Mettiamola così: in Italia la libertà di stampa è assoluta. Nessuno ti manda in galera per quello che scrivi e nemmeno ti forza la mano. Ma esistono gli incentivi. Se sei editore, ed hai un giornale che tiene una certa linea puoi aspirare ad avere benefici che sono negati a chi non la osserva. Benefici che possono benissimo non riguardare l’attività editoriale, ma quella nel campo delle costruzioni, del credito, della finanza, etc. Se sei giornalista, rispettoso e carino verso il potere, puoi aspirare agli incarichi migliori e fare carriera: inviato, capo servizio, capo redattore e, magari, entrare nel cerchio magico dei direttori, sempre i soliti, ma continuamente in moto da un giornale all’altro, come al gioco dei quattro cantoni.
La settimana appena trascorsa ci ha consentito di assistere ancora una volta a questa giostra. Intanto un segnale forte, giusto per capire da che parte stare: il nuovo presidente di Confindustria, Boccia ha suonato la carica per tutti: “Confindustria si batte fin dal 2010 per superare il bicameralismo perfetto e riformare il titolo V della Costituzione. Con soddisfazione, oggi, vediamo che questo traguardo è a portata di mano». E i giornali, che per la maggior parte appartengono ad editori impuri, cioè che traggono i loro profitti da altre attività, al servizio delle quali sono i loro giornali, come devono comportarsi?
Lo si è visto, senza possibilità di dubbio, il giorno stesso. C’è una notizia non esaltante per il governo: a marzo il fatturato dell’industria italiana è calato del 3,6%rispetto allo stesso mese del 2015, il peggiore calo su base annuale a partire dall’agosto 2013. E i giornali come riportano questa notizia? Semplicemente la infrattano: pagine interne, foliazione avanzata o settore economia. Non allarmiamo il popolo: potrebbe impressionarsi, non si sa mai. Ma il diavolo ci mette la coda. Sfortunatamente, nella città più bella del mondo, per caso quella dove il capo del governo è stato sindaco fino a non molto fa, a Firenze, sprofonda il lungarno per 200 metri, in prossimità, addirittura, del Ponte Vecchio. All’inizio si vorrebbe mettere la toppa anche qui. Le prime notizie del disastro vengono irrise sui “social” in internet dalla tifoseria governativa: “ che esagerati, non si fanno scappare occasione di attaccare Renzi. Prendono a pretesto un incidente come tanti, che può capitare dovunque”. Anche Pensalibero, che aveva riportato fra i primi la notizia con le foto, e, dopo un paio di ore, appurato che il disastro non era dovuto a semplice fatalità, era tornato sull’argomento con Cesare Mannucci, era stato investito da questo tipo di critiche da qualche frettoloso lettore. Sfortunatamente per questi minimizzatori, la grande eco internazionale ed i particolari che venivano fuori, hanno poi spinto in alto la notizia, restituendole la sua incontestabile importanza. Senza aggiungere che il Sindaco di Firenze, Dario Nardella, si era nel frattempo prodotto in una sfuriata a confronto della quale le nostre critiche erano simpatici buffetti. Con chi ce l’aveva il sindaco? Semplicemente contro la società che gestisce l’acquedotto di Firenze ed altre città toscane, Publiacqua, della quale proprio il Comune di Firenze detiene il controllo e la facoltà di designare il presidente ed alcuni amministratori. Corto circuito in piena regola, in una realtà nella quale il potere renziano assomiglia ogni giorno di più a quello che lo aveva preceduto.

Il maledetto correttore ha trasformato in LUPO ove avevo scritto LLPP ovvero lavori pubblici
Gentile Giovanni,
Tantissimi anni fa sono stato a Firenze assessore ai LUPO e vicesindaco nonché presidente della società di gestione dell’aeroporto. Se, come lei paventa, non distinguo le responsabilità politiche dalle tecniche significa che mi sono mantenuto uno Zucco ne. Non tanto da non capire che tra Comune proprietario della rete idrica e società che eroga il servizio esistono problemi. E ne esistono altri dentro Publiacqua che tratta il sottosuolo di Firenze allo stesso modo degli altri piccoli comuni ove opera. Quanto a Renzi nessuno lo ha chiamato in causa su Pensalibero. Dove invece si sono fatti vivi suoi zelanti difensori. A scopo preventivo…
Credo che nella storia dell’informazione in settanta anni di repubblica mai si sia realizzata una connivenza e un tacito accordo sulla distorsione e il trucco delle notizie come oggi nella stampa e nei media. L’ipse dixit dell’inquilino di Palazzo Chigi è martellante e continuo, i suoi presunti successi vengono ripetuti e dilatati, fino al ridicolo in cui inevitabilmente sfocia ogni propaganda di regime. Così l’annuncio del nostro che la vittoria del ” sì ” manderà a casa tanti politici, dimenticando che se vince il ” no ” sarà lui ad andarsene, oppure la sentenza che governerà fino al 2023, dopo cui avendo salvato l’Italia ci lascerà in pace, ma dando per scontato il suo successo elettorale a mani basse. Un vero paranoico, nient’altro.
