Ci perdoneranno, i lettori di questo sito, se ci permettiamo di affermare che il fatto più rilevante della settimana, secondo la nostra modestissima opinione, non è il coacervo di futili rivelazioni messe in Rete da Wikileaks – bastava leggere Dagospia per saperne molto di più – nè il costituirsi dell’ammucchiata Fini, Casini, Rutelli contro il governo, o contro Berlusconi, che poi ormai è la stessa cosa. No, a nostro avviso, ciò che ha dato palesemente la misura del disfacimento di un paese che si ritrova in balia di governanti senza più nemmeno il senso della vergogna, è stata la bagarre che si è scatenata in Parlamento in occasione della commemorazione di Mario Monicelli, con quel che ne è seguito. Neanche di fronte alla morte di un uomo che, come pochi, ha saputo ritrarre con realismo amarissimo, seppur mai giudicante, l’Italia e gli italiani in tutta la loro parabola novecentesca, i nostri rappresentanti – o meglio, ci correggiamo, i rappresentanti dei partiti che li hanno voluti in Parlamento – sono stati capaci della semplice, basica e perché no umana misura del rispetto. Il veleno, ormai senza antidoto alcuno, della contrapposizione a prescindere ha intossicato definitivamente i cervelli – ammesso che ve ne siano di funzionanti in quell’Aula – ed anche gli animi, già surriscaldati nei giorni precedenti dalla penosa pantomima delle associazioni Pro-Vita che pretendevano di replicare – ma semmai si replica ad una accusa, mica al racconto di una esperienza di vita – agli interventi di Mina Welby e di Beppino Englaro nella trasmissione “Vieni via con me”. Per l’appunto, e forse per l’ultimo sberleffo di un toscano mai arreso alla sorte come egli fu, il Monicelli ha pensato bene di suicidarsi proprio in quella fase, come se il suo gesto – ha pensato qualche genio che in Parlamento non manca mai – fosse proprio l’esca che ci voleva a far esplodere la bomba della polemica più strumentale, vergognosa ed indecente che si sia mai vista in una sede istituzionale che pure ha passato di tutto. Subito dopo, l’intrepida Eugenia Roccella, ex radicale convertita all’integralismo e dunque assurta agli onori del Sottosegretariato alla Salute, ha comunicato l’istituzione per il prossimo 26 febbraio, anniversario della morte di Eluana Englaro, della Giornata Nazionale degli Stati Vegetativi scrivendo: “Questa data ricorda a tutti noi l’anniversario della morte di Eluana Englaro, ragazza affetta da disabilità grave la cui vita è stata interrotta per decisione della magistratura”. Ora, ci chiediamo quanta malafede e quanto sprezzo della verità e del ridicolo siano necessari per giungere a tanto: sottintendere che Eluana sia stata uccisa da un magistrato, e definirla “ragazza affetta da grave disabilità” quando l’autopsia ha dimostrato senza ombra di dubbio che il suo cervello era devastato ed i suoi organi interni massacrati da sedici anni di nutrizione forzata e di allettamento, non può e non deve in alcun modo essere spacciato per una difesa della vita, ma solo di una posizione integralista e sorda ad ogni umana pietà prima ancora che alla ragione unica e più grande che fa di noi degli esseri umani, ovvero la libertà di scelta. Come ha giustamente osservato Mina Welby, la sua esperienza accanto al marito non fa di lei una sostenitrice della morte, ma della libertà di scelta di un individuo esercitata pienamente e con lucidità nel suo passaggio più difficile, doloroso e soprattutto definitivo; il suicidio di Monicelli, a 95 anni, nasce dallo stesso presupposto, quello di una persona che ha scelto come porre termine ai proprio giorni, alla propria vita, a qualcosa di profondamente ed insindacabilmente suo. Il che non significa, come Roccella insinua nel prosieguo del suo comunicato stampa, mettere da parte ed oscurare la scelta di tanti individui che lottano contro il male fino in fondo, e di tante famiglie pronte ad ogni sacrificio pur di sostenerli in questo sofferto percorso, ma significa solo e soltanto che si può scegliere, e che questo non può esserci negato da nessuno, perché ciò che un essere umano decide di fare della propria vita è affar suo purché se ne assuma tutte le conseguenze, nel bene come nel male. Una visione fideistica, che presuppone che la vita non ci appartenga ma sia invece di proprietà esclusiva di un Creatore che, solo, può disporne, rientra nel campo della scelta individuale e perciò assolutamente rispettabile, ma non è in alcun caso accettabile che diventi una imposizione dello stato sui cittadini negando loro la libertà di decidere se accettare ogni cura, e dunque anche ogni gradino della malattia, o se fermarsi prima. E ciò che profondamente, dolorosamente, ci amareggia è che un tema di tale assolutezza, di tale fondamentale importanza, sia ridotto a piazzata da cortile, all’ennesima becera stupida incarognita contrapposizione fra le parti – ma qui non si sta da nessuna parte, se non quella che un tempo chiamavamo libertà, con tutta la passione, la convinzione e la responsabilità che sentivamo comportasse per ciascuno di noi.
