
Allora, possiamo dare per assodato che la trasmissione della denuncia al Tribunale dei Ministri era tutto tranne che un atto dovuto.
Lo hanno confermato non solo esimi giuristi. Ma anche autorevoli magistrati.
E’, altresì, inconfutabile che sia in corso un contenzioso tra governo e procuratore capo di Roma per la revoca dei “voli di Stato” per i di lui trasferimenti.
Sono dati di fatto che nessuno può smentire.
Com’è un dato di fatto che l’iniziativa di Lo Voi abbia prodotto un grave danno d’immagine per il Presidente del Consiglio.
Non tanto in Italia (oramai assuefatta alle incursioni dei magistrati nella politica). Quanto all’estero, in cui è effettivamente difficile spiegare come sia possibile che si dia corso a una puttanata come l’esposto di Li Gotti (personaggio sulla cui credibilità il tacere è bello).
Di fronte a questi elementi che tutto sono tranne che campati in aria cosa viene rispolverato da Repubblica?
La trita e stucchevole metafora della “macchina del fango”.
Cambiano proprietà e direttori.
Ma la strenua difesa del “partito dei magistrati” rimane la linea incrollabile del quotidiano fondato da Scalfari.
Uno zelo commovente ma che, questa volta, va a cozzare contro l’evidenza di un procedimento “ad minchiam”.
E se esiste davvero una “macchina del fango”, quella va cercata in qualche ufficio giudiziario.

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