Ci risiamo. Si sente con insistenza odor di elezioni e spuntano, dagli infiniti faldoni processuali che riguardano Silvio Berlusconi, voci di una prossima, probabile, condanna del Cav. a sei anni di galera. Il processo è quello che riguarda il caso Mills. Quando si dice la combinazione. Il prossimo 2 febbraio tutto avrebbe dovuto essere prescritto dato che il pm aveva a suo tempo collocato il presunto reato, corruzione in atti giudiziari, al 2 febbraio del 1998. Solo che all’avvicinarsi della scadenza lo stesso pm si è accorto di aver fatto un clamoroso errore. La data del “reato” non era quella precedentemente indicata. Il fatto era invece avvenuto il 29 febbraio del 2000. Quindi ci sono ancora due anni di tempo. Risultato: al Berlusca potrebbe arrivare una condanna in primo grado proprio nel bel mezzo della campagna elettorale. Cossiga ha subito parlato di una “bomba ad orologeria” ed ha messo in relazione il caso con quelli di Mastella e Prodi, per Catanzaro, e di D’Alema e Fassino, per la vicenda Unipol. Ovviamente non sappiamo come stiano le cose. Ci limitiamo a sottolineare alcune coincidenze. Certo è che la situazione, anche per il solo fatto dell’esistenza di queste coincidenze, non è delle più rosee. Se nel conto mettiamo anche il fatto che, a governo caduto, il pm napoletano ha chiesto al Tribunale del Riesame la revoca degli arresti domiciliari alla signora Mastella per, da notare la finezza, “sopravvenuta” mancanza delle esigenze cautelari, bisogna come minimo ammettere che il problema dei rapporti fra politica e magistratura ha bisogno di qualche messa a punto. E certo non può essere la magistratura a dettar legge alla politica. Per la ragione molto semplice che la politica, piaccia o non piaccia, è diretta espressione dei cittadini.
Raimondo Magnini

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