Si legga l’editoriale di Chiara Boriosi che descrive l’indecorosa giostra quotidiana che si riscontra nel Governo e nel Parlamento. Le posizioni sono mutevoli: chi sosteneva un maggiore rigore nel controllo delle intercettazioni e a tutela dei diritti inviolabili della persona, oggi è su posizioni opposte e viceversa. Centrodestra e centrosinistra, da questo punto di vista vanno a braccetto: garantisti se vengono toccati o solo sfiorati da qualche inchiesta, giustizialisti se ad essere nel mirino di qualche procura sono gli avversari.
La cangiabilità non ha confini, riguarda tutti i campi: un giorno per il libero mercato, l’altro per una presenza, magari discreta e solo regolatrice, dello Stato; il lunedì europeisti tutti di un pezzo e il martedì risentiti per le “intrusioni” dei burocrati di Bruxelles nella politica italiana; in brodo di giuggiole per l’America al mattino, indignati contro la potenza che vorrebbe esportare la democrazia con la forza, prima di coricarsi.
E’ una cosa brutta che viene messa a nudo dal nevrotico succedersi di posizioni politiche diverse, indossate come camicie piuttosto che maturate nello studio e nella riflessione.
E si spiega in un solo modo: la politica rischia di morire perché è scomparso quel sentimento che si chiama Passione.
I leaders dell’immediato dopoguerra, i De Gasperi, Saragat, Einaudi, Togliatti, Nenni, Fanfani, Moro e, via via fino agli Andreotti, ai Craxi, Amendola, Pajetta, La Malfa, Spadolini, etc., magari erano più provinciali, non si esprimevano correntemente in inglese, ma di passione ne avevano da vendere.
Se cambiavano posizione era per consentire accordi e compromessi, indispensabili in politica, che consentissero di fare passi in avanti ai dossier da troppo tempo incagliati. Ma difficilmente facevano scordare il loro punto di partenza, la loro fortissima identità anche ideologica.
Oggi quando si abbraccia una nuova proposta, un nuovo progetto, o, assai più spesso, una nuova posizione dialettica che smentisce la precedente nel mare di chiacchiericcio che è la vera sostanza della nostra politica, si tende a fare dimenticare la vecchia. Perchè, in realtà, poco importa della prima e della seconda. L’importante è che sia utile al consenso, cioè, brutalmente, alla carriera.
La generale mancanza di passione politica è una grande opportunità per tutti coloro che manifestano ancora la loro appartenenza alla cultura laica, liberale e socialista. Il loro essere tetragoni nell’ancoraggio a questa cultura, nonostante la mancanza di appoggi, di sedi di discussione, di prospettive elettorali, cosa altro è se non passione politica?
La materia prima di cui, appunto, c’è maggiore bisogno per rimettere in carreggiata il nostro Paese.
N. C.

Certo che manca la passione, ma anche il cervello non si sente tanto bene.
La Passione è morta innanzitutto tra le lenzuola private delle persone ( anche pubbliche) altrimenti non si spiegano le pillole blu e le pozioni magiche per rinvigorire il desiderio, le creme intime per le donne poco femmine, e in generale, il mercato del porno ormai assurto a pornocrazia. E anche i vitelloni da spiaggia romagnoli, ormai pensionati, non sono stati degnamente sostituiti. La pratica politica va di pari passo con l’umore sociale generale, che all’amore appassionato ha sostituito un sadomasochismo collettivo, amante dei rapporti violenti, volgari e sostanzialemnte contronatura ( come Fini con la papalina ebrea)
La politica si propone come una rete di relazioni di potere e di affari. Rete a maglie strette, impermeabile. La ‘passione’, almeno nel breve periodo, non ha scampo.