
Una cena se deve essere socialista deve saper ripercorrere gli ultimi venti anni di storia, cultura e dibattito politico che ha attraversato la nostra italietta, cercando di non perdere di vista gli elementi fondamentali della storia socialista che , purtroppo, sopravvivono in quasi tutti gli schieramenti politici attuali e nei minuscoli partiti che si definiscono, giustamente dal loro punto di vista, socialisti. Non è vero che tutto è perduto, soprattutto l’onore, come dice simpaticamente Carlo Trambusti intervenendo nel dibattito culinario. La nostra storia è fatta di correnti, di scissioni, di seggiolate, di congressi, di conte, di mozioni, di confraternite, di passione e di ideali che non hanno precedenti nella storia del nostro paese ( basti pensare all’irrequietezza dell’insoddisfazione… che ha forgiato una classe dirigente, come ben ricordi in alcuni tuoi articoli che appaiono sull’Avanti!).
La soluzione al Problema (che conosci bene) non è semplice: trovare una sintesi ideale in un momento di assenza di leadership, di crisi economica che viene letta solo attraverso una chiave di lettura tremontiana, di crisi del modello sociale che abbiamo condiviso per decenni e che è cambiato all’improvviso è un’impresa che porterà via ancora parecchio tempo
La cena se deve essere socialista, deve diventare una piccola celebrazione, un inno alla laicità con la quale oggi tutti i socialisti si devono confrontare, di fronte alla “gigantesca” e sproporzionata offensiva della santa madre chiesa Cattolica. Varrebbe la pena di ricordare l’impegno laico del nostro lontano e recente passato di socialisti, ma anche l’impegno dei militanti cattolici ( valdesi, ebrei…) del nostro movimento che hanno sempre tenuto separate la loro fede religiosa dall’integralismo e dall’invadenza dei vari Ruini. Il dibattito è aperto…
La cena se deve essere socialista, deve ricordare lo spirito libertario che anima il socialista, perché è triste vedere ingabbiati tanti cervelli, come dice De Nicola di Padova, “nella sudditanza rispetto ad altri progetti e politiche, ed è per questo che il tentativo di fermarci a ripensare gli ultimi capitoli di quella che sembra più farsa che tragedia è assolutamente positivo”. Il socialismo dei fratelli Rosselli non va dimenticato, “Socialismo liberale” è introvabile in libreria, l’esperienza rosselliana viene citata da Veltroni (insieme a Don Milani, Berlinguer,!!!!) e non da noi…
La cena se deve essere socialista, deve essere internazionalista. Lo dico un po’ per provocazione, ma soprattutto per far uscire dal provincialismo e dal localismo lo sterile dibattito in corso. Pensiamo, ogni tanto, agli scenari economici drammatici nei quali viviamo, pensiamo al problema ambientale (ed i compagni di Venezia non dovrebbero lasciare ai soliti verdi l’iniziativa di essere garanti della salute dei cittadini, dimenticando la tradizionale vocazione ambientalista che ha caratterizzato da sempre il movimentosocialista.). Pensiamo ai conflitti in corso ed alle contraddizioni del sistema , scusate il termine, capitalistico. Non dimentichiamo la tradizione ideale che ci lega ai governi di mezza europa e, ma questa è la mia opinione, cerchiamo di evitare una internazionale democratica con Rutelli e Prodi.
Non credo di averti detto cose di “sinistra” (?) e non voglio entrare nel merito del modesto dibattito politico in corso ma mi auguro che dalla Nostra Cena Socialista possano nascere una serie di riflessioni e, perché no, autocritiche costruttive mantenendo il rispetto per ogni compagno, sia sotto il profilo politico e, naturalmente, quello personale.
Come si diceva una volta, fraterni saluti. Aulo
Per leggere l’articolo di Laroni clicca qui

—– Original Message —–
From: “Nicola Terracciano”
To: Psi.Venezia@libero.it
Cari amici,
grazie per la comunicazione e l’invito.
Voi sapete che da sempre, chiaramente e formalmente, noi siamo stati, siamo e saremo uomini liberi di sinistra libera, contrapposti dal punto di vista ideale e storico alla destra e a ‘questa’ destra, in particolare, ma democraticamente, senza
demonizzazioni, e distinti da ‘questo’ centro-sinistra, per la costruzione lenta e dal basso, a partire dai Comuni, di ‘altro’ centro-sinistra, su basi liberaldemocratiche e liberalsocialiste (la parola’socialismo’ è insufficiente ed equivoca, non solo per le realizzazioni storiche, ma per la qualificazione di stati ‘socialisti’ come Cina, Corea del Nord, Cuba e Vietnam). Riferisco del vostro invito all’amico Luca Bagatin di Pordenone.
Cordiali saluti
Nicola Terracciano.
Replica all’editoriale apparso sul sito internet http://www.socialisti.net
INSIEME PER COSTRUIRE
di Giampaolo Mercanzin
Sono convinto che lo stimolo all’articolo di L. Guglielminetti apparso su http://www.socialisti.net sia provenuto dal “Riformista”, però mi sembra che ironizzare su una proposta d’incontro tra socialisti, al di fuori dei canoni burocratici, non riesca a far ridere neanche i polli.
