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La nebbia lontana dopo le elezioni russe

Le elezioni per la Duma non potevano tenersi in un momento migliore per Putin, dopo il dribbling del voto recente americano e delle decisioni fondamentali tedesche, prese ancora prima del loro voto. E soprattutto a poche settimane dal disastro afghano Usa.

di Giuseppe Mele | 11 Ottobre 2021

L’Assassino ha incontrato il suo Accusatore e l’ha convinto a firmare un piano congiunto contro i soliti hacker. Soprattutto ha ottenuto il consenso americano al Nord Stream II, capitanato da un vecchio collega di spionaggio del neozar russo. Poi la Merkel all’abbandono del suo ruolo storico di leader europea e tedesca, ha salutato il partner russo, con il lascito, direttamente sul suolo teutonico, di un gasdotto potenziato, che raddoppierà le vendite energetiche russe nell’Europa più ricca. L’UE nel ’90 importava da Mosca il 55% dell’energia necessaria; era scesa al 27% nel 2010, risalita al 30% proprio dopo le sanzioni ed oggi tornata ai valori quasi massimi del 41%. Dopo l’abbandono del nucleare tedesco, si impennerà ulteriormente. I prossimi passi del Macron francese, destinato ad una veloce scomparsa dalla politica transalpina, lo condurranno in braccio a Mosca, ora che l’ira parigina per gli accordi militari tutti anglosassoni del Pacifico è al massimo.

Le elezioni per la Duma non potevano tenersi in un momento migliore per Putin, dopo il dribbling del voto recente americano e delle decisioni fondamentali tedesche, prese ancora prima del loro voto. E soprattutto a poche settimane dal disastro afghano Usa, terribile per sostanza ed ancora più per forma.  Così lo zar, dopo essersi garantito il Cremlino teoricamente fino al 2036, ha presentato il suo partito, o meglio di Medvedev, al voto popolare. Per un annetto, l’Europa ha evocato il de profundis per Edinnaia Rossia e Limes di Caracciolo si è spinta a vaticinare un futuro a pezzi per il gigante orientale. Quasi un decennio di sanzioni diplomatiche ed economiche contro il paese, ma anche contro 155 persone (grandi politici, militari, consiglieri municipali, giornalisti, burocrati, imprenditori, qualche starletta portavoce e pure lo scomparso Kobzon, il Sinatra russo), l’esclusione dal G8, contestate elezioni bielorusse con strascico di repressioni anche aeree e la colpa storica (assieme ai soliti tedeschi) dell’ultimo conflitto mondiale hanno costituito la base per l’indignazione massima per le persecuzioni subite dall’oppositore Navalny, erede del caso Khodorkovsky, (contestato tentativo di omicidio, cura tedesca, nuova condanna e nuovo imprigionamento in Russia, ulteriori  proteste  e repressioni).Una sorta di drole de guerre froide senza sbocco.

Il tempo della condanna morale è stato però scelto male, troppo in anticipo. Passate le forche caudine americane e tedesche, tra le inutili proteste polaccobaltiche, mentre cresceva il pericolo cinese, le elezioni russe del 17-19 settembre con l’ineguagliabile cinismo russo, hanno visto Navalny in galera, il suo partito, Russia del futuro, considerato terrorista ed i social occidentali obbedienti nel bloccare siti, chatbot, messaggi dell’Umnoe golosovanie, lo Smart voting, che avrebbe dovuto coalizzare tutti i nemici del partito putiniano di maggioranza alla Duma. Il voto elettronico, attivato a Mosca per due milioni di elettori ed in varie altre regioni, doveva facilitare questa strategia ma invece ha finito per risultare d’aiuto al Cremlino.

