Il film più bello del 2008, il film più bello presentato nella penultima edizione del Festival di Venezia, stanotte ha vinto l’Oscar, ma soprattutto, per la prima volta nella storia del premio più ambito, l’Oscar per la miglior regia è andato a una donna.
Kathryn Bigellow [nella foto James Cameron scherzosamente (?) cerca di strangolare l’ex moglie, Kathryn Bigelow, rea di averlo letteralmente stracciato agli Oscar] stanotte con in mano due delle sei statuette conquistate, era quasi incredula anche se in questo Oscar ci ha sperato e ci ha creduto.
Guardandola meglio, nonostante l’emozione evidente, sembrava quasi di vedere l’Alice protagonista del sottomondo di Tim Burton, fiera di aver preso le redini delle sua vita, anche artistica, fiera di aver avuto finalmente ragione di quella giuria distratta o mal guidata che a Venezia, nel settembre del 2008 ignorò appunto il film più bello, un film di guerra, sulla guerra, contro la guerra. Il film di una donna bella, di una donna forte, di una donna intelligente che aveva saputo e voluto cogliere un lato psicologico spesso ignorato: la guerra è un inferno, ma di questo inferno alcuni subiscono l’assuefazione, tanto da non poterne più fare a meno. Il protagonista, il bravissimo Jeremy Renner, ha un solo compito disinnescare le bombe, ed è lui, con tuta da astronauta a passeggio sulla luna che affronta la morte ogni giorno, ma non può fare a meno di cercarla, è lui che nella scena finale del film, che non vi anticipo, dimostra di essere l’alieno che sa vivere in piena guerra ma è smarrito nella vita giornaliera di un mondo di pace
Una donna bella dicevo, una donna forte, una donna caparbia, (conosco da fonte sicura i problemi che ha dovuto affrontare nei sei mesi di riprese in pieno deserto), ma niente l’ha fermata, niente ha concesso ai dubbi e alle incertezze, sembrava che niente potesse fermarla, ma poi, a Venezia qualcuno c’era riuscito, ma la Bigellow credeva troppo nel suo progetto e il trionfo di ieri sera ha cancellato l’amarezza con cui aveva lasciato il Lido, quasi insalutata ospite.
Mi piace pensare, oggi, 8 marzo che una donna ha finalmente infranto un tabù, finalmente l’Oscar alla regia non è più solo appannaggio degli uomini. La strada è aperta che le donne brave, caparbie, intelligenti, in poche parole donne, abbiano finalmente pari dignità anche nel difficile mestiere della regia.
Nove nomination (tante quante quelle del suo ex marito James Cameron per Avatar) a
The Hurt Locker. A fine serata le statuette conquistate sono state sei:
miglior regia, miglior film, miglior sceneggiatura, miglior montaggio, miglior montaggio del suono, miglior missaggio del suono.
Il film dal 25 settebre è anche in dvd, ma la pellicola probabilmente sarà nuovamente in sala, sulla scia del successo degli Oscar. Se lo avete perso la prima volta, andate a vederlo. Mi piacerebbe parlarne con voi anche alla luce di una frase con cui, tempo fa, si è tentato di liquidare Katrin Bigelow “gira i film come un uomo”.
Maria Rita Monaco

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