Non è affatto detto che possa smuovere consensi elettorali (che secondo i sondaggi ancora premiano la maggioranza di governo, sia pure in rapporto invertito tra Lega e 5Stelle. Ma per chi non ha perso l’attaccamento ai valori è persino meglio.
“People – prima le persone”, la manifestazione nazionale antirazzista e contro le discriminazioni, che a Milano ha visto oltre duecentomila persone sfilare gioiosamente per le vie del centro con musica, balli e carri colorati, rappresenta davvero uno spartiacque. Significa che una parte consistente del Paese dice basta, opponendosi, al dilagare di una cultura da destra reazionaria, diffusasi rapidamente in una parte del popolo italiano (ma anche di molti altri paesi)e che sembrava non avere argini. Significa che parole come tolleranza, uguaglianza, dignità della persona, nessuna esclusa, non possono essere cancellate. E che è finito il lungo letargo di chi per troppo tempo aveva taciuto.
Non siamo tra coloro che addossano a Salvini la responsabilità (per altri il merito) del diffondersi dei valori opposti: razzismo, legge del più forte, indifferenza sociale. Il fenomeno è assai più complesso. Slogan e parole d’ordine non avrebbero avuto efficacia se non ci fossero stato profondi mutamenti, soprattutto culturali, nella società. Non è un caso se, nelle stesse ore della manifestazione di Milano, a qualche centinaio di chilometri di distanza, a Pontedera, in provincia di Pisa, il candidato sindaco leghista ha rivendicato tra i suoi meriti quello di appartenere ad una famiglia “normale” perché senza alcun parente gay! Occorre dire che, immediatamente, da questo improbabile campione del machismo, hanno preso le distanze i dirigenti locali della Lega. Ma lo scivolone del candidato sindaco è rivelatore di quanto certi sentimenti siano radicati e come riescano ad emergere dal subconscio se non fronteggiati da una altrettanto diffusa ed evidente rivendicazione del valore della tolleranza.
E la marcia di Milano, che non voleva spostare voti ma scuotere coscienze, è, per ciò stesso ancora più importante. Fare capire il valore della tolleranza e dell’uguaglianza è più utile alla società che portare via voti ai partiti non graditi e viceversa. E che tutto questo sia successo a Milano, città dove la cultura laica e riformista è stata talvolta appannata ma mai estirpata, non sorprende e rappresenta un valore aggiunto.
Nicola Cariglia

Caro Orsini, c’è chi il ’68 se lo mise sotto i piedi a 25 anni e sotto i piedi ci resta. E poi ci sono gli avvinazzati dall’informazione che si scoprono ” colorati ” a quasi 80 anni. Importante sia per i nuovi giovani che per i nuovi vecchi, è dire e pensare sciocchezze per tirare avanti fino alla tomba. Che vuol farci?
Gentilissimo e stimato direttore, l’equivoco di base è quello di considerare la manifestazione come una manifestazione di coscienza, per altro assolutamente condivisibile. Il problema NON è di coscienza, nè di non accettazione del diverso, come molto superficialmente si vuol far passare, ma di numeri. Purtroppo, e sottolineo purtroppo, viviamo in un’epoca in cui un algoritmo bancario ha sostituito i più elementari concetti di umanità e socialità, divenendo unico elemento regolatore di qualsiasi politica attuabile… questo ha significato la disumanizzazione di ogni principio elementare su cui è basata l’esistenza ed il significato stesso di qualsiasi azione intraprendibile da uno stato di diritto (di sempre più fievole presenza). Se c’è qualcosa di ipocrita in tutto questo è il tacere di questa realtà in cui siamo stati spinti dalla sottomissione a delle regole internazionali follemente accettate in toto da altri politici a dir poco e ad essere buoni, incauti. Per non parlare dell’efferato pareggio di bilancio in costituzione impostoci sotto ricatto da coloro che ormai detengono il vero potere in UE, che equipara la Repubblica Italiana fondata sul lavoro ecc. ad una SpA. Quelle stesse regole ci impongono l’accettazione e l’assistenza di tante persone senza alcuna discriminazione, ma allo stesso tempo ci vietano di intervenire in aiuto delle nostre popolazioni colpite da calamità