Dunque è ufficiale: l’Italia non è alla vigilia di un Golpe e tantomeno la libertà e la democrazia sono state offese dal Capo dello Stato. Il TAR del Lazio ha discusso, valutato e poi ha deciso in pratica di non consentire la riammissione della lista del PDL collegata con la candidata alla Presidenza della Regione, Renata Polverini. Tutto, per ora, secondo copione tipicamente italiano. Il TAR, infatti, non è entrato nel merito delle questioni: questo lo farà il 6 maggio, a babbo morto, cioè a elezioni concluse. Per ora ha deciso di non accogliere la richiesta di sospensiva della decisione della Corte d’Appello che escludeva il partito di Berlusconi: che è come dire non ti escludo ma non ti tolgo il divieto a partecipare.
Poiché, come detto,tutto è tipicamente italiano, la cosa non finisce qui e le beghe andranno avanti. In primo luogo perché, come è noto, le decisioni del TAR saranno impugnate di fronte al Consiglio di Stato. In secondo luogo perché la lista potrebbe comunque essere ammessa grazie al nuovo iter avviato presso l’ufficio elettorale del Tribunale, al quale è stata consegnata ex novo la documentazione.
Nel motivare la decisione, i giudici hanno fatto perno soprattutto su due argomentazioni. Il decreto “interpretativo” approvato recentemente dal Governo “non può trovare applicazione perché la Regione Lazio ha dettato proprie disposizioni in tema elettorale esercitando le competenze date dalla Costituzione”. Inoltre, “Non c’e’ certezza né prova che il delegato del Pdl all’atto della presentazione della lista avesse con sé tutta la documentazione”.
A questo punto la situazione è la seguente:
1 – la fibrillazione sulle liste in gara continua, ma il vulnus alla democrazia non c’è perché Renata Polverini è in gara come Emma Bonino e gli elettori di centrodestra hanno comunque la possibilità di esprimere il loro voto riversandolo su altre liste ad essa collegate;
2 – il centrodestra accentua la non lusinghiera immagine di partito di pasticcioni con conseguente caduta verticale della immagine efficientistica che si voleva dare;
3 – denunce, mobilitazioni, appelli vari contro la democrazia in pericolo si dimostrano per quello che sono: strumentalismi e/o isterismi.
Insomma: tanto rumore per nulla. La campagna elettorale sarà vuota di contenuti, tutta incentrata su questioni procedurali. Nemmeno con l’alibi di dover salvare la democrazia che i due schieramenti spendono a piene mani con simmetrica baldanza. Mentre il centrodestra è impegnato a salvare la democrazia contro la pretesa del centrosinistra di vedere escluse le sue liste; ed il centrosinistra si batte contro il “quasi golpe” realizzato per decreto, ci ha pensato per ora il TAR.
Se ci fosse senso di responsabilità, tutti si fermerebbero a questo punto. Ma si andrà avanti ancora a suon di carte bollate. E nessuno, risolta la buriana in un modo o nell’altro, penserà più a modificare norme e procedure totalmente irragionevoli.
P.

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