Ho letto, nel sito di “Veneto Liberale” (www.venetoliberale.ilcannocchiale.it), l’articolo titolato «Per la nascita del partito delle riforme» (26/11/2007). Mi ha colpito il riferimento alla legge “Acerbo”, la legge elettorale voluta da Mussolini, con la quale si votò nelle elezioni del 6 aprile 1924. Perché si richiama quella legge nel dibattito politico odierno? — si chiede l’autore, convinto sostenitore del maggioritario — «dove sono i fascisti?». Sono ben lieto che oggi non ci sia alcuna forza politica organizzata che abbia le caratteristiche dei fascisti, quali l’Italia conobbe nel Ventennio. Tuttavia, anch’io, in ripetute occasioni, ho fatto riferimento, in negativo, alla legge “Acerbo”, come modello di legge elettorale tendente a garantire, con un premio di maggioranza, il costituirsi di una congrua maggioranza numerica in seno all’Assemblea parlamentare. Ho scritto: «né la legge elettorale inglese, né quella tedesca, prevedono alcuna maggioranza numerica garantita. Non bisogna stancarsi di ricordare che la legge elettorale Acerbo (quella applicata nelle elezioni del 1924), per fortuna, non è l’unico modello di sistema elettorale cui ispirarsi».
Il fatto è che tra Forma di governo parlamentare (prevista dalla Costituzione vigente) e maggioranza numerica predeterminata “per legge” c’è incompatibilità logica, prima che politica. Infatti, una maggioranza parlamentare precostituita “per legge” deve fare un’unica cosa: votare disciplinatamente i provvedimenti, di volta in volta, proposti dal Governo. La funzione del parlamentare si risolve nello schiacciare il bottone giusto, al momento delle votazioni. Se il Parlamento si riduce a questo, c’è davvero da chiedersi se abbia senso continuare a corrispondere ai parlamentari il trattamento economico ed i privilegi oggi loro accordati. Si potrebbe obiettare che resta impregiudicato il potere dei deputati di maggioranza di negare il loro voto al Governo, così da indurlo alle dimissioni, ponendo anticipitamente fine alla legislatura. Possibilità teorica: ai deputati dissidenti sarebbe richiesto il suicidio politico. In futuro non sarebbero nemmeno ricandidati: si ricordi che la legge elettorale attualmente vigente, la legge 21 dicembre 2005, n. 270, attribuisce alle segreterie dei partiti ogni potere circa la composizione delle liste elettorali, mentre gli elettori non ci possono mettere becco. Per questo aspetto, l’eventuale vittoria del SI al referendum non cambierebbe alcunchè. Il modello teorico della legge “Acerbo” (con quantificazioni diverse) è già stato adottato dal precedente Governo di Centro-Destra quando si trattò di approvare la legge elettorale vigente. Per cambiare davvero occorre una nuova legge elettorale.
Livio Ghersi

Condivido in pieno le tue riflessioni sull’anticostituzionalità della vigente legge elettorale a sistema maggioritario con vocazione totalitaria. In gioco è quel poco di democrazia, che non è ancora al capolinea. Spesso, con la mente, rivedo la terribile scena della morte degli egiziani, per colpa dei Faraoni, che non credevano nel Dio di Moser, nel film “I Dieci Comandamenti. L’Italia, oggi, è piena di Faraoni ignoranti e prepotenti, come di cittadini furbi ed egoisti, di deboli e di paurosi. Manca Moser.
Domenico Civitano