
Le proteste in Iran scatenate dal crollo del rial e dal carovita si sono ora estese a tutto il territorio della Repubblica Islamica, mostrando tutta la loro forza e intensità nella sfida alla teocrazia del Paese. Dopo 12 giorni dal loro inizio, la violenza intorno alle manifestazioni ha causato la morte di almeno 38 persone, mentre sono più di 2.200 gli arresti. Le proteste antigovernative hanno attraversato Teheran con gli iraniani, infuriati per la crisi economica e per le repressioni delle forze di sicurezza, in marcia per le strade della capitale gridando slogan contro il regime al potere. Le autorità iraniane hanno interrotto l’accesso a internet e le linee telefoniche subito dopo l’inizio delle proteste. Alcuni dei manifestanti sembrano aver risposto all’appello del principe ereditario in esilio Reza Pahlavi a scendere in piazza. L’Iran non cerca una guerra con Israele o gli Stati Uniti, ma è pronto a combattere se venisse attaccato. Lo ha sottolineato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, aprendo la sua visita di due giorni in Libano. “L’America e Israele hanno testato il loro attacco all’Iran e questo attacco e questa strategia sono state un totale fallimento – ha dichiarato Araghchi nel corso di una conferenza stampa a Beirut – Se lo ripetessero, andrebbero incontro allo stesso risultato”.
Nella Cisgiordania occupata, Israele sta violando il diritto internazionale che impone agli Stati di proibire e sradicare la segregazione razziale e l’apartheid. Lo afferma un rapporto dell’Alto Commissariato Onu per i Diritti umani pubblicato ieri a Ginevra. Il documento descrive l’impatto “asfissiante” di leggi, politiche e pratiche israeliane su ogni aspetto della vita quotidiana dei palestinesi nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme est, afferma un comunicato.
“Che si tratti di accedere all’acqua, andare a scuola, correre all’ospedale, visitare familiari o amici o raccogliere le olive, ogni aspetto della vita dei palestinesi in Cisgiordania è controllato e limitato dalle leggi, dalle politiche e dalle pratiche discriminatorie di Israele”, ha commentato l’ Alto commissario Onu per i diritti umani, Volker Türk.
Il ministero israeliano dell’Edilizia e dell’Abitazione ha indetto la gara d’appalto per la costruzione delle 3.401 unità abitative dell’area E1 in Cisgiordania, a est di Gerusalemme, previste dal piano approvato lo scorso agosto che dividerà in due la Cisgiordania, compromettendo così la continuità territoriale di un futuro Stato palestinese. Come ricorda ieri Haaretz, dopo l’approvazione del piano lo scorso agosto, il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha dichiarato: “Lo Stato palestinese viene cancellato, non con slogan, ma con i fatti”. E a settembre il governo del premier Benjamin Netanyahu e le autorità dell’insediamento di Ma’aleh Adumim, a est di Gerusalemme, hanno firmato un accordo quadro da tre miliardi di shekel (946 milioni di dollari), che prevede l’aggiunta di circa 7.600 unità abitative e lo sviluppo di spazi commerciali e aziendali per consentire il raddoppio della popolazione della città. Alla firma dell’accordo era presente lo stesso Netanyahu che ha dichiarato: “Non verrà istituito nessuno Stato palestinese”. insediamenti, il ministro palestinese Mu’ayyad Shaaban, (il capo della Commissione contro il muro e gli insediamenti) ha sottolineato in un comunicato che con la gara di appalto “le autorità israeliane sono di fatto passate dalla fase di pianificazione e approvazione a quella di attuazione di questo piano, che è uno dei più pericolosi progetti coloniali, formalmente congelato per tre decenni”.La Turchia si è schierata al fianco di Damasco nella battaglia contro le forze curde asserragliate in alcuni quartieri di Aleppo. Con un comunicato il ministero della Difesa turco ha dichiarato di essere pronto a intervenire “su richiesta del governo siriano”. I separatisti yemeniti hanno accusato l’Arabia Saudita di aver detenuto arbitrariamente una delegazione di alto livello che si era recata a Riad per colloqui a seguito degli scontri nel sud del Paese. “Piu’ di 50 funzionari del Consiglio di transizione meridionale sono stati arbitrariamente detenuti dai sauditi e condotti in una localita’ sconosciuta. Chiediamo il loro immediato rilascio e poniamo sull’Arabia Saudita la responsabilità della loro sicurezza”, ha dichiarato il Consiglio di transizione meridionale in una nota.
Giuseppe Basilico

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