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La paura fa novanta

Sono quattro anni che l’Europa potrebbe essere colpita, in qualunque sua capitale, dall’arsenale russo. La Russia è in guerra con l’Ucraina che la comunità europea difende e sostiene con aiuti ed armi e se la Russia non colpisce l’Europa per ritorsione, non è perché Taiani dichiara di non essere in guerra con nessuno. Quando si sostiene una parte, anche solo a parole, si è in guerra eccome. La Russia non attacca l’Europa, perché la Nato protegge i paesi europei. E la Nato è principalmente l’America, l’Inghilterra e la Francia, cioè le tre potenze nucleari che ne fanno parte. La Russia non è tanto pazza da rischiare un conflitto nucleare per il Donbass.

di Riccardo Bruno | 24 Marzo 2026
I droni russi abbattuti e precipitati in Polonia e Romania

Sono quattro anni che l’Europa potrebbe essere colpita, in qualunque sua capitale, dall’arsenale russo. La Russia è in guerra con l’Ucraina che la comunità europea difende e sostiene con aiuti ed armi e se la Russia non colpisce l’Europa per ritorsione, non è perché Taiani dichiara di non essere in guerra con nessuno. Quando si sostiene una parte, anche solo a parole, si è in guerra eccome. La Russia non attacca l’Europa, perché la Nato protegge i paesi europei. E la Nato è principalmente l’America, l’Inghilterra e la Francia, cioè le tre potenze nucleari che ne fanno parte. La Russia non è tanto pazza da rischiare un conflitto nucleare per il Donbass.

L’Europa che non è mai parsa particolarmente preoccupata di poter venir colpita dai russi, sembrerebbe invece improvvisamente temere i missili dell’Iran. Eppure l’Iran non dispone di testate nucleari e soprattutto nessun paese europeo appoggia l’avventura americana. In tutte le capitali del Vecchio continente fioriscono dichiarazioni sulla guerra illegale, non condivisa, quando proprio non la si condanna. Giusto l’Inghilterra, che aveva anche iniziato superbamente con il rifiutare le basi di Diego Garçia, sta tornando precipitosamente sui suoi passi e l’Inghilterra non è parte dell’Unione europea. Evidentemente si pensa che gli iraniani dispongano di quella follia che nell’Ottocento si attribuiva ai russi, altrimenti non si capirebbe perché mai l’Iran dovrebbe sparare sull’Europa.

L’Iran con i mezzi di cui dispone dopo quattro settimane di bombardamenti ininterrotti, dovesse colpire gli europei li colpirebbe dove li ha sempre colpiti, nelle loro basi in Libano, o in Kuwait, cioè dove dispone di una sua presenza armata. Gli stessi ordigni diretti a Cipro, isola geograficamente più vicino all’Asia che all’Europa, sono rivolti contro Israele, non contro l’Europa. Le basi inglesi di Cipro svolgono una funzione fondamentale per i rifornimenti militari allo Stato ebraico. Poi bisognerebbe capire esattamente la condizione dell’arsenale iraniano. A contrario di quello russo, la sua capacità produttiva dovrebbe essere stata interrotta. L’Iran è in grado di sparare ancora dei missili perché dispone di molteplici depositi sotterranei su una superficie di oltre un milione e seicentomila chilometri quadrati, tale che ne rende complessa la localizzazione. Per quanto numerosi possano ancora essere, questo arsenale resta contato. Lanciare, come è stato fatto, due missili a vanvera nell’oceano indiano, uno esploso da solo, l’altro, ovviamente, intercettato è una pura mossa di propaganda. La stampa italiana dovrebbe saperne qualcosa. Nel 1944, Stampa e Corriere della Sera, non sembravano impressionati dallo sbarco angloamericano in Normandia. Hitler aveva le armi segrete con cui capovolgere la situazione. Adesso l’Iran, che pure non ha la tecnologia all’avanguardia che aveva la Germania, può resistere. Eppure l’Iran riesce a colpire solo obiettivi secondari, o meramente dimostrativi. Gli ayatollah disponessero di una qualche forza strategica autentica, avrebbero affondato le portaerei americane del golfo, come disse Khamenei buonanima. Riescono ad incendiare le riserve di petrolio dell’Oman, colpire gli alberghi a Dubai.

L’Europa ha paura, non della minaccia iraniana, praticamente inconsistente, ma della possibilità che davvero Trump riesca a demolire un regime con cui si è convissuto tranquillamente ed affaristicamente, più di 40 anni. Cadesse l’Iran resterebbero gli accordi di Abramo da cui gli europei sono esclusi. Già c’è il rischio che domani dilegui la Russia dell’amico Putin. Saltasse anche l’Iran, ecco che verrebbero meno due punti di riferimento economici che hanno caratterizzato le relazioni internazionali della comunità europea di quasi mezzo secolo, quando c’è chi rimpiange persino Maduro. Misurarsi con un mondo nuovo, non è mai stata cosa per un vecchio continente.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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