Pur nel calo della partecipazione di un elettorato, al 51%, che guarda alla politica con scetticismo, nell’ineluttabile e rassicurante stabilità, Edinnaia Rossia è passata dal 54,2% del 2016 al 49,79%, mantenendo la maggioranza parlamentare con un risultato simile al 2015. Fra i 450 deputati, può contare su 320 seggi (con una perdita di venti unità), cui si aggiungono i 23 liberaldemocratici del populista Girinovsky, sceso al 7,48%, i 18 di Russia giusta (7,41%) di Mironov, la coalizione cresciuta attorno a Rodina (madre patria) ed i 15 di Gente nuova (5,36%), formazione ecologista civetta del profumiere Naciaev, rivolta ai giovani. Gli sforzi liberali hanno aiutato i 60 deputati comunisti di Ziuganov, cresciuto al 18% (ma non del 25% come si era ipotizzato immediatamente dopo il voto). Un seggio cadauno tocca allo storico partito liberale Iabloko (Mela) all’1,3%, a Piattaforma Civica ed al partito della Crescita di Titov e Schnurov. Anche la proibita formazione navalnyana della Russia del futuro avrà il suo strapuntino, un eletto nelle liste uninominali. Gli strali americani, europei, delle Ong e dell’opposizione comunista si sono ora concentrati sulla decina di migliaia di denunce di broglio, di pressioni e violenze e sul lento meccanismo di comunicazione centralizzata del voto che, con la scusa del voto elettronico, ha smentito i trend del primo giorno di voto.

Tutti i lai per il Donetsk in guerra muoiono davanti alle partite di Champions dello Shakhtar (Shakhtyor, minatore) Donetsk il cui portiere Piatov ha fermato l’Inter, anche se l’Uefa ha sostituito la sponsorship del colosso Gazprom con più ordinario Justeat. Fondata in epoca stalinista, con il nome Stachanovec, in onore del minatore ucraino Stachanov, la squadra del Donbass dal 2002 ha vinto numerosi campionati, coppe europee ed è campione in carica, giocando da anni lontano dalla sua regione e dal bel stadio, nuovo e tirato a lucido, della Donbass Arena. Ha dovuto spostare i campi di allenamento prima all’altro capo del paese, a Leopoli a 1000 km, poi a 300 km nello stadio del Metalist di Kharkiv (tra l’altro fallito) ed ora a Kiev. I brasiliani, di cui è farcita la squadra non risentono troppo dei cambi di geolocalizzazione, come neanche gli allenatori italiani che la guidano, ora De Zerbi, Nevio Scala al tempo del primo titolo nazionale. Il finanziatore, il miliardario Achmetov, dal nome tipicamente tartaro, rilanciò lo Shakhtar dall’amico Bragin, criminale poi saltato in aria. Paradossalmente l’imprenditore zar del Donbass, la cui azienda Sistema agglomerato di business è gemella della Sistema russa, è paradossalmente l’ex sostenitore del governo filorusso e padrone dell’esercito ribelle ed insieme l’unionista vicino a Kiev che vince i campionati. Il presidente ucraino Zelenskyi ondivagamente tiene alla sua amicizia per poi definirlo manipolatore, in Tv.

L’ingigantita figura dello Smart Navalny e delle rivolte di piazza non hanno quindi lasciato traccia sulla Demotura russa, anche se i commentatori più evoluti si affrettano a ricordare che il sistema invecchia con l’età del suo presidente (che nel 2036 sarà 84enne). Certo a strascico di queste elezioni ci saranno ulteriori sanzioni contro personaggi politici e non, del Donbass e della Crimea. Nessuno toccherà però il mufti Kadyrov, padrone della Cecenia, che per il partito di Putin ha preso il 98,5% dei voti. Magari verrà sanzionato anche Urgant, la stella televisiva ideatrice del Ciao2020, la satira omaggio all’Italia di Capodanno che ha fruttato al comico ebreo-russo-estone la nostra onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia. E magari verrà perseguitata la rock star Shnurov, l’ex frontman dei Leningrad che con Urgant fa sfide di rap versus Battle da due milioni di visualizzazioni YouTube, basati su volgarità e barzellette su Navalny, che in una canzone della nota solista Alice Vox Deve studiare! Shnurov, in queste elezioni correva per Russia della Crescita, altra formazione filoputiniana, malgrado che negli anni non le avesse mandate a dire. Definì Putin, compagno Chekist le cui abitudini sinistre renderebbero gelosi i Medici(la morte è ovunque sotto forma di veleno). Una sua famosa canzone demolisce i gusti popolari russi, definiti letteralmente merda; nel2007 descrive la politica come un carnevale tutto teatrale, dove il pubblico russo su YouTube si entusiasma per Navalny e la Tv statale, mentre le elezioni –vibory– sono una corsa di pederasti –pidory; per le quali è meglio non andare a votare.

