La mossa congiunta di Francia e Germania a favore dello stanziamento di 500 miliardi europei destinati ai Paesi più colpiti dalla crisi Covid, in vista del “recovery fund”, contiene segnali innovativi fino a ieri impensabili. La Germania accetta un debito comune! E infatti perde la leadership dei Paesi ora definiti “frugali”, che si affidano all’Austria, quella che chiude “sovranamente”, cioè contro di noi, le frontiere del Brennero.
E’ vero che c’è sempre un pò di arroganza quando il binomio Merkel-Macron sale alla ribalta, è vero che l’Italia appare sempre tagliata fuori, persino ora che dopo l’uscita del Regno Unito è la terza forza europea.
Ma nella sostanza, quella conferenza del 18 maggio ha segnato qualcosa di davvero inaspettato, che va valorizzato, passando anche sopra il fatto che 500 miliardi sembrano pochi. Il Parlamento europeo ne ha chiesti 2000 e la Commissione ha parlato di almeno 1000, e infatti è probabile che ne aggiunga altri, sotto forma di prestiti. Ma non è la quantità, è la qualità che colpisce.
I fatti notevoli sono almeno due: innanzitutto che la Germania non solo accetta (è la prima volta), ma promuove la sottoscrizione di un debito comune, e poi che quei soldi sarebbero erogabili “a fondo perduto” solo per chi ha problemi veri. Nell’ultimo Consiglio europeo si era parlato timidamente solo di una quota, e i “frugali” appunto non ci stanno. “Regali” agli spendaccioni del Mediterraneo proprio no.
All’Italia, che già riceve da BCE più di quanto pesa economicamente, potrebbe arrivare una quota proporzionale non alla sua forza in Europa (circa il 12%), ma ai guai che ha attraversato. Si parla anche di 100 miliardi, più di quello che ha già stanziato a debito in questa terribile primavera. Come dire, due decreti gratis e ancora un po’.
L’idea di Merkel (che sfrutta l’enorme fiducia riconquistata in Germania, per trainare l’opinione pubblica scettica) e di Macron (che butta sulla bilancia l’europeismo di cui si ritiene campione) è quella di finanziare il nuovo fondo con debito comune europeo gestito dalla Commissione a nome di tutti (siamo quasi agli eurobond). Materialmente, i soldi sarebbero raccolti sul mercato e distribuiti dalla Commissione e non dagli Stati, che li ripagheranno aumentando nel tempo il proprio normale contributo al bilancio, oggi molto magro. Con questi soldi, la Commissione rimborserà a lungo termine – con interessi bassi o addirittura sottozero – quello che alcuni Paesi, riceveranno già dal 2021, o ancor prima, se verrà anticipato un ponte finanziario nel 2020.
Per andare sul concreto: se l’Italia ricevesse 100 miliardi a fondo perduto cui attingere per le proprie necessità, restituirà circa la metà nei decenni successivi, ma sempre sotto forma di contributi al bilancio UE, quindi anche a se stessa. Di fatto, visti i diversi interessi che pagano i Paesi sul proprio debito (noi almeno 1,64%, la Germania -0,5%, la Francia -0,02%), è come se i Paesi più ricchi trasferissero risorse ai Paesi più colpiti dalla pandemia. Il teorema Salvini-Meloni sarebbe del tutto rovesciato.
Ora che il conflitto è già in atto, tocca alla politica, e c’è da sperare che quella italiana non sia flebile come sempre. Entro la metà di giugno si decide. Importante è che il fronte del no si sia rotto e il piccolo arcipelago fino a ieri attestato sul rigorismo tedesco sia oggi allo scoperto. Quanto ai sovranisti dell’est, si sa che criticano ma incassano con ingordigia, in genere ai danni degli amici sovranisti italiani. Si faranno sentire solo per spartire.
Tocca alla Commissione uscire dal guado, probabilmente aggiungendo fondi a prestito, ma la vera battaglia sarà sulle condizioni riguardanti il fondo perduto. Ti do soldi, ma fammi capire come ti comporti, che riforme intendi fare, e qui il film visto sul Mes, fatto di sospetti e pregiudizi, potrebbe ripetersi perché le condizioni giustamente ci staranno. Speriamo che i miliardi del fund non siano considerati “inadeguati” come dice Conte del Mes. Altrimenti ci diranno che non ne abbiamo bisogno. Fosse vero…
Beppe Facchetti

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