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La maschera di fango

Appena saputo che l’esercito russo si era impossessato nella sua avanzata del 2022 di un cannone Oto Melara, dismesso da quello italiano nei primi anni sessanta del secolo scorso, la voce repubblicana ha chiesto sommessamente al governo quali fossero i poderosi armamenti che l’Italia forniva all’Ucraina, tali da poter preoccupare di compromettere le trattative diplomatiche per la fine della guerra. Solo quest’anno siamo invece venuti a conoscenza del costo medio che i cittadini italiani hanno pagato in questi quasi cinque anni di terribile guerra, la prima tornata ad investire l’Europa dopo il 1945.

di Riccardo Bruno | 26 Agosto 2026

Appena saputo che l’esercito russo si era impossessato nella sua avanzata del 2022 di un cannone Oto Melara, dismesso da quello italiano nei primi anni sessanta del secolo scorso, la voce repubblicana ha chiesto sommessamente al governo quali fossero i poderosi armamenti che l’Italia forniva all’Ucraina, tali da poter preoccupare di compromettere le trattative diplomatiche per la fine della guerra. Solo quest’anno siamo invece venuti a conoscenza del costo medio che i cittadini italiani hanno pagato in questi quasi cinque anni di terribile guerra, la prima tornata ad investire l’Europa dopo il 1945. Cinquanta euro a testa. Buona parte di questi cinquanta euro devono essere serviti a pagare una batteria samp/t, che il ministro Taiani ha dichiarato orgogliosamente di aver fatto avere a Kyiv anche se vi è il dubbio che sia mai potuta essere stata usata. L’Italia chiedeva di non colpire il territorio russo e se non puoi sparare i missili terra aria samp/t in profondità, rischiano di ricaderti in testa.

Davanti alle devastazioni dei bombardamenti russi di questi ultimi mesi, inglesi e francesi si sono dati una svegliata ed hanno promesso all’Ucraina i progetti per la costruzione dei missili storm shadow, che dispongono di un raggio di azione almeno pari a quello dei vettori nord coreani che stanno o sono già arrivati a Putin. Si contava che il governo italiano anticipasse la promessa del G7 del 2024, quando l’onorevole Meloni annunciò che avrebbe dato a Zelensky, nel 2027, una nuova batteria di missili Himars. Di questi invece oramai non si sa più niente. Il governo italiano ha appena speso 140 milioni di euro per due aerei g 650 vip con cui il presidente del Consiglio si è spostato fra la Sardegna e la Puglia per la vacanza. Agli ucraini l’Italia fornirà dei generatori di corrente. Gli ucraini sono famosi come elettricisti. I russi gli bombardano le centrali energetiche e loro le rimettono in piedi come niente fosse. L’Italia ha dunque deciso di donare dei bersagli ai russi. Aveva ancora una bandiera in piedi l’onorevole Meloni, il fiero sostegno alla martoriata Ucraina. Ha riposto anche quella.

Questa clamorosa retromarcia non dipende ovviamente da Salvini e dalla lega che con la maggioranza di governo ha fornito all’Ucraina, come si capisce dai costi, un armamento ridicolo. Altro che Trump. Il vero punto di riferimento dell’onorevole Meloni è il papa che dice semplicemente, no alle guerre. Non ha nessuna importanza chi aggredisce o chi minaccia, bisogna cristianamente porgere l’altra guancia. Il perimetro della maggioranza si allarga improvvisamente, a Vannacci, come è ovvio e anche a Conte che vuole pure liquidare la cultura woke.

Prima dell’inizio della campagna elettorale avremo finalmente il viso splendente dell’onorevole Meloni liberarsi dal fango che si è trascinata dietro questa legislatura. No alla guerra all’Iran, no alla guerra a Gaza, no alla guerra alla Russia. Israeliani, americani, inglesi si prendano un bagno gelato. No a qualunque guerra si combatta al mondo, l’Italia ripudia la guerra. Perché mai limitarsi a proporre come leader della destra? Promuova un grande blocco pacifista aperto a chiunque voglia entrarvi senza ideologismi di sorta. M, la figlia del secolo.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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