Evidentemente caro direttore a tenere sempre la schiena dritta si cala di produzione…..ma qui forse da noi non si può nemmeno parlare di produzione…..perchè le veline di Palazzo e di regime mi risulta non abbiano mai trovato spazio…..saremmo lieti di ospiare invece interventi del sindaco Nardella e del premier ex sindaco, esattamente come ha fatto un anno fa il vicesegretario nazionale del Pd Lorenzo Guerini al quale rendiamo merito quando lo abbiamo chiamato in causa per il comune e la provincia di Lodi dove è stato sindaco e presidente per un totale di 4 mandati!
Ce.M.
Gent.mo Giovanni,
che la mia sia una “critica” agli industriali lo dice lei. Ho riportato i fatti e penso che il presidente degli industriali abbia tutto il diritto di dire ciò che vuole e ciò che egli pensa sia nell’interesse della categoria. Punto. Le responsabilità “politiche” per lo smottamento è un’altra sua affermazione. Non so nemmeno cosa possa significare avere per uno smottamento responsabilità politiche. C’è un grosso problema, a Firenze, nei rapporti tra Comune e società che gestisce l’acquedotto. Gli investimenti e la qualità della manutenzione lasciano parecchio a desiderare per motivi sui quali mi riprometto, quanto prima, di ritornare. Il problema è che il cerchio magico fiorentino non ne vuole discutere perchè pensa che il solo parlarne potrebbe pregiudicare l’immagine di Renzi. Problemi loro: alla discussione non si potrà sfuggire a lungo. La preoccupa il calo di produzione? Anche a me. Per fortuna, però, la “grande” stampa non se ne è accorta.
Gentile direttore, dall’artico a me appare evidente come da un problema tecnico, forse di mancata manutenzione, vedremo in seguito cosa è veramente accaduto, se ne faccia un problema politico, coinvolgendo, ex sindaco, minimizzatori renziani ecc. La catena per risalire a responsabilità politiche e se vogliamo addirittura governative è veramente lunga. Penso che si possa arrivare a trovare responsabilità nel direttore della partecipata o dell’AD. Il consiglio di amministrazione potrebbe essere chiamato in causa solo se avesse negato finanziamenti per la manutenzione o sostituzione delle tubature. Arduo anche il successivo passaggio dal presidente all’ex sindaco. Mi perdoni ma il suo articolo mi sembra che sia, forse in piccola parte, influenzato da una vena di antipolitica che spesso non distingue i ruoli tecnici dai politici.
Proprio in occasione dello smottamento ho sentito/visto una chiacchierata su Tg.com tra Liguori e una giornalista fiorentina che su questa linea affermava ” la vergognosa occupazione” delle poltrone dei consigli di amministrazione da parte dei politici e chiedeva che fossero messi a concorso a favore dei giovani laureati. Beh ..questo è il clima.
Caro Nicola, ci sarebbe tanto da dire sul ruolo in cui Firenze è stata trascinata perché dei miserabili ne facessero la scena per la propria ascesa ed incantare così gli italiani intimiditi da qualsiasi cialtronata Firenze partorisca. Ma in tutto questo emerge una costante, la povertà, l’inconsistenza di un pensiero critico che rinnovi la politica oltre le diatribe sull’economia. Siamo governati da gentaglia illegittima, la nostra propensione ad accogliere tutto in nome della moderazione è autodistruttiva. Una nazione che senza nascondersi dietro mandati internazionali non ha l’autorità e la capacità militare di difendere il proprio territorio occupando militarmente i punti di imbarco degli emigranti sulle coste libiche, è un paese che sta vivendo una nuova e non rimediabile Caporetto. Quello che sarà dell’Italia fra pochi decenni è inimmaginabile, e quanti assicurano che non c’è alcuna emergenza in atto possono continuare a mentire perché nelle nostre capacità conoscitive sta un vuoto pauroso reiterato ad arte, ossia l’impossibilità di identificare i tratti delinquenziali del cattolicesimo politico. O si riparte da questa opera di riconoscimento ideologico e etico, o si resta nella chiacchiera.
Grossolana la critica agli industriali e forzata l’attribuzione di responsabilità politiche x lo smottamento. Preoccupante il calo di produzione.
E’ troppo facile commentare qualcosa su cui si concorda in pieno, ma la mia attenzione è stata colpita da due particolari: il primo che non compare sull’articolo riguarda una rappresentante del comune che in televisione, nei primissimi momenti, aveva attribuito, smentita clamorosamente, l’incidente ad opere granducali; la seconda è il suicidio di Confindustria che, col suo nuovo presidente, appoggia il governo che fa di tutto per uccidere l’economia in perfetto stile Agnelli.