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La libertà/2

La liberaldemocrazia richiede manutenzione continua. Oggi, questo aggiustamento non attiene principalmente al problema della disuguaglianza ma quello della moltitudine di cittadini che si sente emarginata dai gestori delle istituzioni.

di Raffaello Morelli | 17 Gennaio 2021

L’aver inibito a  Trump l’uso di ogni suo account su tutti i mezzi  social (è stato il Presidente che più ne ha fatto uso), equivale ad un uragano sulla liberaldemocrazia in tutto il mondo. Di fatti, la possibilità di dibattere le idee e le proposte di cittadini diversi, è connaturata con la liberaldemocrazia e  da essa inscindibile. Non hanno alcuno spessore, né liberale né logico, le due giustificazioni che danno i social e i fautori del presunto bene comune da imporre al cittadino. Giustificazioni che mostrano  che si continua a non capire cosa sia la democrazia liberale

Il primo argomento è che togliere i social a Trump protegge la libertà. Solo che la democrazia liberale non è una verità, è un metodo di libero confronto sui fatti seguendo le regole (Voltaire diceva, non condivido quello che dici ma difenderò con la mia vita il tuo diritto di dirlo). E’ un sistema per  sperimentare se funziona una proposta sul come convivere tra individui diversi. 

Il secondo argomento è che togliere i social a Trump sconfigge le tesi dell’estrema destra identitaria. Ma la democrazia liberale non è una guerra (in cui ogni mezzo è lecito), è un conflitto secondo regole misurato dal grado di libertà assicurato al cittadino. Violare il metro delle regole sconfigge il metodo liberale in partenza. E’ uno sproposito  citare Popper (“La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza”) perché quel grande liberale affermava in modo realistico che non sempre è possibile la tolleranza e che occorre anche il duro conflitto contro gli illiberali (Locke, primo teorizzatore della tolleranza a fine ‘600 , aveva già condannato la Chiesa che non la praticava), ma un duro conflitto sempre coerente nel rispetto del metodo della libertà.

Su questi due argomenti non sono possibili titubanze o confusioni, anche solo in ossequio al politicamente corretto. Non è possibile preoccuparsi per la presunta crisi della democrazia e del parlamentarismo, poiché la liberaldemocrazia è di per sé stessa un metodo per gestire le crisi che fisiologicamente si presentano di continuo nella convivenza di cittadini diversi.

Per fortuna, dopo due o tre giorni di ubriacatura di non pochi commentatori, la maggioranza degli editorialisti in Italia – e principalmente la quasi totalità degli esponenti di vertice UE – ha definito incompatibile con la liberaldemocrazia l’aver tolto a Trump l’accesso ai social. Sono sistemi che hanno ormai una funzione di servizio pubblico, e restringere un sevizio pubblico non può essere delegato al privato che lo gestisce (un mero gruppo di potere). Insomma, nel complesso la decisione di togliere a Trump lo strumento per diffondere quello che pensa, è il più pericoloso attentato alla liberaldemocrazia dai tempi del nazismo e del comunismo staliniano.

Questo uragano sulla democrazia liberale è una riprova ulteriore dell’urgenza di manutenerla. Non perché sia superata (come scioccamente affermano certi non liberali) oppure vada curata con riforme oligarchiche (come quella del referendum del 2016, bocciata dagli italiani) . Perché, essendo un metodo di rapportarsi tra individui diversi e viventi, è fisiologico che di continuo si presentino nuovi nodi da sciogliere, che sollecitano l’aggiustamento del meccanismo. Al giorno d’oggi, questo aggiustamento non attiene principalmente al problema della disuguaglianza (ambiguo mito ideologico dei religiosi e della sinistra, con la pretesa di fare tutti con lo stampino). Soprattutto tocca il problema della moltitudine di cittadini che si sente emarginata dai gestori delle istituzioni. I quali governano senza considerarli, anche quando non ottengono risultati. E’ come se questa moltitudine dicesse “anche noi vogliamo poter provare le nostre ricette; se sono sbagliate si vedrà”.  Una esigenza simile è una tipica espressione del metodo liberale.

Raffaello Morelli 

Pubblicato in : Primo pianoTag: chiesa, comunismo, convivenza, crisi, democrazia, democrazia liberale, espressione, italia, Liberali, mondo, referendum, riforme, servizio pubblico

Info Raffaello Morelli

Per lunghi anni esponente del Partito Liberale Italiano, del quale è stato Vicesegretario nazionale, è stato Consigliere Regionale per la Toscana. Tra i promotori del referendum sulla responsabilità civile dei magistrati e di quello per la riforma Democratica, nonché del referendum per la Riforma ELettorale del 1992. E’ stato vice Presidente del Comitato contro il referendum Renzi del 2016 e componente del Comitato per il SI alla Riduzione dei parlamentari nel 2021.

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