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La guerra parallela

Noi siamo la preda della guerra parallela tra Putin e Usa seduti ad un medesimo tavolo diplomatico, in apparente ricerca di un accordo, come se combattessero dalla medesima parte contro il fanatismo dell’islam.

di Enrico Martelloni | 24 Gennaio 2016

Sono i momenti che apparentemente nulla accade, quelli più pericolosi. Quel tempo che divide l’evento dai giorni della quotidianità, che si fanno sempre più corti, mentre la guerra incalza combattuta in molti modi: stragi, invasioni, attentati, stupri, violenze d’ogni genere, non solo lontano da noi, ma sempre più vicino a noi. Il rischio è l’estinzione dell’Europa come la conosciamo che rende i problemi di politica interna roba da comari, da bisticci tra condomini; in Italia, come nel resto degli Stati europei. Noi siamo la preda della guerra parallela tra Putin e Usa seduti ad un medesimo tavolo diplomatico, in apparente ricerca di un accordo, come se combattessero dalla medesima parte contro il fanatismo dell’islam, complesso e tortuoso nelle sue multiple facce. E’ una guerra iniziata da qualche tempo, attraverso le molte guerre locali distribuite per il Mondo. Alcuni eventi l’hanno accelerata e tra questi eventi, quelli di due anni fa in Ucraina: la rivoluzione di Maidan e l’occupazione della Crimea. L’invasione degli oblast di Donets’k e Luhans’k, con i carri armati di Putin. I tir bianchi dei falsi soccorsi umanitari dove i russi portavano armi ai ribelli, spesso delinquenti comuni che per un pugno di dollari al giorno hanno fatto il lavoro sporco, mentre ritornavano carichi di morti, o con il frutto del saccheggio delle industrie ucraine abbandonate. Senza dimenticare l’aereo di linea malese abbattuto sopra quei cieli dove sono morti centinaia di europei, o il tentativo di occupare Mariupol ed aprirsi un corridoio nella valle D’Azov, per avere un contatto via terra con la Crimea. Oggi la penisola di Crimea è senza acqua e senza corrente elettrica, dove alla fonda di Sebastopoli, la Russia ha la sua più importante flotta navale con la quale dare sostegno alla Siria di Bashar al Assad che contemporaneamente a quella sul mar Caspio, bombardano gli oppositori del regime siriano come denunciato già a settembre da Amnesty International. Contemporaneamente a questo evento, le rivendicazioni di Al Qaeda e le conquiste del Califfato islamico hanno distolto lo sguardo dalla delicata situazione della crisi Russo – Ucraina. L’esplosione in Africa e ancor più in Siria della guerra civile, Isis e Al Qaeda già in fermento, i popoli nord africani in movimento verso l’Europa, per un giro d’affari cui le varie mafie non sono indifferenti, hanno reso incandescente la situazione. In questo contesto, Putin ha lanciato il suo paese alla riscossa geopolitica mettendo in gioco l’economia della Russia che corre verso il fallimento. Dopo le sanzioni e l’isolamento della Russia e dal G20 per l’occupazione di parte dell’Ucraina, sono cominciati gli attentati: prima, in Canada e in Australia da fanatici islamici provenienti dai campi di addestramento del vassallo di Putin, Kadirov, dove Al Qaeda e Isis, trovano nella piccola repubblica caucasica cecena il punto di riferimento militare per la formazione delle proprie cellule combattenti. L’Europa è lì, quasi passiva che accusa i colpi inferti per le stragi e gli stupri, inesistente, politicamente impotente, mentre rischia di dissolversi e con sé il suo patrimonio democratico e la propria cultura faticosamente giunta ad un buon livello di tolleranza. La mossa di Putin ha un proposito preciso: accentuare la fuga verso l’Europa occidentale, soprattutto di maschi, di migliaia di profughi islamici che mai sarebbero andati nella depressa Russia oggi in mezzo ad una gravissima crisi economica e finanziaria. Questa è la vera bomba atomica che Putin era disposto a sganciare per avere la Crimea e il gas del Mar Nero. Questa è in proiezione futura l’arma per creare una guerra civile in Europa.  Nel nuovo anno con gli stupri e le violenze sessuali in Germania e in Svezia abbiamo avuto già un bell’antipasto; se non fossero bastate le stragi ecco gli stupri di massa: la chiamano Taharrush Gamea, che durante la primavera araba è stata ampiamente praticata. Si tratta di una barbarie, che consiste nel creare tre cerchi di maschi attorno alle vittime femmine prescelte. Il primo cerchio abusa, il secondo guarda e il terzo distrae i passanti. E’ quello che è accaduto a Colonia come da altre parti e serve come punizione alle donne che non hanno rispetto della tradizione islamica. E’ l’Europa occupata dagli arabi, da quella parte fanatica arcaica e violenta arrivata quaggiù per conquistarla. In questo Putin spera, per cercare di spezzare l’isolamento dal resto del mondo che l’ha condannato. I problemi si sommano e sfuggono al controllo, ma tutto questo non va a vantaggio della pace e della democrazia. Esiste in questa guerra parallela, la gestione del prezzo del petrolio. Il crollo del greggio, che gli Usa e le condizioni politiche internazionali controllano. E’ un’arma efficace contro Isis che oggi trova difficoltà a piazzare il suo e rifornirsi di valuta per continuare la guerra. Mai, forse, come oggi le armi finanziarie sono state impegnate in modo massiccio in guerra come in questa.

Pubblicato in : MaidanTag: anni, crisi, crisi economica, democrazia, europa, fallimento, finanziaria, g20, germania, italia, lavoro, massa, mondo, movimento, putin, regime, repubblica, siria, sostegno, usa

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Enrico Martelloni

    26 Gennaio 2016 alle 21:09

    …che non riesce neppure a liberare due militari italiani in India….

    Rispondi
  2. Claudio Fogazza

    24 Gennaio 2016 alle 16:00

    nel logoramento della guerra fredda fra Russia e USA una terza potenza militare emerge ed è l’Italia – presente ormai in tutti gli scacchieri caldi del mondo

    Rispondi

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