In principio fu la “regola”.
La scelta derivata dalle esperienze, dalle emulazioni, dalle similitudini.
La “regola” ha determinato i criteri nutrizionali, prima; le tecniche di sopravvivenza, poi. Il fuoco e le sementi, le felci e il fango cotto .
Un evento/evenienza vitalistico, psicologico e esistenziale, che condusse (ha condotto e conduce ancora) l’individuo a isolarsi o confondersi in una condivisione di utilità, pratiche o spirituali.
La “regola” si osserva in funzione delle specificità dei fini. Si apprende nel vissuto, nella osservazione dei comportamenti, nel successo o nella imperfezione dei comportamenti.
Dalla “regola” ci si esclude, non si è esclusi, per abbandono all’impotenza, alla inefficienza, alla demolizione di sé.
Era il tempo in cui, tramandano le storie, anche gli dei si compiacevano nella ”regola”.
La “regola” della immortalità si consumava nell’intrigo/congiungimento con gli umani; quando gli dei alteravano/modificavano la loro natura, la provvista espansiva o implosiva del divino.
E, contaminati dai fugaci incontri, gli uomini pretesero ad adottarne la regola. Modificando la propria e escludendo chi ne proseguiva la pratica.
Fu la legge.
La legge: il modo imperativo e costrittivo del tentativo di espansione della specie.
Espansione, non sopravvivenza, giacchè il risultato da perfezionare non è nella quantità ma nella qualità.
In funzione della qualità, la legge non ha cura delle singole pulsioni e, priva di stimoli o resistenze morali, soddisfa la sola necessità di ridurre le esigenze a un livello minimo di soddisfazione. Genera – essendone generata- il diritto, ovvero la presunzione dogmatica di causale che incita al terrore verso il laico “mentre”, verso il religioso “dopo”. Poi, la manipolazione di sovrapposizioni tra il “mentre” e il “dopo”, sdoppia, unifica, moltiplica, articola le argomentazioni della causale, declinando i vari diritti pubblici, penali, privati, internazionali.
Se l’abbandono della “regola” porta al sacrilegio, al tradimento (situazioni che implicitano una pregressa consistenza di valori esistenziali/morali), la violazione della legge persegue, da se stessa, la propria sussistenza coartante; con la eliminazione, la umiliazione corporale, la esecrazione sociale (eventi significativi di un effetto di disfacimento della solidarietà sociale).
Il legaccio del fascio della legge (quindi, dei diritti) è il legaccio allentato ora del realismo sociologico, ora della pretesa naturalistica, ora del normativismo metafisico, ora del divenire causale della norma -del diritto vivente-; in una parola, il ricettacolo degli abusi in cui la legge precipita per l’autentica del suo motivo/fine originario.
Tra astrazioni e interpretativismi temporanei, trovano ragione di esibizione e di declamazione gli apologeti: i motivatori e i religiosi della legge, gli uni mistificando, gli altri manipolando. Entrambi ignari di esserne strumento in un contesto di destinazione della specie che non possono gestire e, perciò inconsapevoli, sono salvati dalle abiezioni, di valore e di giudizio, cui, con pervicacia, si dedicano per ottenere privilegi e scalate sociali di evidenza.
La legge è la più illusa delle illusioni umane. Ma sono caduto, anch’io, in un inutile, astratto, gioco di interpretazioni e definizioni apodittiche. Vacuità linguistiche. Epperò “dove non c’è legge non c’è ingiustizia” (Thomas Hobbes, Leviatano”, I, 13)

Certo dove c’è legge non c’è ingiustizia perche la legge provoca l’ingiustizia. La legge che dovrebbe essere interpretazione del pensiero parlamentare, quindi appannaggio di molti, è diventata risultato di decreto, quindi appannaggio di pochi fino a scambiare il lodo per legge ad personam.
Finchè continuerà ad essere così la legge sarà un tristo pensare ad un metro da te senza la visione politica, senza la visione della giustizia come astrazione, con la consapevolezza di rendere migliore la vita dei più.
Oggi è tutto asfittico fino ad usare la legge per togliere diritti, per fare del male per controllo. L’ultimo decreto proprio oggi contro i lavoratori in assemblea sindacale che hanno lasciato chiuso il colosseo per due ore.
Una vergogna siamo diventati. Se non c’era la legge non c’era l’ingiustiIa, ma senza la legge c’è anche il caos. Quindi è da sperare ad un ritorno alla legge per il bene di tutti e non per il bene di pochissimi.
è molto interessante…