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La liberalizzazione elettrica e l’asino di Buridano

Dal punto di vista del metodo, è sorprendente che la questione Pnrr sia emersa solo all’ultimo. Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, aveva anticipato l’intenzione di prorogare la maggior tutela diverse settimane fa. In tutto questo tempo si è giocata una partita demagogica, con l’opposizione che spronava il governo a tenere duro contro il Pnrr, contro l’Europa e contro l’interesse dei consumatori.

di Istituto Bruno Leoni | 25 Ottobre 2023
Il ministro per l’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin (fonte Governo.it)

Should I stay or should I go? Sabato scorso tutti davano per certo l’ennesimo rinvio della liberalizzazione del mercato elettrico. Lunedì mattina il consiglio dei ministri ha stoppato l’intero decreto energia, di cui la proroga della cosiddetta “maggior tutela” doveva essere un articolo. La spiegazione più accreditata è che l’altolà sia giunto dal ministro degli Affari europei, Raffaele Fitto, preoccupato di compromettere un obiettivo (peraltro già raggiunto) del Pnrr. Dietro questo tiramolla c’è un aspetto di metodo e uno di merito.

Dal punto di vista del metodo, è sorprendente che la questione Pnrr sia emersa solo all’ultimo. Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, aveva anticipato l’intenzione di prorogare la maggior tutela diverse settimane fa. In tutto questo tempo si è giocata una partita demagogica, con l’opposizione che spronava il governo a tenere duro contro il Pnrr, contro l’Europa e contro l’interesse dei consumatori. Eppure, che il completamento della liberalizzazione dei mercati finali della vendita fosse un elemento qualificante del Pnrr era evidente a tutti, e anzi la Commissione aveva già dovuto ingoiare lo slittamento dal 2023 al 2024, senza contare che, al momento, i consumatori cosiddetti vulnerabili sono esclusi dal meccanismo.

Questo porta all’aspetto di merito. C’è un divario apparentemente incolmabile tra il dibattito politico e i fatti che ne sono l’oggetto. Pichetto aveva motivato la volontà di dare un altro calcio alla lattina sollevando il rischio di aumenti immotivati dei prezzi; sulla stessa scia si era collocato il Partito democratico. Eppure, il Pd (che ha innescato il processo della liberalizzazione con una legge del 2017) e Pichetto (che ha stabilito le modalità della liberalizzazione con un decreto a maggio 2023) dovrebbero sapere che i consumatori “tutelati” diventeranno clienti di fornitori selezionati attraverso delle gare, con considerevoli opportunità di risparmio. Inoltre, essi manterranno il diritto di cambiare fornitore, scegliendo offerte più convenienti o comunque più adeguate alle loro esigenze. Anche dando credito all’interpretazione più prosaica, secondo cui si volevano evitare polemiche prima delle elezioni europee, il giudizio non può che essere negativo: come dimostra l’esperienza della liberalizzazione del mercato elettrico per le Pmi (2021) e le microimprese (2022) le polemiche si sono spente il giorno stesso in cui si sono tenute le aste. A quel punto, era impossibile negare che i consumatori ne avrebbero tratto vantaggio.

Il paradosso è che, invece di rivendicare una riforma già fatta e sottolineare che essa produrrà dei benefici, mezzo governo si è avvitato in uno sforzo di risolvere un problema creato con le sue stesse dichiarazioni e con la sua stessa pavidità. Semmai, l’esecutivo dovrebbe rilanciare, trovando una soluzione per i vulnerabili e ripensando il sistema dei bonus sociali, farraginoso e in parte iniquo.  Come l’asino di Buridano, il governo sembra incapace di scegliere cosa fare con le riforme: può intestarsele cercando di rendere il paese più aperto e competitivo, oppure può decidere di rigettarle prendendosene la responsabilità. L’indecisione è il peggiore dei mondi possibili, perché crea incertezza e sfiducia sia a livello politico, sia sul mercato.

Istituto Bruno Leoni

Pubblicato in : EditorialeTag: commissione, consiglio dei ministri, consumatori, elezioni, europa, governo, mercati, mercato, merito, opposizione, partito democratico, pd, processo, punto di vista, riforme, soluzione

Info Istituto Bruno Leoni

L’Istituto Bruno Leoni è nato nel 2003 per promuovere le “idee per il libero mercato”.
L’IBL vuole dare il suo contributo alla cultura politica italiana, affinché siano meglio compresi il ruolo della libertà e dell’iniziativa privata, fondamentali per una società davvero prospera e aperta.

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