«A chi interessa la politica? Noi non abbiamo tempo da perdere, noi ascoltiamo la musica, usciamo la sera, guardiamo le ragazze passeggiare; noi siamo giovani. La politica non ci serve, e poi diciamocelo: non cambierà mai niente, e comunque non saremo noi a cambiare qualcosa».
Giovanni ha la mia età, e come molti nostri coetanei ha le idee chiare. E’ cresciuto ascoltando solo luoghi comuni, sulla politica; li ascoltava mentre stava a tavola, e con la forchetta divideva i chicchi di riso: “è tutto un magna magna, sono tutti uguali, uno vale l’altro”. Di queste opinioni si è convinto; d’altro canto gli faceva comodo escludere dai suoi pensieri, uno tanto futile e noioso come questo. E’ normale che Giovanni non abbia voglia di parlare di un argomento simile, nessuno ce l’ha: nessuno dei suoi amici, né la sua famiglia, o la sua ragazza.
Ma cosa lo allontana dalla politica? Cosa gli fa dimenticare che il suo futuro, il benessere, i valori che gli stanno a cuore dipendono dalla società in cui vive? E, che questa società è plasmata in ogni sua forma dalle decisioni degli uomini che la governano? E, che è lui a scegliere quegli uomini?
Giovanni non è andato a votare: domenica ha giocato con i videogiochi e lunedì aveva troppo sonno per alzarsi presto. A pranzo ha mangiato il riso, ha diviso i chicchi ed ha ascoltato luoghi comuni sulle elezioni. Allora si è alzato da tavola ed è andato a dormire ancora un po’.
io sono di destra, io di sinistra.
Oggi molti giovani guardano alla politica come ad una netta divisione tra due idee opposte: la destra e la sinistra. Per questi ragazzi decidere da che parte stare è un processo lungo e tormentato, ma che spesso non ha niente a che vedere con i loro principi e ideologie. Più importante è inserire il proprio credo politico in un insieme di qualità individuali, che creino un’immagine coerente in superficie. Insomma, molti giovani scelgono la bandiera in tinta con la maglietta che indossano.
Una volta deciso da che parte stare, niente più li smuove: né la strage più cruenta né il più meschino degli imbrogli fa ricredere questi nuovi cittadini circa l’integrità della parte politica sostenuta; mentre nei confronti dell’avversario non transigono sulla minima inezia. Adorano i loro idoli e li giustificano in ogni occasione; odiano i nemici, li demonizzano e colpevolizzano. In poche parole: tifano.
E dando la propria passione, sventolando bandiere, innalzando cori, danno forza alla propria squadra, la spronano, la spingono avanti, poi fischiano all’avversario, attaccano i suoi tifosi, gli batte il cuore quando riescono ad entrare in area, calciare in porta.
Hanno i giovani davvero bisogno di uno schieramento politico da tifare? Sì, finché si avvicineranno alle idee superficialmente e passionalmente. L’universo delle idee non può essere affrontato con le viscere, pena la perdita dello spirito critico personale. Non smettiamo di farci smande, non affidiamoci ad un colore o all’altro chiudendo gli occhi, abbandonandoci all’abbraccio materno. Manteniamo vivi i dubbi, disfiamoci di qualche certezza per costruirne di nuove, di sincere e solide.
Stefano Piana

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