Una lunga estate calda. L’affaire Penati ha scosso dalle fondamenta il Partito Democratico e scatenato i pruriti puritani di parte dell’opposizione. Quella che ha sempre considerato una sinfonia il tintinnare delle manette.
Giornali di guerriglia al seguito e editorialisti gongolanti nella veste di censori. Manna come se piovesse. La scossa, più forte, è giunta invece alla pancia del popolo democratico, come risvegliato bruscamente da un lungo sonno di presunzione di innocenza fondato su una “superiorità” etica e, di conseguenza politica. I depositari del sacro Graal della questione morale si son trovati di colpo scippati del sogno: perché non di un militante qualunque si tratta e neppure di un assessore di qualche paesucolo di provincia, bensì del responsabile della macchina organizzativa del partito, tacciato di presunte corruzioni e irregolarità.
Presunte perché ancora da dimostrare, giuridicamente, nonostante la foga giacobina di molti. E allora via con i distinguo, con le richieste di espulsioni, con ammissioni di disagio e incredulità e con le ormai stanche richieste di cambio generazionale. Ma con il solito spettacolo della parata dei big tutti in ordine sparso, incapaci non solo di reagire ma anche, forse, di comprendere, fino in fondo la matrice di questo shock “improvviso”. Stavolta è il maggior partito della sinistra al centro di questa bufera. Ma c’è poco da gioirne. Eppure la spasmodica abitudine a voler stare sempre un passo avanti, a voler essere migliore dei “migliori”, a trovare un capo espiatorio, a dire “certo, loro sì ma noi no, mai!” sembra non trovare requie. La polemica tra il PD milanese, l’Italia dei valori, locale e nazionale, ma, soprattutto i pisapiani, ne è la prova.
Un’intervista del neo assessore D’Alfonso che “liquida” i democratici e rivendica la superiorità dell’esperienza di democrazia dal basso colorata di arancione ha fatto saltare i nervi già tesi dei democratici meneghini che non hanno fatto mancare la replica. Anche dura e orgogliosa come quella di Stefano Boeri, oggi anch’egli assessore, ma prima sfidante alle primarie dell’attuale sindaco. Il senso della discordia sta tutto in quella “semplice” frase di D’Alfonso, riportata in un’intervista: “Siamo talmente distanti che fino a poco tempo fa quella parte (il PD ndr) soffriva di mal di pancia nei confronti della giunta”. Un’uscita forse avventata, ma significativa di un modo di intendere i rapporti di forza nella maggioranza che governa Milano. Ma anche un evidente presa di distanza dai destini del PD. Come dire “affari vostri, affondate da soli. Noi eravamo migliori prima e siamo ancora più diversi oggi”. Sarebbe facile liquidare la questione come schermaglia per rivedere gli equilibri. Dato che è una fatto oggettivo che gran parte del consenso ottenuto da Pisapia ha una matrice democratica. Sciocco sarebbe dire che D’Alfonso è un ex socialista e leggere questa vicenda con la lente di ruggini passate tutte in seno alla sinistra. Purtroppo no. Purtroppo è più preoccupante che questo senso di superiorità emerga così spontaneo e in modo che sarebbe ingenuo giudicare solo strumentale. Ci si crede. Questo preoccupa. Formica era solito dire che la politica è fatta di sangue e merda. Bene, quando si dimentica uno dei due fattori si fa in fretta a volare in alto. Ma una volta in quota o si sa planare o si tonfa. In fretta. Le librerie sono piene di pubblicazioni che celebrano la meritata vittoria di Pisapia. Il vento sarà pure cambiato ma questa ondata di arancione che ha meritoriamente liberato Milano da vent’anni di centrodestra non sta mostrando funambolerie politiche e amministrative da lasciare senza fiato. Le casse sono vuote, d’accordo e le nozze coi fichi secchi non si fanno. Ma le bordate che volano in maggioranza sono ben più di qualche scricchiolio o di incomprensione. La nave sembra in mezzo alla tempesta e se balla così che non siamo neppure arrivati al panettone, figuriamoci il respiro corto con cui si arriverà a metà mandato. Se questa di Milano doveva essere la svolta che avrebbe fatto cambiare l’Italia, forse è bene che proprio in Italia ci siano i richiami del Presidente Napolitano a suggerire una qualche direzione. Anche se di certo la verità è importante ma qualche volta aiuterebbe molto il pudore del silenzio.
Stefano Bettera (avantidelladomenica.it)

Lascia un commento