La nuova legge sulle intercettazioni non metterà nessun bavaglio ai giudici impegnati a combattere la mafia, la delinquenza comune e quella organizzata.
La legge all’esame del Parlamento, libererà il cittadino dall’incubo di essere intercettato come un comune delinquente e sbattuto in prima pagina dei giornali per presunti reati da accertare.
Ciò, scaturisce dal fatto che il giudice inquirente non potrà divulgare notizie del suo lavoro se non è certo dello stretto rapporto tra la persona e il reato in esame.
La nuova legge, aiuterà i cittadini a rispettare e a manifestare apprezzamento per la magistratura, che svolgerà la propria funzione in assoluta autonomia e senza condizionamenti di alcun genere.
Al giornalista, la stessa legge, vieterà di pubblicare in prima pagina del suo giornale la foto e il nome di un cittadino che non ha avuto dalla magistratura alcun avviso di accertamenti giudiziari in corso a suo carico.
Ciò premesso, non si comprende la posizione dei giudici contro la legge che avrebbero dovuto sostenere fino all’ultimo per sottrarsi al ricorrente giudizio negativo sul loro lavoro più di protagonismo politico che per rispetto della giustizia.
Il sospetto del protagonismo finalizzato è avvalorato dai comportamenti di taluni giudici passati alla politica dopo aver fatto parlare di loro sui giornali, in televisione, nei convegni e manifestazioni varie.
La stragrande maggioranza dei cittadini ritiene inspiegabile l’approdo nella sinistra dei giudici che abbandonano la toga per dedicarsi alla politica come parlamentare italiano o europeo.
Una risposta potrebbe essere, secondo una convinzione popolare, la conseguenza della logica della spartizione del potere reale nella prima Repubblica. Si sostiene che alla sinistra toccò la gestione della scuola, dai licei all’università. Di conseguenza la cultura prevalente era quella di sinistra comunista. I professori universitari erano prevalentemente comunisti.
Il primato dei professori comunisti era nella facoltà di Giurisprudenza, dove si preparavano i futuri giudici alla cultura comunista.
Un episodio di grande incidenza politica fu la decisione del giovane giudice Luciano Violante, che fece arrestare il Conte Edgardo Sogno, eroe della resistenza e medaglia d’oro al valore militare.
Oggi la magistratura mira a conquistare la supplenza politica del potere legislativo. Il Parlamento se non vuole confligere con la magistratura deve operare in base alle indicazioni formulate dalla stessa. Altrimenti è pronta la Corte Costituzionale a dichiarare anticostituzionale la legge del Parlamento. Basti prendere atto delle difficoltà procedurali che sta incontrando l’approvazione della legge sulle intercettazioni, per convincersi della forza frenante della magistratura sulla produzione di norme in Italia.
La magistratura ha pure un forte potere condizionante l’informazione. Non c’è notizia giornalistica o televisiva che non sia un resoconto di decisioni dei giudici. Prevale, in buona sostanza, la cronaca violenta e preoccupante.
Tutto ciò trova consenzienti i padroni, i direttori, i giornalisti perché, con poco spreco di energia intellettuale, fanno ottimi risultati di divulgazione del giornale pieno di pubblicità e di veri e propri bollettini di guerra tra delitti, droga, incidenti, prostituzione, corruzione, stupri, camorra e mafia. Ogni tanto si può trovare un trafiletto culturale.
Domenico Civitano

Appunto. Basta soffermarsi a riflettere sul contrasto (veramente incostituzionale ) tra il diritto di “cronaca” ( od avidità di “conoscere” e smania di far conoscere i fatti altrui ) ed il diritto alla libertà e dignità personale ,per rendersi conto che qualcuno “ciurla nel manico”.
Giornalisti e Magistrati li paghiamo noi ,direttamente od indirettamente , ma perchè svolgano i propri compiti con l’impegno e lo scrupolo necessari …non per acquisire potere e denari ulteriori sfruttando (cioè con il minimo impegno personale ) la funzione demandata.