naturali e da calamità economiche tutt’altro che naturali… In sostanza il paese s’è impoverito drammaticamente, sotto la pressione di un cosiddetto debito pubblico di cui siamo costretti a rendere conto, grazie ad un conclamato cambio di paradigma, che ha ingessato ogni possibilità decisionale. In tale contesto trovo assolutamente inadeguata all’argomento in questione la distinzione tra buoni e cattivi a fronte di una distinzione che ritengo più corretta e realista, cioè quella fra chi ha coscienza dell’inferno politico in cui ci siamo cacciati e chi non ne ha. Il nostro paese non è stato MAI razzista e tentare di creare questo tipo di divisione, che per lo più nasce nella popolazione meno abbiente, è quanto meno esecrabile e frutto di una manipolazione mentale di massa, che tutt’ora nega che non siamo più in condizione di gestire alcunché, per la semplice ragione che non ne abbiamo il potere. In questo disastro umanitario non ha certo aiutato l’esportazione di democrazia nei paesi del nord-Africa, ma ha contribuito in modo determinante la politica dissennata del precedente governo, che, non dimentichiamolo, fu dichiarato illegittimo dalla sentenza 1/2014 della corte costituzionale, ma che, sfruttando la prorogatio concessa dalla stessa corte, ha continuato a legiferare, anche in politica internazionale, come se niente fosse fino a fine legislatura, contribuendo a lasciar cadere il paese, già pieno di problemi infrastrutturali là dove esistevano delle infrastrutture, nel terzomondismo, come succede ad ogni paese colonializzato… Contiunare a parlarci addosso, accoglienza sì accoglienza no, è come se un cieco privo anche delle dita fosse costretto a fare un lavoro di orologeria… BASTA! Diciamolo una volta per tutte! Noi non siamo in grado di accogliere oltre poveri disgraziati tra l’altro inidentificabili, soprattutto per una questione di numeri, di dissesto del paese e di capacità, connaturata o indotta, di gestione… Il fatto che gli ospiti siano di pelle nera o meno, è puramente casuale… Personalmente, ho molta simpatia nei confronti degli africani, soprattutto quelli provenienti dai paesi tirannizzati dal CFA, che, guarda caso, non pretendono mai nulla dallo stato accogliente, ma che, a giusta ragione, ne pretendono l’appoggio alla loro aspirazione all’autodeterminazione e all’emancipazione, sin qui negata loro… Mi accorgo che ho “sproloquiato” anche troppo e mi fermo, anche se avrei parecchio altro da dire. I miei rispetti…
Boh! Anche gli sfoghi “cattivisti”, in molti casi, “non esprimono alcun impegno personale”. E questa è l’unica speranza…
Caro Giussanesi,
rispetto il suo punto di vista. Ma la tesi secondo la quale i “buoni” sono ipocriti e i “cattivi” sinceri è, come minimo, non condivisibile.
Questo ” dilagare di una cultura da destra reazionaria” non è dovuto, come tenete a far apparire , a odio verso altre razze o a mancanza di valori quali,”tolleranza, uguaglianza, dignità della persona, nessuna esclusa”. Io non ho mai odiato le altre razze, le altre culture e le altre religioni. Soltanto vorrei che chi entra in Italia rispettasse i miei valori e i miei principi. Ma anche soltanto le regole del nostro Paese. Mentre così non è. La maggior parte di quelli che sono entrati illegalmente in Italia, visto che l’accoglienza non è stata minimamente organizzata, o bivaccano o si organizzano, per sopravvivere, spacciando droga o dedicandosi ad altre attività illecite. E quelli che vengono colti sul fatto non possono neppure essere rimpatriati perché mancano gli accordi con i paesi di provenienza (anche di questo accusate Salvini). Allora meglio non farli arrivare, se poi non abbiamo i mezzi per farci rispettare e neppure per rimandarli da dove sono venuti.
Tanti di quelli che erano alla manifestazione di Milano forse avranno qualche appartamento da affittare. Come fanno, valutano le referenze o i bisogni del futuro inquilino oppure lo affittano al primo che gli entra in casa, dopo aver forzato la porta o spaccato una finestra? Io la risposta la so!
Allora è inutile farsi belli con una manifestazione ipocrita.
@Beppe Giussanesi… stringato ed ineccepibile