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La politica che non tutela le famiglie condanna a morte lo Stato di diritto

Le famiglie costrette a cambiare regione o nazione per trovare le risorse per vivere, sono famiglie violentate e derubate di affetti, solidarietà e produttività. Una famiglia talmente divisa che fatica a riunirsi persino in video chiamata, non è più una famiglia produttiva; e non sarà mai abbastanza contributiva per garantirsi uno Stato in buona salute e non costantemente a rischio default. Se fa un cattivo uso di cultura e finanza, la politica impoverisce le famiglie e uccide pace sociale, natalità e produttività.

di Franco Luceri | 10 Gennaio 2026

Le famiglie costrette a cambiare regione o nazione per trovare le risorse per vivere, sono famiglie violentate e derubate di affetti, solidarietà e produttività. Una famiglia talmente divisa che fatica a riunirsi persino in video chiamata, non è più una famiglia produttiva; e non sarà mai abbastanza contributiva per garantirsi uno Stato in buona salute e non costantemente a rischio default.

Se fa un cattivo uso di cultura e finanza, la politica impoverisce le famiglie e uccide pace sociale, natalità e produttività.

L’inevitabile calo del PIL impoverisce di tributi lo Stato, e lo arricchisce di sfascio, disservizi, debito pubblico, crimini di tutte le razze, e in un paio di secoli, immigrazione fuori controllo e calo di natalità e produttività,mettono qualunque Popolo a rischio estinzione.

E quando l’effetto domino si allarga fino a diventare pandemico, i governanti delle Primissime Potenze Mondiali che con la forza possono tutto, “tornano a fare provviste in casa altrui”, esportando democrazia a cannonate verso i popoli che hanno abbondanza di risorse: materie prime, giacimenti di petrolio e gas, terre rare, Infrastrutture, tecnologia ecc. ecc.
E a quel punto, è inutile scandalizzarsi perché la rete di protezione del diritto internazionale è finita sfondata come una ragnatela dai crimini di Stato palesemente terroristici o letteralmente genocidi.

Per tenere concretamente in buona salute gli Stati (ed evitare le visite “filantropiche” degli esportatori di democrazia …) i nuclei familiari e le aziende a conduzione familiare andrebbero lasciati in grazia di Dio e se necessario custoditi gelosamente sul territorio dove sono nati e operano da secoli e persino millenni. 

Perché lacerare affetti, cooperazione, competenze e secolare genialità produttiva delle famiglie unite e solidali, che sono le cellule vive e la spina dorsale di qualunque sistema Stato, è una “calamitàingovernabile“.
Che non si cura certo a colpi di finanziamenti pubblici, balzelli tributari, riforme della Giustizia, dopo aver diviso i nuclei familiari e condannato alla bancarotta le imprese di famiglia che non possono più avere una comune e vincente finalità.

I bisogni dei nonni acciaccati confliggono con i progetti dei figli che hanno già la valigia pronta per cambiare regione o stato, e con i colpi di testa dei nipoti super impegnati a sballarsi il cervello tra sport, ristoranti e discoteche fino all’alba.

Le politiche sbagliate fingono di correggere i problemi cancellando gli effetti, senza rimuovere le cause, che poi si ripercuotono pari pari sulle famiglie portando divisione e litigiosità  e arroventando i rapporti di coppia e di genere tra soggetti psicologicamente e/o economicamente deboli o malati.

In ogni campo servirebbe umiltà, solidarietà e intelligenza che non si guadagnano a scuola studiando; perché l’intelligenza non è insegnabile, si costruisce responsabilmente soltanto dopo la scuola, vivendo, facendo, lavorando, sbagliando, correggendo, cooperando, senza egoismo e presunzione che istigano alla violenza i singoli e alla guerra i popoli.

Ma se cultura e politica, (come in Italia) stanno dimostrando di non essere in grado di trasformare i singoli individui in famiglie onestamente produttive e contributive e le famiglie in popolo democratico capace di autogovernarsi senza finire asservito al mercato e alla Finanza, allora “il BUON GOVERNO” in Italia è impossibile: s’ammazzerebbe di lavoro persino il Padre Eterno se tentasse di garantirlo.

Un contadino italiano ha laureato tre maschi e una femmina: uno è andato ad insegnare ad Harvard, un altro progetta grattacieli a Dubai, un altro dirige una banca a Londra, e la donna è restata col padre a fare la contadina. Ma dopo due anni si è sposata ed è andata a vivere lontano dai genitori. Ben presto all’impresa familiare si sono ridotti i profili e il contadino è fallito e ha perduto terra e casa. Perché l’impresa familiare con il nucleo familiare sparpagliato ai quattro venti non è più impresa e non è più famiglia autosufficiente e contribuente per lo Stato.

Nei successivi cinque anni i genitori si sono ammalati e sono morti da soli abbandonati da figli e nipoti. 

Voi pensate davvero che la cultura e la politica democratica abbiano migliorato la qualità della vita di quella famiglia, i profitti di quella impresa, e con i loro tributi la solidità economica dello Stato? Io qualche dubbio ce l’ho.

Con i nuclei familiari sparpagliati in giro per il mondo si perdono cittadini, famiglie, imprese e Stati. 

E non c’è chirurgo politico, non c’è premier Meloni, nero, rosso o arcobaleno, che possa ricucire queste lacerazioni demografiche, culturali e finanziarie mortali.

Franco Luceri

Pubblicato in : Editoriale

Info Franco Luceri

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

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