79° Maggio Musicale Fiorentino (giovedì 28 aprile ore 20, repliche il 30, il 3 e 5 maggio). Si tratta di Iolanta di Čajkovskij, ultimo lavoro teatrale del grande musicista russo, che ebbe la sua prima al Mariinsky di San Pietroburgo, assieme al celebre balletto Lo Schiaccianoci, nel dicembre 1892.
Iolanta, alla sua prima fiorentina, si inserisce in quel ricco filone russo che, dopo l’eccezionale rappresentazione di Guerra e Pace di Prokofiev al Festival del Maggio nel 1953, è proseguito con titoli quali La dama di picche ed Onegin dello stesso Čajkovskij, L’amore delle tre melarance e Il matrimonio al convento di Prokof’ev, La leggenda dell’invisibile città di Kitez di Rimskij-Korsakov, il Naso di Šostakovič, Boris Godunov e Kovanscina di Musorgskij”.
Per la prima volta di Iolanta a Firenze è stato proposto l’allestimento scenico del regista Mariusz Treliński, che ha riscosso grande successo al Metropolitan Opera House di New York, quindi al teatro Wielki di Varsavia e al Mariinsky di San Pietroburgo. A dirigere Orchestra e Coro del Maggio il maestro Stanislav Kochanovsky, mentre i ruoli principali sono affidati alle voci di Alexei Tanovitksi (Re René), Victoria Yastrebova (Iolanta), Mikołaj Zalasiński (Robert) e Vsevolod Grivnov (Vaudemont).
Il merito della scelta di un lavoro di particolare pregio e di rara esecuzione va attribuito a Pierangelo Conte, coordinatore artistico dell’ODF, che ha dichiarato che “con Iolanta si è voluto offrire la possibilità al pubblico di confrontarsi con il lavoro di un affermatissimo regista, Mariusz Treliński, un assoluto protagonista nella scena mondiale ma pochissimo presente nei cartelloni operistici in Italia, con il quale stiamo discutendo di progetti futuri a Firenze. Affascinante ed assolutamente da non perdere la sua lettura di Iolanta, nella quale gli elementi favolistici del plot vengono messi in relazione con il tormento interiore di Čajkovskij”.
Il lavoro teatrale, basato sul libretto dello stesso Čajkovskij, che a sua volta si è ispirato al dramma in versi “La figlia del re René” del danese Henrick Hertz, è ambientato in un castello di caccia della Provenza di fine ‘400, anche se nella scenografia di Boris Kudlička esso si trasforma in una stanza dalle pareti aperte, con appesi i teschi dei cervi uccisi, circondata da un bosco spettrale: è la metafora perfetta per rappresentare la condizione vissuta dalla principessa Iolanta, la figlia del re René, la quale è cieca, ma non conosce il senso della vista e non è dunque consapevole della sua situazione. Vive segregata fin dalla nascita in una sorta di prigione dorata, incontrando occasionalmente persone autorizzate dal re, debitamente istruite a non menzionare la luce e la bellezza di tutto ciò che gli occhi possono vedere. Un giorno il giovane cavaliere Vaudemont riesce ad entrare di nascosto nelle sue stanze e si innamora di lei. Resosi conto della cecità di Iolanta, egli le rivela l’esistenza della luce e dei colori, stravolgendo l’esistenza della ragazza. A questo punto il re condanna a morte il cavaliere, che comunque esprime la sua intenzione di sposare Iolanta; ma per fortuna le cure del medico arabo Ibn-Hakia funzionano, grazie proprio al fatto che Iolanta è consapevole della sua condizione e soprattutto in quanto innamorata. La principessa acquisterà la vista, si sposerà con Vaudemont ed il lieto fine è assicurato.
Per info e vendita biglietti si veda www.operadifirenze.it

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