
La lingua italiana è sospesa fra la sua ricchezza espressiva e il rischio d’impoverimento Nel suo recente saggio L’italiano in bilico. Quello che sì, quello cheno (Il Mulino 2026) il Prof Edoardo Lombardi Vallauri ordinario di linguistica nell’Università di Roma Tre, spiega che questo rischio ha diverse cause: la comunicazione veloce tipica dei social, il linguaggio della televisione, la perdita dell’abitudine alla lettura, l’influenza dell’inglese che induce a un uso sempre più semplificato della lingua che diviene meno precisa, più povera di vocaboli e quindi più superficiale.
Un rischio, appunto ma che può essere evitato facendo in modo che il naturale evolversi della lingua mantenga ricchezza e capacità critica. Quindi, in questo libro si spiega che non si tratta affatto di “bloccare” il cambiamento ma di “evitare che la lingua perda precisione e ricchezza culturale.”
L’importante è che la lingua non si riduca a strumento rapido e semplificato, incapace di esprimere pensieri complessi. .L’autore insiste, infatti, sul rapporto fra lingua e pensiero più parole conosciamo, più strutture linguistiche adoperiamo riusciamo meglio a ragionare e a comunicare. limitati, rischiamo di perdere profondità nel ragionamento.
Questo saggio, infatti, invita alla lettura, allo studio della grammatica, all’uso consapevole delle parole mostrando come esse possano cambiare.
Per questo difende la lettura, lo studio della grammatica, l’uso consapevole delle parole. cambiano d’uso e di significato oscillazioni e incertezze nella grammatica, trappole dell’ineleganza e della ripetizione coatta. E si parla di derive che restringono l’uso della scrittura accurata, e mettono in pericolo la parola di buona qualità.
Qui entra in campo il braccio di ferro tra l’inglese e il nostro italiano, sempre più dominato dalla lingua globale ma anche capace di avvalersene a proprio vantaggio.
Lombardi Vallauri esamina anche le responsabilità reali della lingua per gli atteggiamenti di discriminazione sessista o razzista, ma anche quelle meno reali che le vengono a torto attribuite.
Inoltre una parte di questo volume è riservata all’inadeguatezza del mezzo scritto se si vuole dialogare davvero e i danni concreti che le chat fanno alla comunicazione. Un capitolo che prende le mosse dal Fedro di Platone, dove attraverso il mito di Teuth Socrate afferma la superiorità della comunicazione orale sulla scrittura e che arriva ad esaminare in modo puntuale uno scambio di messaggi dove la comunicazione “veloce” rivela un impoverimento semantico e si parla anche di quanto contino l’intonazione o il linguaggio del corpo.
Da tutti questi fenomeni possiamo anche comprendere meglio il momento della storia che stiamo vivendo. “Forse mai prima di oggi la lingua è stata un terreno così fitto di incertezze”. Lombardi Vallauri le analizza tali fenomeni con la perizia del linguista di professione e al tempo stesso suggerendo soluzioni realistiche da adottare nel nostro quotidiano.
Forse mai prima di oggi la lingua è stata un terreno così fitto di incertezze. Il Prof. Lombardi Vallauri le prende in considerazione una per una, analizzandole con la perizia del linguista di professione e al tempo stesso suggerendo soluzioni realistiche da adottare nel nostro quotidiano.
Non a caso nella quarta di copertina viene riportato come una sorta di esergo questo dialogo
Persona: «Professore, posso chiederle una cosa al volo?» Linguista: «Certo, mi dica…» Persona: «Ma si deve dire è piovuto o ha piovuto?» Linguista: «Si può dire in tutti e due i modi.» Persona: «Ah.»
L’autore mostra che l’italiano non è una lingua “fissa”, ma una lingua in continuo cambiamento, sospesa (“in bilico”) tra regole tradizionali e nuovi usi quotidiani.
E fra queste incertezze dobbiamo privilegiare un’evoluzione che mantenga ricchezza e capacità critica; non “bloccare” il cambiamento, ma evitare che la lingua perda precisione e ricchezza culturale.
Gabriele Parenti

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