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VUVUZELAS DI LOTTA E DI GOVERNO

Come sempre in ogni italica storia che si rispetti, anche la vicenda del ddl sulle intercettazioni sta assumendo toni da commedia, se non altro per il continuo cambio di fronte dei protagonisti, per le invasioni di campo, le mischie a centrocampo, le papere in difesa, che la Corea del Sud al confronto è un esempio luminoso di organizzazione tattica.
Di Chiara Boriosi

di Chiara Boriosi | 20 Giugno 2010

Aveva ragione Mameli, con buona pace della Lega, di Radio Padania e di Zaia che fa suonare Va’ Pensiero: l’Italia s’è desta, le coorti si sono strette e le trombe hanno chiamato alla battaglia: poffarbacco, c’è in gioco la libertà di stampa, mica giuggiole, e dunque bene hanno fatto gli eroici cento – dicasi 100 – inviati che la Rai ha gentilmente spedito a spese nostre in Sudafrica per farci vedere una partita al giorno, a schierarsi sotto la pioggia cantando per l’appunto l’Inno di Mameli e ad informare il mondo intero che nel nostro paese sta per calare la scure della più bieca censura. Roba che i Mille di Garibaldi, in confronto, erano dei dilettanti giocatori di Risiko – vuoi mettere il rischio di essere investiti dall’onda sonora delle incessanti vuvuzelas e tornare a casa irrimediabilmente sordi? Altro che Garibaldi fu ferito in Aspromonte, queste sono le epiche gesta della stampa not embedded!
In realtà, come sempre in ogni italica storia che si rispetti, anche la vicenda del ddl sulle intercettazioni sta assumendo toni da commedia, se non altro per il continuo cambio di fronte dei protagonisti, per le invasioni di campo, le mischie a centrocampo, le papere in difesa, che la Corea del Sud al confronto è un esempio luminoso di organizzazione tattica: almeno si sa per chi gioca, e soprattutto contro chi. In Parlamento, e fuori, invece si spara nel mucchio, e più alte squillano le trombe dell’una e dell’altra parte più grande si alza il polverone, risultandone una confusione che rende difficile persino capire, ormai, chi sta con chi. Fini gioca da libero e sguscia via ad ogni tentativo di accordo che venga dal fronte berlusconiano, Bossi s’è scoperto improvvisamente italiano ed è andato a parlare con Napolitano invocandone l’intervento arbitrale, la Finocchiaro si sbraccia in ogni telegiornale a ripetere che qui è in gioco la vita stessa del paese, Di Pietro addirittura apre siti di informazione all’estero – presumibilmente in esperanto, l’unica lingua somigliante a quella che parla lui – per pubblicare, un domani, a buio oscurantista calato, tutte le notizie di cronaca giudiziaria che solo grazie a lui potremo ancora leggere: insomma, il solito facite ammuina, italianissimo e perciò nient’affatto preoccupante. In realtà, diciamolo, questo gioco delle parti fra cattivi e verginelle è ridicolo in quanto del tutto fuori luogo. Da anni, e per la precisione dal 1988, quando è stato introdotto il Nuovo Codice di procedura penale, l’articolo 114 punisce la comparsa sui giornali dell’attività di indagine dei Pm, segreta per definizione, prima della richiesta di rinvio a giudizio dell’imputato, e nessuno si è stracciato le vesti per questo. Ma non basta, perché l’ultimo governo Prodi, tre anni fa, dopo la pubblicazione delle intercettazioni a D’Alema e Fassino sulla ormai famosa acquisizione dell’agognata banca, approvò a tambur battente un provvedimento che puniva la violazione del segreto istruttorio operato dai media e che, guarda un po’, fu salutato come un atto di grande civiltà giuridica che ripristinava il diritto alla privacy e metteva un fermo alla eccessiva ed indebita invasività della stampa.
La verità, come sempre, è sotto gli occhi di tutti coloro che invece fanno finta di essere sbarcati giusto adesso dal pianeta Papalla: i fascicoli non escono dalle procure con le loro gambe, i giornalisti non se li procurano rubandoli dai tavoli dei magistrati, ed i giornali non li pubblicano per amore di verità ma molto più miseramente per questioni di lobbismo puro ed anche per vendere più copie permettendo ai lettori di spiare dal buco della serratura dei potenti. Questa è la sostanza, aggravata dal fatto che basterebbe applicare l’articolo 114 sunnominato per stroncare questo fenomeno che invece procede allegramente perché nessun magistrato metterà mai sotto indagine se stesso e nessun giornalista rinuncerà a priori ad ottenere informazioni riservate prima dei suoi concorrenti. E allora? Le marce, i cortei, la rivolta del Web, i manifesti di Repubblica, la chiamata alla piazza, i bavagli, le lacrime, lo sdegno, la società civile? Chiacchiere, quisquilie, pinzellacchere, vuvuzelas vocianti che servono solo a stordire chi le ascolta. Diciamolo: il Brasile zoppica, la Spagna ha perso con la Svizzera, Buffon ha la sciatica come un pensionato, e in Parlamento, la sera del debutto dell’Italia ai Mondiali, c’erano quattro – leggasi 4 – deputati a discutere di federalismo. Fratelli d’Italia, il nostro paese è questo, il resto è solo il fastidioso rumore del nulla mischiato con il niente.

Chiara Boriosi

Pubblicato in : Primo piano

Info Chiara Boriosi

Chiara Boriosi, umbra di nascita e fiorentina di adozione, laureata in Lettere all’Università di Firenze con il Prof. Giorgio Luti, accanita lettrice, scocciatrice per vocazione, polemica di natura…insomma, Chi.Bo.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Chiara

    23 Giugno 2010 alle 13:15

    Paolo, se ne commercializzi uno in Italia fai fortuna….!

    Rispondi
  2. Paolo

    23 Giugno 2010 alle 13:00

    Chiara, l’Italia é alla berlina per come é condotta in politica da un partito che fa paura, la Lega, che come si vede in questi giorni non si limita a stupidi proclami, ma interpretano essi stessi per come sono. Razzisti, chiusi nel loro regionalismo antieuropeo, e questo é molto piu’ grave dei bavagli e delle leggi sulle informazioni.
    Razzisti verso tutti e tutto, verso gli stranieri, verso gli altri italiani, verso le altre religioni che non siano la loro, e verso, ovviamente, la comunita omosessuale, e persino verso la squadra di calcio che rappresenta il Paese ai mondiali!
    Questo successo si deve a Berlusconi, alla fine della cultura, alla fine dell’intelligenza e al totale divario tra politica e esigenze delle persone.
    Contro questa gente si dovrebbero strombazzare ogni sorta di strumenti a fiato, ma che producano pernacchie!

    Rispondi

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