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La nostra Firenze e le finestre rotte

Prendete un palazzo con poche finestre rotte. Se le finestre non vengono riparate, i vandali tenderanno a rompere anche le altre . Alla fine, potrebbero anche entrare nel palazzo e, se libero, occuparlo oppure dargli fuoco.

di Carla Ceretelli | 12 Novembre 2018

Chi  è diversamente giovane ricorda la città degli anni 60, il salotto buono, come veniva chiamato. La nostalgia è forte e attanaglia, ma dobbiamo prendere atto che la realtà cambia. Il cambiamento è nell’ordine delle cose e non sempre è positivo.

Ma quando è iniziata la degenerazione. E il degrado. Istintivamente mi frulla in testa una data. Il ’68. Quello che doveva essere un segnale di emancipazione in tutti i sensi,  un anelito di libertà,  è sfociato sotto molti aspetti, troppi, in una diseducazione civica preoccupante.

Dal 18  garantito  a tutti, quando non il 30 libero,  in esami farsa dove uno parlava e gli altri tacevano intorno  un tavolo.  Ho assistito di persona  a  un esame  di gruppo di sociologia. Mentre stavo aspettando di dare il mio, solitario,  con l’ordinamento ante 68, dopo una sospensione degli studi per lavoro. A occhi spalancati ai quali non volevo credere.

Negli anni successivi le aziende evitarono di  assumere tecnici, ingegneri e architetti laureati in quell’epoca, negli anni 70. E da allora è stato un precipitare dell’istruzione, dopo una serie di riforme senza senso, che hanno portato all’analfabetismo di ritorno e spesso funzionale dei giorni nostri. Un cuneo di libertà falsa che ambiva a sfociare in una sorta di anarchia.    Si è inserito  alternativamente,  con forza o  insinuazioni lente e sguscianti fino a ingenerare  un degrado  inusitato deleterio e preoccupante, a vari livelli.

Come non pensare alla teoria delle finestre rotte.

Il sindaco di NYC negli anni 90 la adottò e ne fece un fiore all’occhiello della sua campagna elettorale  e  poi  la mise  in pratica durante il suo mandato. La teoria usata da Giuliani in realtà era stata  elaborata a metà degli anni Settanta in New Jersey da un governatore del Partito democratico. “Safe and Clean Neighborhoods Program”  consisteva nel  dare risorse  alle città, da noi i comuni,   per far uscire i poliziotti dalle macchine e sparpagliarli  per strada. La  famosa, da allora,   “zero tolerance”. Dopo qualche  anno uscì un articolo,   “Broken Windows”.  “Prendete un palazzo con poche finestre rotte. Se le finestre non vengono riparate, i vandali tenderanno a rompere anche le altre . Alla fine, potrebbero anche entrare nel palazzo e, se libero,  occuparlo oppure dargli fuoco. Considerate anche un marciapiede dove si accumulano i rifiuti. In poco tempo la spazzatura aumenta. La gente comincia anche a lasciarci i sacchetti con i resti del cibo acquistato nei bar”.

Risolvere  allo stato embrionale, il suggerimento ovvio degli autori. Ripararle   entro pochi giorni dalla  rottura e pulire  i marciapiedi regolarmente. Questo,  secondo i due studiosi  Wilson e  Kelling, di per sé non avrebbe fatto diminuire il numero dei reati più gravi, ma certamente avrebbe aiutato a ridurne la percezione tra i cittadini. Ma certamente non una semplice operazione di facciata perchè  la vitalità  e il civismo, o educazione civica, dipendono  in gran parte  dal senso di sicurezza percepito dalla gente.

Individuare dunque  le zone dove si commettevano con più frequenza i reati e  modulare la conseguente   risposta preventiva o repressiva, delegando   quasi integralmente la gestione dell’ordine pubblico alle piccole stazioni di quartiere. I nostri commissariati in accordo, e non in scontro  o competizione,  con la polizia municipale.   Da noi, che viviamo in una cittadina graziosa e sì carina, piccola e preziosa non dovrebbe essere così arduo. A cominciare da una reale esistenza in vita dei vigli  di quartiere o polizia di prossimità, per altro già esistente ma inattiva.

Giuliani aveva abolito  anche  “l’assistenza pubblica a mezzo milione di persone che, grazie ai sussidi, si poteva permettere di non lavorare e si dedicava a piccoli o grandi atti di vandalismo. I poliziotti di Giuliani non davano tregua ai ragazzi sfaccendati dei quartieri più pericolosi, fino ai limiti del mobbing, costringendoli infine a cercare e trovare lavoro”.

No comment su quanto sta accadendo, da noi,  a livello governativo…

Per semplificare,  il degrado  ha portato, purtroppo,  anche a una diminuzione della fiducia nelle forze dell’ordine per i noti episodi efferati e nefasti  che ci hanno accompagnato negli ultimi tempi. In particolare  verso la Benemerita  che  va  un po’ sfiorendo e appassendo lasciando un senso di inquietudine e pericolo. Anche questa è una percezione, ma esiste. Nonostante l’affetto e il rispetto verso i tanti carabinieri che fanno il loro dovere.

Ecco, oggi riemerge l’utilità della teoria, anche se di finestre rotte ce ne sono talmente tante da scoraggiare. Ma,  pur non potendo  riparare  le prime, quelle  del degrado allo stato embrionale,  perchè indietro non si torna,  con pazienza  competenza e tante forze  volenterose in  campo e amore per la città,  ce la faremo.

 

Carla Ceretelli

Pubblicato in : Punto e a capoTag: anarchia, anni, anni 60, anni 70, anni 90, anni settanta, autori, firenze, lavoro, macchine, ordine pubblico, partito democratico, percezione, persone, polizia, rifiuti, riforme, sussidi

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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