ChiBo

Questo pezzo Chiara é uno dei tuoi migliori, quello che dici dovrebbe essere la regola ma purtroppo non lo é, anzi questo rigurgito integralista da “Ritorno al passato” pare essere la parola d’ordine che contrasta con il progresso, con le conoscenze e con il buon senso.
Detto questo bisogna riconoscere che, proprio in nome della libertà che tu invochi, é ancora estremamente difficile avere una posizione netta su questo argomento perché sono temi delicati e di fronte ai quali non si possono avere certezze e anche se si hanno queste possono cambiare secondo gli eventi imprevedibili che la vita ci pone senza sosta.
Dispiace constatare che anche su questo argomento, come su tutte le altre libertà negate in Italia, riesce ad ottenere cio’ che vuole chi ha tanti soldi, allora magari va a Zurigo dove esiste una azienda che pratica l’eutanasia o altrove per risolvere problemi che sono irrisolvibili in Italia (sposarsi tra uomini, adottare tra donne etc).
Sul caso di Monicelli difficile essere sicuri che questo gesto contenesse tutte queste valenze che gli vengono attribuite, non credo che una persona sebbene ancora in sé lo sia completamente a 95 anni e in ogni caso il gesto estremo puo’ nascere da una depressione acuta e violenta che porterebbe al suicidio anche se esistessero leggi per aiutare chi vuole terminare la propria esistenza in modo meno macabro.
Ma c’é, questo si, qualcosa di profondamente malato nella religione cattolica, questo cristo sofferente e insanguinato col quale ci lavano il cervello dalla piu’ tenera infanzia imposto nei luoghi pubblici a cominciare dalla scuola vuol farci credere che soffrire é utile, necessario e indispensabile….allora poco importa che sia la sofferenza di una persona che voglia morire perché senza speranze di guarigione o che si tratti di un omosessuale che la stessa religione definisce moralmente inaccettabile (solo se la si vive con astinenza e sofferenza ovviamente), sono le sofferenze della stessa medaglia, ma una medaglia tridimensionale fatta da tante facce.
Come Paolo Villaggio ha raccontato in una commovente intervista, questa religione é medievale, cinica e sadica.
Finché la politica non sarà laica e finalmente libera dei precetti di questa religione malata e vetusta non potranno esistere leggi.
Esisterà solo l’integralismo e la sofferenza imposta.
Andrea: scusami, ti leggo solo ora. Bella proposta, la tua, adatta ad un paese civile, però, il che ci esclude subito…
….un tema di tale assolutezza, di tale fondamentale importanza, sia ridotto a piazzata da cortile, all’ennesima becera stupida incarognita contrapposizione fra le parti…
Caro Luigi, il casco in moto d’estate te lo metti perchè, come in ogni altra stagione, hai liberamente scelto di preservare la tua vita e, da motociclista, sai che se porti il casco ti proteggi, non per imposizione di legge, quella si fa per gli incoscienti, un pò come l’alcol test. Registro però con piacere la tua condivisione del mio punto di vista. Grazie.
Cara Chiara,
sono talmente d’accordo con te da temere di essere solo la tua immagine nello specchio.
Anch’io credo che Monicelli abbia mancato solo nei confronti del creatore, ma che ognuno dovrebbe essere libero di disporre della propria vita di fronte alla legge.
Purtroppo non è così, con la scusa che le cure mediche sono pagate da tutti, occorre costatare che nessuno è padrone della propria vita di fronte alla legge: Ti sembra che mi metterei il casco in moto d’estate altrimenti?
Sono d’accordo. Ogni individuo è veramente libero solo se può esercitare il libero arbitrio nelle sue decisioni. Ma non può esistere il libero arbitrio (ne’ di fronte a sé stessi, ne’ di fronte a Dio) in una società che ti impedisce di applicarlo. Ogni integralismo è sempre strumento di qualcuno (Roccella, Binetti e i loro interessati ispiratori) contro qualcun altro (i cittadini).
Proporrei di istituire la “Giornata contro tutti gli integralismi e le ipocrisie”. Andrea.