Lo Shnurov che chiese a Putin degli hacker russi che aiutarono Trump ad essere eletto e che descrive i canali statali come festival di propaganda inguardabili, visti però dal 62% dei russi è già l’attuale, alla quarta moglie, in giacca e cravatta, ora sempre con grande successo attore, blogger, giornalista, critico, produttore Tv ma solo sul web (per la stazione RTVI, già di proprietà dell’esiliato Gusinsky, ora nelle mani di un emigreè russo di California), neopolitico, membro della commissione della cultura di un parlamento che ha legiferato contro slang e parolacce nella musica, in pratica contro tutte le sue canzoni. C’era anche lui a videodocumentare le proteste popolari di Khabarovsk e della Bashkiria a sostegno degli ambientalisti. Ha dato voce al giornalista Golunov, arrestato con prove inventate, dopo il reportage sulla corruzione della polizia e delle agenzie funerarie; ma anche all’icona del giornalismo social, Kandelaki, sorta di giovane D’Urso russa. I sostenitori di Navalny accusano Schnur di essere una spia del Cremlino (socialfascista?) ed un cinico che disprezza il proprio pubblico; dopo la definizione dell’oppositore anticorruzione Aleksei, come altra faccia della medaglia del sistema. Putin e Navalny sembrano capisetta che non tollerano dissenso, pretendono fede ed appaiono scollegati dalle questioni concrete. Da anni Shnurov non teme di definirsi, un cinico. La diagnosi, sicuramente è che non abbiamo abbastanza cinismo sobrio. I russi ne plaudono l’incoerenza e per maschilismo la sconfitta della Vox, ex partner del cantante, che gli aveva chiesto 20 milioni di rubli di royaltes. Resta nei loro cuori come il mugik popolare da $14 milioni, che ce l’ha fatta con i suoi testi sboccati e crudi che per quasi due decenni ha entusiasmato folle pericolose agli stadi come i magnati del Cremlino nei piccoli concerti privati, con ricambio di coralist, la Kogan, la Vox e la Chanturiya, epica voce di Kolshik (Tatuatore).

Schnur è molto legato a San Pietroburgo, (la Piter pit che è sempre ubriaca), dove, figlio e nipote di ufficiali e ingegneri della segreta difesa sovietica, era un disincantato nostalgico della Leningrado già alla fine degli ’80. Seguì con favore l’ascesa dei petersburgzi di Putin al Cremlino ed ora che San Pietroburgo ha perso vigore, secondo gli osservatori, prova alcuni nuovi trucchi moscoviti. Come il Vysotsky degli anni ’70,  ostracizzato dai media ufficiali, con masse di pubblico al seguito, non amava i dissidenti, così Schnur non considera l’opposizione liberale, genuina e popolare. Allora, come ricorda lo storico Graziosi, nell’unica vera storia dell’Urss in circolazione, le tantissime sollevazioni operaie e popolari mai intaccarono il potere comunista. Tutt’oggi il vaso di Mosca, dal lato delle rivolte di piazza, ha un fondo infinito. Durante la quarantena, chiuso in casa,Schnur, dalla voce ruvida e roca da fumatore e bevitore come Vysotsky ha continuato a interpretare lesperanze e le frustrazioni dei russi, questo mix di illusioni romantiche e di qualunquistici opportunismi, di cui il talentuoso artista è emblema. Il suo messaggio è chiarissimo e sibillino. Il sistema deve cambiare. Putin è solo una nebbia. Se qualcosa non cambia, verrà cambiato. Per sapere quando e come bisogna aspettare solo che la nebbia si diradi. Forse tra un decennio.

Giuseppe Mele

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, azienda, canzone, commissione, concerti, consenso, elezioni, figlio, futuro, giovani, governo, Liberali, medici, merkel, parlamento, personaggi, persone, polizia, populista, putin, satira, sostegno, usa

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Enrico Martelloni

    12 Ottobre 2021 alle 08:56

    Putin e la Russia sono criminali e le elezioni una farsa che continua da ventidue anni. Stragi, assassini, guerre, occupazione del sulo di nazioni libere e democratiche, corruzione. Un danno alla democrazia e al l’umanità che l’Italia e l’Europa copre con fare ambiguo.

    Rispondi

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