
Sono Partiti gli sconti dell’Eni su benzina e diesel, e anche Ip si è detta pronta a calmierare i prezzi alla pompa. Il colosso italiano dell’energia ha fissato un limite al costo dei carburanti commercializzati da Enilive: 2,19 euro al litro per il gasolio e 1,99 euro al litro per la verde (circa 17 centesimi in meno rispetto ai livelli medi attuali).
Secondo i calcoli dell’Adusbef il tetto massimo ai prezzi fissato da Eni determinerà un risparmio medio da 9,35 euro su un pieno di gasolio, 8,45 euro su un pieno di benzina. Sulla rete ordinaria l’iniziativa di Eni porterà un litro di benzina a costare 16,9 centesimi di euro in meno rispetto ai listini odierni, pari a una minore spesa da 8,45 euro a pieno. Per il gasolio il prezzo fisso di Eni consentirà un risparmio da 18,7 centesimi di euro al litro, pari a una minore spesa da 9,35 euro a pieno.
Il price cap di Eni sarà applicato per una durata iniziale di un mese e con la possibilità di estensione sino a fine anno. La società ha evidenziato: “Un nuovo contributo di solidarietà al Paese, ai consumatori e alla propria clientela”.
Palazzo Chigi ha ringraziato l’Eni “per l’importante iniziativa” affermando che si tratta di “un lodevole atto di attenzione all’Italia, che va nella auspicata direzione di calmierare il caro carburante che, a causa del difficile contesto internazionale, sta colpendo le famiglie italiane”. Un’azione ben più significativa rispetto all’elemosina elargita dal governo Meloni per il gasolio con i soldi di tutti gli italiani.
Dopo Eni è partito l’effetto traino. Socar, azienda energetica dell’Azerbaijan che lo scorso maggio ha finalizzato l’acquisizione di Italiana Petroli da Api Holding, ha annunciato: “Abbiamo deciso di rafforzare il nostro impegno nei confronti dell’Italia con l’obiettivo di fissare un limite ai prezzi di vendita di benzina e gasolio lungo la rete distribuzione carburanti”.
Si comincerà dai rifornimenti IP per estendere successivamente gli sconti anche alle stazioni Esso.
Giorgia Meloni, quasi incredula per questa manna arrivata inaspettatamente, ha commentato: “Dopo Eni, anche IP ha scelto di limitare il prezzo dei carburanti su tutto il territorio nazionale. E’ un segnale importante di attenzione alle famiglie italiane che conferma che è possibile contribuire concretamente a contenere il caro carburanti. Desidero ringraziare per questo il Presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, per il segnale di attenzione che rafforza la nostra cooperazione, e il presidente di Socar, Rovshan Najaf”. La premier ha assicurato: “Il Governo continuerà a lavorare per sostenere le famiglie e proteggere il loro potere d’acquisto, soprattutto in questa fase internazionale così complessa”.
Il vicepremier, ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, ha affermato: “Vince la linea di Forza Italia: nessuna tassa sugli extra profitti, ma il coinvolgimento delle compagnie petrolifere che possono dare un contributo sostanzioso per aiutare le famiglie e le imprese a liberarsi dal fardello del caro benzina e del caro gasolio. Abbiamo fatto delle proposte e mi pare che dopo aver dialogato con le imprese questo risultato sia stato ottenuto: intervento dell’Eni, intervento dell’IP, adesso mi auguro che anche tutte le altre società che si occupano di petrolio possano seguire l’esempio”.
Per affrontare strutturalmente l’emergenza energetica e la corsa dei prezzi, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin e il ministro delle Imprese Adolfo Urso hanno ufficialmente convocato per giovedì 8 ottobre le società operanti nel settore della raffinazione e della produzione di beni e prodotti derivati. L’incontro servirà a valutare come le raffinerie nazionali possano aumentare la produzione dei principali prodotti per mitigare gli effetti dell’attuale scenario internazionale sull’approvvigionamento del Paese.
Urso in un’intervista a ‘Qn’ ha spiegato: “Se l’intervento di Eni e Ip avrà significativi riscontri nel calmierare i prezzi dei carburanti, faremo solo interventi mirati, come sull’autotrasporto”. Urso ha assicurato: “Il governo è pronto a fronteggiare altre emergenze, nel caso ad esempio che gli Stati Uniti decidano di bloccare l’export di gasolio anche verso l’UE”.
Tuttavia la mossa dell’Eni non è fatta tutta di rose e fiori. Il price cap sul prezzo dei carburanti deciso da Eni dà una boccata d’ossigeno ai consumatori, ma spiazza il mercato della distribuzione e rischia di mettere in difficoltà anche i gestori.
L’allarme, alla vigilia dell’introduzione del limite massimo ai prezzi (da oggi, per 30 giorni prorogabile fino a fine anno), arriva da chi opera nel settore, che mette in guardia sui rischi della mossa del colosso petrolifero di cui lo Stato è il principale azionista. E mentre scatta il dimezzamento delle accise e ripartono i rincari, cresce anche il pressing perché altre compagnie adottino un tetto ai prezzi. Cosa che le altre compagnie si stanno preparando a fare per non perdere importanti fette di mercato.
Ad avvertire sulle possibili ripercussioni della decisione di Eni è la Figisc, federazione dei gestori di impianti di benzina aderente a Confcommercio, che formula qualche “riflessione a caldo”. L’associazione dei benzinai fa notare: “Innanzitutto, mentre si va esaurendo la stagione dei tagli alle accise (senza proroghe finirà il 5 ottobre), è il colosso energetico pubblico a togliere le castagne dal fuoco al posto dello Stato. Inoltre l’operazione dell’Eni, se da un lato può dare parziale sollievo ai consumatori, tuttavia ha l’effetto di sconvolgere il mercato della distribuzione: un sistema che è pur sempre un sistema economico che deve reggere. La tesi formulata da alcuni è che si tratti di un’operazione attuata in forza di una posizione dominante, di dumping e concorrenza sleale. Ma si temono ripercussioni anche per i gestori. Non solo quelli non Eni, che si troveranno, senza rete di protezione della loro compagnia, fuori mercato”.
Ma anche per quelli dell’Eni viene spontanea la domanda: “Che faranno quando sarà difficile far fronte ai rifornimenti?”.
Riflessioni che prendono le mosse dal caso della Francia, dove il colosso francese Total Energies in primavera ha deciso un tetto ai prezzi poi prorogato più volte. La mossa, però, oltre a mandare su tutte le furie i gestori indipendenti, che a luglio hanno presentato un esposto all’Antitrust francese sostenendo che l’iniziativa altera la concorrenza, ha avuto ripercussioni anche sulle giacenze, con distributori presi d’assalto e carburante che scarseggia.
Una preoccupazione che si fa strada mentre in Italia cresce il pressing perché anche le altre compagnie seguano l’esempio dell’Eni. Lo chiedono i consumatori dell’Adoc, che sollecitano anche “una vera riforma del mercato energetico italiano”. Lo chiedono anche le forze di maggioranza, con Forza Italia e Lega concordi nel dire che questa mossa mette fuori gioco l’idea di una tassazione sugli extraprofitti delle aziende energetiche. Le singole compagnie, contattate sull’ipotesi, per il momento non rispondono.
Tuttavia, sarà interessante vedere come risponderà il mercato internazionale del petrolio rispetto alla mossa del “cane italico”. Sappiamo già che l’analoga esperienza fatta in Francia è fallita. Infatti, i francesi, dopo aver assaporato brevemente un pò di dolce, si sono ritrovati con l’amaro in bocca.
Salvatore Rondello

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