Oggi, data l’emergenza a causa della crisi del settore finanziario, dei piani di austerità che ne conseguono, a causa dell’insediamento di tecnocrati senza elezioni ai vertici degli Stati, si ripropone la spaccatura a sinistra tra i massimalisti ed i riformisti.

Il significato del termine, tuttavia, risale agli anni della nascita dei movimenti socialisti, delle grandi spaccature partitiche, e del pensiero filosofico-politico che dietro vi si celava.
Si parlava di riformare il capitalismo, con o senza rivoluzione, e si parlava di rifiuto delle istituzioni borghesi, di negazione ed abbattimento dello Stato borghese.
Si inneggiava alla Rivoluzione, i comunisti, e si accusavano di tradimento i socialdemocratici.
Sì, i cosiddetti “socialtraditori”, gli “opportunisti”, coloro che, si diceva, avevano accettato le istituzioni borghesi ed il capitalismo per andare a fare i parlamentari ed i ministri, sebbene per promuovere la giustizia sociale.
La gallina dalle uova d’oro, il capitalismo e la meritocrazia, aveva dei sostenitori anche a sinistra, ed erano i socialisti democratici in tutta Europa, sebbene ci fossero arrivati attraverso percorsi lunghi e difficili come la famosa Bad Godesberg tedesca.
Alla caduta del Muro di Berlino, travolto dalla storia e dal crollo del mito della Rivoluzione, parte della sinistra italiana si trova senza referenti ideologici.
L’unica speranza per diventare un Paese aperto civile e moderno è apparsa a tutta la sinistra italiana, come a quella europea, la strada del socialismo democratico.
L’unica alternativa alla visione classista o pietista era, allora come oggi, il socialismo democratico.
Oggi, data l’emergenza a causa della crisi del settore finanziario, dei piani di austerità che ne conseguono, a causa dell’insediamento di tecnocrati senza elezioni ai vertici degli Stati, si ripropone la spaccatura a sinistra tra i massimalisti ed i riformisti.
Tra coloro che per istintiva reazione non accettano la “macelleria sociale” e coloro che razionalmente ritengono che la soluzione non sia nell’eliminare o superare il capitalismo o la sua versione moderna del capitalismo finanziario ma, al contrario, ritengono – e sono gli odierni riformisti – che le riforme debbano portare una maggiore collaborazione tra i soggetti coinvolti nel processo industriale e finanziario del capitalismo, attraverso forme di compartecipazione alla gestione delle imprese e delle banche (Mitbestimmung), attraverso forme di democrazia industriale che rendano il capitalismo piu’ equo, piu’ condiviso e piu’ sociale. Wir sind sozial (Noi siamo solidali) direbbero i socialdemocratici tedeschi.

Lascia un commento