“Il più grande partito comunista dell’Occidente, il rapporto organico tra i principali gruppi imprenditoriali e i partiti, la politicizzazione di una parte della magistratura:
un viaggio attraverso le tappe dell’anomalia italiana da Gramsci al PD

Dai primi passi nell’UGI a quelli nella CGIL di Fernando Santi; da segretario della FGSI (da dove dirige anche la influente rivista “la conquista” ) ad uomo di punta della corrente lombardiana del PSI. Nel 1980 però, la sua folgorante carriera subisce un brusco stop. Il ritrovamento delle liste della Loggia P2 a Castiglion Fibocchi, tra le quali c’è anche il suo nome (tessera 2232) lo getta improvvisamente nel limbo degli indesiderati. Si narra ancora tra i vecchi socialisti, che lo stesso Riccardo Lombardi gli mollò un sonoro schiaffone stizzito da quell’atto di cialtronaggine che finiva per gettare ombre anche sulla monastica corrente di sinistra. Altri tempi ed altri uomini. Fatto sta che il grande Riccardo si trovò ad allevare un gruppo di giovani rampanti non proprio in sintonia con la vita claustrale che s’era imposto per sé.
De Michelis, Signorile e appunto Cicchitto.
Abbiamo poi saputo in anni recenti da Rino Formica (altro profondo conoscitore del sottobosco dei poteri vari) che la sede della corrente della sinistra socialista a Roma, era praticamente spesata da un certo Licio Gelli in persona. E allora viene il dubbio se oltre alla cialtronaggine ci fosse anche dell’altro.
Un ulteriore dimensione del potere e della politica, che con l’avvento di Silvio Berlusconi, trova nuova linfa.
Fatta questa dovuta e non certo benevola introduzione, dobbiamo però passare ad un’analisi critica del suo ultimo pamphlet che è poi un saggio storico che smonta e viviseziona una mitologia: quella della diversità e della supposta superiorità del comunismo italiano, non solo rispetto al panorama politico nazionale, ma anche nei confronti di quello della “casa madre” sovietica.
Cicchitto utilizza lo schema della descrizione di una serie di anomalie che a suo dire, rappresentano l’insieme della grande anomalia politica italiana. In questo quadro, la storia del PCI dopo il 1944, rappresenta il trait d’union principale, “la linea rossa” appunto, che lega e attraversa se non il tutto, il molto.
La prima anomalia descritta è relativa alle modalità con cui si giunse all’unità italiana nel 1861 “…realizzata sulla base di una fortissima iniziativa politico-militare-amministrativa della monarchia sabauda…”.
La seconda è rintracciata nell’avvento di Mussolini nel 1922.
La terza è rappresentata dall’elemento che poi è il filo conduttore del libro: la sinistra italiana che è stata guidata dal più forte (e foraggiato) partito comunista dell’Occidente.
La quarta (strettamente legata alla terza) e dovuta alla politicizzazione di una parte della magistratura, che è divenuta negli anni, vero e proprio strumento di lotta politica.
La quinta verte sulla descrizione delle anomalie in verità, del capitalismo italiano. Un sistema che ha basato spesso nella storia nazionale, le sue fortune sul sostegno non imparziale dello stato, o meglio dei governi.
La sesta anomalia risiede nell’esistenza (un tempo nel solo Mezzogiorno) della criminalità organizzata.
La settima, è legata al fenomeno dello stragismo (che nel solo periodo 1969/1974 vedrà l’esecuzione di quattromila attentati e sei stragi) e del terrorismo.
L’ottava anomalia descritta è costituita dalla posizione geopolitica dell’Italia in un Mar Mediterraneo che è stato, nel corso della storia, tutt’altro che “un mare di pace” .
La nona e ultima anomalia “la sublimazione delle anomalie” come afferma l’autore, che a quanto pare le lega tutte, è quella dovuta al parziale commissariamento della politica nazionale, dovutasi inchinare ad una sorta di supremazia dei tecnici sui politici.
Da qui parte e s’intreccia il lungo e per alcuni versi assai interessante discorso dell’autore che sviluppando la lunga storia del PCI di Gramsci e Togliatti fino ad arrivare all’eredità ancora viva nel PD, di quella storia, descrive quanto sia pesato per lo sviluppo politico autonomo dell’Italia, l’avere avuto una sorta di centrale antinazionale collocata proprio al centro delle Istituzioni.
Cicchitto nel suo in buona parte brillante ragionamento, compie però alcuni “errori” legati anche al suo vissuto umano e politico. Comprensibili, ma non per questo non meno esiziali.
Intanto si assiste ad una sostanziale minimizzazione del potere e delle ingerenze esercitate dalla “Loggia P2” sul sistema politico italiano, del tutto smentibile sia dagli atti processuali che da quelli della apposita Commissione Parlamentare guidata dalla Onorevole Tina Anselmi.
La seconda teoria che lascia perplessi è quella che attribuisce esclusivamente ai servizi russi e dei paesi collegati, la regia sull’attività delle “Brigate Rosse”. Che esistesse una struttura armata nel dopoguerra, riconducibile al PCI è ormai un fatto appurato (confermato anche dall’emergere della struttura contrapposta “Gladio” sul finire degli anni ’80) ma da questo al passare automaticamente da Secchia a Curcio e Moretti, appare una tesi ardita. Molta parte della storia italiana degli ultimi 40 anni, ci è ancora del tutto o parzialmente oscura (come hanno dimostrato ancora una volta le recenti sentenze sulle stragi) ma che le BR, fossero utili alla particolare attività politica portata avanti dal PCI in Italia, non torna molto.
L’ultima parte del libro infine (strano ma vero) è tutta dedicata al suo nume tutelare, Silvio Berlusconi.
Di volta in volta vittime e argine al contempo del sistema giustizial-comunista. Ora se è da sottolineare che in un paese meno anomalo del nostro, le vicende private del capo del governo, non avrebbero avuto l’onore di veder sacrificate tutte quelle migliaia di metri cubi di carta stampata, è anche vero che terminare un lavoro di ricostruzione storica anche ben fatto e documentato come è quello in questione, con l’elogio sperticato del proprio “principe” potrebbe apparire alla fine come il tentativo inglorioso di mettere insieme Machiavelli e Farinacci, Pico della Mirandola e Sallusti.
Avremmo preferito che un libro del genere si occupasse soltanto di divulgazione, lasciando il mondo della propaganda ad altri ambiti. Ma si sa, viviamo in un paese anomalo e in tempi di crisi avere un buon editore a favore, aiuta.

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