Quando Giulio Laroni chiede di incontrarsi alle centinaia di migliaia di anime socialiste, non fa che ricordarmi un bellissimo articolo di fondo, del compagno BETTINO CRAXI, apparso su un Avanti! domenicale del 1978 (o 79?), ma è come se fosse adesso! Bettino, nella sua chiarezza diceva: In Italia tutti si dicono socialisti… a loro modo. Ecco, con un incontro semiconviviale vorremmo cercare di capire il modo di essere socialisti di tutti gli altri.
Ma è storia vecchia, che i socialisti (derivati prudhoniani) si portano dietro dalla nascita, come tutte le loro scissioni ed odii come i fratelli del biblico Giuseppe. Salvo poi fare autocritica (come il Terracini e la Ravera, o cambiare nome, senza autocritica come i nostri democratici di sinistra, o,… o,…o: tanti “o” quante sono le scuse che si possono inventare.
Ma il socialismo, per noi eterni sognatori, resta quello enunciato dall’art 1 del mai dimenticato Partito Socialista Italiano, che ha una lirica che dovrebbe essere insegnata al giovani almeno come il catechismo nelle scuole cattoliche. Ricordo solo una riga: … è inseparabile dalla democrazia e dalla libertà…e come esso non può che essere realizzato nella libertà e con la democrazia così la democrazia non può essere attuata con il socialismo. O socialismo, o barbarie! Come oggi, mi pare. Siccome non è cambiato niente neanche tra coloro che, sono sicuro, sono socialisti (autolesionisti), il tentare di incollare tutte le scheggette provocate dalla rottura del piatto (dove si mangiava), prima che qualche scopa le ramazzi, non mi pare un’idea da prendere in giro. È innocua, in quanto ciascuno può mantenere le proprie convinzioni, ma è anche opportuna perché può significare comunque una volontà di base di non voler cedere le armi. Quindi nessuna ironia.
Io sono un vecchio nenniano ed essendo molto adulto, sono sempre rimasto nel Partito anche quando avevo ragione; Giulio è uno studioso lombardiano: vedo che andiamo molto d’accordo. Non può essere questo un sintomo per tutti i socialisti di buona volontà?
Certo, aveva ragione Turati; aveva ragione Saragat; aveva ragione Nenni; aveva ed ha ancora ragione Craxi (Bettino!), ma allora perché abbiamo noi un tale complesso di inferiorità da chiederci sempre con chi stiamo?.
Ecco allora vedete una cenetta tra pochi intimi (spero saremo centinaia di migliaia) può chiarire molte cose anche a coloro che del socialismo ne fanno un affare, per lo meno di “careghe”.
Dice bene Gianni Munari citando Joseph Kizerbo “dobbiamo riunirci per accendere il fuoco…”.
Venite alla cena. Pensiamo di farla il 18 dicembre a Padova. Siccome ho alcuni amici fra di voi probabilmente ci comprenderemo. W.W.W. viva il Socialismo e lunga vita a chi spera ancora di realizzarlo.
Se non venite voi, come facciamo a portare sulle nostre posizioni (di Socialisti intendo) quelli che tutti i giorni ci chiedono di andare con loro?
Giampaolo Mercanzin
ADESIONE
Scrive Joseph Kizerbo,
uno dei grandi storici africani contemporanei,
del Burkina Faso:
Cosa servirebbe all’Africa oggi, per risollevarsi?
Le priorità per l’Africa oggi sono tre:
anzitutto l’Unità africana,
poi l’educazione,
e infine la democrazia.
Ma è l’unità africana la vera priorità,
senza la quale non ci sarà mai democrazia,
perché senza un mercato interno africano
non ci può essere il valore aggiunto
che viene dalla lavorazione delle merci;
e così non ci può essere la classe media
che è alla base della democrazia.
Ora abbiamo solo pochi ricchi
che si arricchiscono sempre più,
mentre le masse sono sempre più povere;
in questo modo rimarremo sempre
solo produttori di materie prime per gli altri;
non “soggetti della nostra storia”,
ma “oggetti della storia degli altri”.
Un proverbio burkinabé dice che
“I legni bruciano solo quando stanno vicini”.
Noi ora siamo divisi,
e nessun paese da solo può farcela ad uscire dalla crisi.
Dobbiamo riunirci per accendere il fuoco,
solo allora potremo donare un colore nuovo all’arcobaleno della storia umana, il colore dell’Africa.
Solo uniti potremo avere una personalità ed è in questo che abbiamo bisogno non tanto di aiuti economici, ma di ricostruire il tessuto delle relazioni.
Sono contento di aver innescato una discussione sull’iniziativa di Laroni, promotore della cena socialista. Va da se che lamia era una provocazione a fin di bene. Litigare va benissimo, ma non per conto terzi. Non per difendere schieramenti nei quali socialisti e laici, in qualsiasi schieramento, contano meno del due di picche. Si scornino quelli che hanno da difendere o sperano di acquisire posizioni. Laici e socialisti possono discutere pacatamente e senza pregiudizi, visto che i destini della Patria non dipendono da loro (per ora, speriamo!).
Auguri per la cena!