Non è vero che con l’arrivo di Draghi sia morta la politica.
Era solo molto malata, e il compito del nuovo Governo non è certo di seppellirla, ma di applicare la stessa distinzione che vale per il debito: separare la pratica politica buona da quella cattiva.
La controprova sta nel paradosso che persino l’antipolitica si è subito schierata nell’invocare un governo “politico”. La parola stessa era indigesta, e ora è una bandiera. Un bel contrappasso per chi ha vinto le elezioni in nome del disprezzo verso tutto la muffa politica del passato: stato di diritto (da abolire, insieme alla prescrizione), libertà del mandato parlamentare (poi contraddetto dalla patetica caccia al trasformista), liberazione dalle catene dell’europeismo (viva la Russia, viva la Cina).
Dopo tante turbolente contraddizioni, solo la buona logica politica potrà insomma aiutare chi governa. Servono entrambe le competenze: quella tecnica e quella politica. Prima la pandemia ha rivalutato la scienza (altro che no vax) e poi la crisi politica ha dimostrato che anche quella politica è una competenza, frutto di studio, cultura, professionalità.
Non a caso, la lunga agonia del governo Conte e ora la nascita di un nuovo orizzonte, hanno segnato l’avvento di gente che “fa politica”.
Far politica è sottrarsi all’immobilismo comodo del presente e agire in funzione del futuro, anticipando le mosse che saranno necessarie, e richiede un mix di coraggio, intuizione, visione.
Facile identificare chi ha fatto, o non fatto, politica in questi mesi, prescindendo – si badi bene – dal giudizio di merito sulle scelte, che legittimamente possono essere condivise o condannate.
Indubitabile il ruolo protagonista di Matteo Renzi, che ha aperto la crisi controvento, aumentando ancor di più il proprio ruolo divisivo (l’antipatia, ha detto D’Alema, un intenditore) e attirandosi critiche anche da chi condivideva i motivi, ma raggiungendo, con il 2% dei sondaggi, gli scopi dichiarati.
Un altro che ha “fatto politica”, è stato Matteo Salvini, spiazzando mezzo mondo con l’endorsement a Draghi. Mossa anche per lui rischiosa, ma ultima via d’uscita dal vicolo cieco dell’alleanza europea con Le Pen ed estremisti tedeschi. Con un duplice effetto: agitare la sinistra e mantenere una leadership nel centrodestra, altrimenti da contendere a un Berlusconi da almeno un anno in recupero dinamico di credibilità e a Giorgia Meloni, la più abile nell’opposizione concreta a Conte. Anche lei ha saputo sparigliare, prenotando uno spazio che all’epoca di Monti era stato tutto di Salvini, facendolo crescere. Potendosi peraltro permettere la distanza da Draghi grazie al suo ruolo europeo di presidente dei conservatori, che la preserva, a differenza del leghista, dall’isolamento internazionale.
Un panorama, insomma, di dinamismi che fa ancora più evidenziare la staticità un pò autolesionista dei tre soci del governo caduto, troppo appiattiti nella difesa di un modello che non ha attratto neppure i cosiddetti responsabili e con un leader, Giuseppe Conte, che per non sparire può solo portar via voti a questi suoi acritici sostenitori.
Il lettore sarà magari sconcertato da una mobilità che sembra troppo disinvolta, ma tutto questo movimento potrebbe essere il primo sintomo di un cambiamento forte e in meglio di sistema, con il pendolo della storia che già restituisce ruolo ai Draghi, ai politici di lungo corso come Biden e Merkel, in Italia persino a Casini e Tabacci.
La caduta di Trump ha mandato un segnale forte. Non è morta la politica, anzi è forse in crisi il fascino effimero del suo contrario, l’illusione delle cose facili in un mondo sempre più complicato.
Il sistema politico italiano, come evidenziano molte crisi di identità a destra e a sinistra (per non dire del populismo), potrebbe essere alla vigilia di una forte ristrutturazione interna, favorita da un elettorato mai mobile come oggi.
Sotto l’ombrello di un Draghi rassicurante, in grado di rendere tripolare l’equilibrio europeo oggi solo franco tedesco, l’Italia potrebbe fare gli esami di riparazione, e anche la brutta esperienza di questi mesi potrebbe essere stata utile.
Beppe Facchetti

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