
“Se una persona è mediocre, puoi porle la domanda più acuta del mondo: ti risponderà sempre in modo mediocre. Mi rivolgo al presidente Donald Trump.”
La Gaza Humanitarian Foundation, sostenuta dagli Stati Uniti e da Israele, aprirà oggi tre centri di distribuzione. Lo comunica il Times of Israel. Il sito di Wadi Gaza, nella Striscia centrale, aprirà alle 6 del mattino, mentre i due siti di Tel Sultan nel sud di Gaza apriranno a mezzogiorno. La Ghf ha chiesto agli abitanti di Gaza di non avvicinarsi ai siti prima dell’orario di apertura. La Gaza Humanitarian Foundation riferisce di aver distribuito ieri altre 17.000 casse di cibo in tre siti a Rafah e nella Striscia di Gaza centrale, un giorno dopo aver dichiarato di essere stata costretta a chiudere le operazioni a causa delle minacce al suo personale da parte di agenti di Hamas. L’organizzazione ha riferito inoltre di aver consegnato 11 camion di aiuti ai leader della comunità palestinesi per la distribuzione nel nord di Rafah, nell’ambito di un programma pilota che prevede la consegna diretta dei rifornimenti ai cittadini di Gaza, anzichè costringerli a percorrere lunghe distanze e attraversare le linee delle Idf per ricevere gli aiuti. “Esamineremo le operazioni e valuteremo se questa sia un’opzione praticabile per il futuro”, afferma. Se Freedom Flotilla, la nave che trasporta aiuti per Gaza, non si fermerà e tornerà indietro verrà abbordata da un commando dell’esercito israeliano e condotta nel porto di Ashdod. Lo riferisce un funzionario israeliano al Canale 12, spiegando che se fosse permesso alla nave di attraccare a Gaza, un’ondata di altre navi la seguiranno. “Non permetteremo che ciò accada”, ha concluso. L’esercito israeliano ha affermato che, a seguito di un processo di identificazione, è ora confermato che uno dei corpi trovati dalle truppe in un tunnel sotto l’ospedale europeo a Khan Younis appartiene a Sinwar. Il leader di Hamas è stato ucciso in un attacco israeliano il 13 maggio, insieme a Muhammad Shabana, comandante della Brigata Rafah del gruppo terroristico, e Mahdi Quara, comandante del Battaglione South Khan Younis. Sempre nel tunnel, l’esercito afferma di aver individuato diversi oggetti appartenenti a Sinwar e Shabana, tra cui carte d’identità e armi. L’Idf ha aggiunto che gli altri corpi sono ancora in fase di identificazione. “Il ministro della Difesa israeliano ha nuovamente minacciato l’uso illegale della forza contro i civili, tentando di giustificare la violenza con accuse infondate. Non ci faremo intimidire”, si legge in una nota diffusa da freedom Flotilla su Telegram. “La Madleen è una nave civile pacifica, disarmata, che naviga in acque internazionali con aiuti umanitari e difensori dei diritti umani a bordo. Questa missione e’ indipendente, guidata solo dalla coscienza e dalla solidarietà con Gaza”, si ricorda. “Restiamo calmi e pronti ad affrontare una possibile aggressione israeliana”, si legge ancora, “chiediamo ai governi di tutto il mondo di esortare Israele a desistere. Non ha alcun diritto di ostacolare la nostra missione o di imporre il suo blocco illegale e brutale. La Madleen batte bandiera britannica, il che significa che anche il Regno Unito ha il dovere legale di proteggere la sua nave e i suoi cittadini”. I media palestinesi hanno segnalato diversi pesanti raid aerei nel nord di Gaza, nell’area di Jabalia. Le Forze di difesa israeliane hanno avvertito nelle scorse settimane che la zona di Jabalia è un’area di combattimento, invitando i civili a evacuare. Gli Stati Uniti e Israele avrebbero concordato che la Forza di Interposizione delle Nazioni Unite in Libano (Unifil) debba cessare le sue operazioni nel Libano meridionale: lo affermano il Jerusalem Post e Israel Hayom, che citano non meglio precisate fonti. L’amministrazione americana ha deciso di non rinnovare il mandato dell’Unifil e, a quanto pare, Israele “non ha cercato di convincerli del contrario”, scrive il Jp. Ora il voto sul mandato è demandato entro pochi mesi al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, dove gli Usa hanno diritto di veto. Teheran ha minacciato di ridurre la sua cooperazione con l’Agenzia Internazionale perl’Energia Atomica (Aiea) dell’Onu se verrà adottata una risoluzione anti-iraniana durante la riunione del Consiglio dei Governatori dell’agenzia, che inizierà lunedì a Vienna.”Certamente, l’Aiea non dovrebbe aspettarsi che la Repubblica Islamica dell’Iran continui la sua ampia e amichevole cooperazione”, ha dichiarato Behrouz Kamalvandi, portavoce dell’Organizzazione per l’Energia Atomica dell’Iran, quando gli è stato chiesto dalla televisione di stato quale sarebbe la risposta dell’Iran in caso venga adottata una risoluzione sfavorevole al Paese. La cortina di silenzio che delimita l’Iran dal resto del mondo.
Giuseppe Basilico

Lascia un commento