Ci sono difetti e problemi, incongruenze e disfunzioni che magari sembrano piccole cose ma messe insieme possono diventare un grosso problema.
Che l’estate 2015 dell’Italia turistica sia andata bene lo dicono tutte le statistiche. Aumentati i turisti, anche stranieri, aumentate le notti passate in alberghi, aumentati di un po’ i periodi di vacanza, soprattutto nelle località più popolari e a multi offerta: divertimento, mare, sole arte, cultura. Ciò è un bene. Perché, per usare una espressione cara al presidente Renzi, se “l’Italia riparte” lo può fare benissimo valorizzando il suo petrolio principale cioè coste, musei, villaggi, borghi, insenature, monti. Luglio da primato tra mari e monti, agosto come non si vedeva da anni, grazie anche al bel tempo e al gran caldo che hanno indotto tanti a fare viaggi di refrigerio invece di buttarsi su termoconvettori. Ma non dobbiamo dormire sugli allori, per di più temporanei, e non dobbiamo mettere la testa nella sabbia appena qualcuno ci dice: sì però. Perché anche nell’Italia turistica, che riprende, ci sono molte zone in cui, come si dice da molte parti, casca l’asino. Ci sono difetti e problemi, incongruenze e disfunzioni che magari sembrano piccole cose ma messe insieme possono diventare un grosso problema e viste dagli stranieri una minaccia o un ostacolo alla buona vacanza, al bel viaggio. Vediamo due o tre punti dove casca l’asino. Il primo è davvero macro. Lo vedrebbe anche un bambino. Venezia e Rimini, due delle capitali mondiali del turismo e delle vacanze, per tutti gli interessi possibili e moltiplicabili, dal divertimento all’arte dal glamour al benessere, non hanno tra loro un collegamento decente. 2015: Venezia sta a Rimini come una volta a cavallo Firenze stava a Mantova, anzi forse a cavallo un Medici arrivava prima a casa Gonzaga. Un danese o un americano che un giorno da Venezia volesse andare a Rimini e un russo che un giorno da Rimini volesse andare a Venezia scoprirebbero che in treno ci voglio dalle 3 ore e mezza alle 4 ore e mezza (se va bene) e in auto quasi tre ore facendo le autostrade, tanti auguri sulla Bologna Padova, e non si sa quante ore, dalle 4 alle 6 scegliendo l’avventura quasi western della Romea e dell’Adriatica. Benvenuti in Deltalandia. Anche un socioeconomista di primo pelo capirebbe che unire in collegamenti veloci o accettabili due mostri del richiamo turistico come Venezia e Rimini significherebbe fare una massa critica inaudita. Pensare: sole e spiaggia sino alle 19 e poi apertivo o mostra a Venezia dalle 20.30. No , è un sogno, Ora pensare di farlo diventerebbe un incubo. Altro punto dove casca l’asino è la gestione dei mini e medi ritardi degli arrivi dei treni nelle nostre soavi stazioni. Capita, è capitato, che per un treno in arrivo con un ritardo di dieci minuti siano stati cambiati tre binari: Da tabellone arrivava sul 5, spostato sul 9, poi ri – spostato sul 7 poi andato sull’11: vi immaginate le frotte di viaggiatori con trolley e borse a scalare marciapiedi e scalinate come in un film di Fantozzi?! Vi immaginate l’impressione che riportano con questa esperienza i turisti americani, russi, francesi e cinesi? Potremmo buttarla sull’esercizio fisico se non fosse per le attempate signore o i nonni con bastone che dopo una palestra così chiudono con le stazioni e forse con l’Italia. Altra zona dove casca l’asino è la segnaletica del Belpaese. Sulle autostrade e sulle grandi tangenziali capita di vedere tabelloni disegnati o con foto che illustrano e celebrano panorami stilizzati tipo paesi storici, vette, palazzi, ambienti naturalistici. Su alcune autostrade, ad esempio sulla A12 Genova Rosginano tratto della Versilia, quei cartelloni una volta artistici sono diventati, per smog, intemperie e degrado, delle specie di macchie indefinite, a malapena si legge la scritta. Non sarà grave come non poter andare da Venezia a Rimini in un’ora ma è pur sempre segno di sciatteria e degrado. Tutto fa immagine e quello fa disagio. Se non riuscite a pitturarli almeno toglieteli. Una distrazione in meno.

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