
Le offese lanciate contro Meloni da un conduttore televisivo putiniano, da una tv di Stato russa, sono inaccettabili.
Soprattutto sono da stigmatizzate senza riserve laddove si rivolgono con toni violenti di matrice sessista contro la dignità di una donna, trasformando la politica in un attacco personale e misogino.
Ma queste invettive per le quali la donna e la persona Meloni meritano solidarietà non possono venire in soccorso al governo Meloni e ai suoi accoliti, coprendo gli abomini politici che nella giornata di ieri sono stati compiuti.
In primo luogo, la norma incostituzionale sulle remigrazioni con cui il governo avrebbe voluto comprare con 630 euro la collaborazione degli avvocati alle sue politiche verso i migranti.
“Non ‘è un pasticcio”, assicura Meloni, con quelle sue frasi fatte insopportabili che, quando non sa cosa dire, si appellano al buon senso alzando la voce in modo stridulo.
In realtà niente di più falso! Il rimedio pensato, cioè di fare un secondo decreto correttivo d’urgenza, é una porcata politica e istituzionale che vuole mettere palesemente in difficoltà lo stesso presidente dell Repubblica.
Il governo per salvarsi potrà mettere la fiducia abusando ancora una volta di un suo potere.
Ma é proprio la volontà di forzare continuamente i limiti istituzionali e sfidare il dettato costituzionale che qualifica questa destra come illiberale e sempre più pericolosa per la democrazia.
É un tratto tipico dell’internazionale nera che unisce Trump, Netanyahu, lo sconfitto Orban e tutta la destra estrema mondiale a cui appartengono a pieno titolo Meloni e Fratelli d’Italia.
Se ne è avuta conferma anche ieri in Unione Europea dove l’Italia, insieme alla Germana, ha impedito l’adozione di risoluzioni di condanna verso Israele, promosse dal premier spagnolo Sánchez.
Mentre il governo israeliano continua la sua politica aggressiva e il genocidio dei Palestinesi, l’Italia meloniana non riesce neppure a condannare un criminale di guerra come Netanyahu e a bloccare le collaborazioni.
Infine, ci sono le dichiarazioni di Ignazio Benito La Russa che ci informa che il 25 Aprile oltre ai partigiani vuole celebrare anche i fascisti repubblichini di Salò, perché, a suo dire, ci sarebbe bisogno di una pacificazione.
In realtà, la pacificazione è già stata concessa a tutti i neofascisti e a tutti quelli come lui, ai missini e ai Fratelli d’Italia; prima attraverso l’amnistia e poi consentendo loro di fare politica liberamente, fino a giungere al governo del Paese e alle più alte cariche dello Stato.
Ma la condanna verso i repubblichini di Salò, alleati dei nazisti e servi delle SS, é completa e senza possibilità di appello.
Voglio quindi esprimere la mia gratitudine ai partigiani che lottarono armi in pugno per liberare il Paese, riscattandolo dall’infamia in cui lo aveva cacciato il fascismo, per aprire una fase nuova democratica e progressiva.
Le azioni di guerra di quei giovani patriotti sono un esempio di coraggio di cui dobbiamo andare orgogliosi.
I rastrellamenti e le torture dei partigiani e di tanti innocenti da parte dei fascisti repubblichini rappresentano una ferita indelebile nella coscienza nazionale, un abisso di crudeltà che la storia non può né dimenticare né perdonare.
Tali atrocità, compiute in nome di un’ideologia fondata sull’odio e sull’oppressione, restano marchiate da una riprovazione perenne che ci impone di custodire la memoria come baluardo insuperabile contro ogni ritorno del male e della barbarie.
La seconda carica dello Stato come é La Russa, che tiene in casa il busto di Mussolini, non può permettersi di misconoscere queste verità.
Altrimenti rappresenta un’ anomalia che gli italiani con gli strumenti democratici devono rimuovere quanto prima dalle principali cariche istituzionali.
É questo l’impegno solenne che dobbiamo assumere per celebrare degnamente il 25 Aprile.
Enrico Rossi

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