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La gallina dalle uova d’oro e la Mitbestimmung

di Leonardo Scimmi | 22 Gennaio 2012

Oggi, data l’emergenza a causa della crisi del settore finanziario, dei piani di austerità che ne conseguono, a causa dell’insediamento di tecnocrati senza elezioni ai vertici degli Stati, si ripropone la spaccatura a sinistra tra i massimalisti ed i riformisti.

In questi ultimi anni si è forse abusato del termine “riformismo”, tanto che tutte le forze politiche dello scenario italiano si dichiaravano in qualche modo riformiste.
Il significato del termine, tuttavia, risale agli anni della nascita dei movimenti socialisti, delle grandi spaccature partitiche, e del pensiero filosofico-politico che dietro vi si celava.
Si parlava di riformare il capitalismo, con o senza rivoluzione, e si parlava di rifiuto delle istituzioni borghesi, di negazione ed abbattimento dello Stato borghese.
Si inneggiava alla Rivoluzione, i comunisti, e si accusavano di tradimento i socialdemocratici.
Sì, i cosiddetti “socialtraditori”, gli “opportunisti”, coloro che, si diceva, avevano accettato le istituzioni borghesi ed il capitalismo per andare a fare i parlamentari ed i ministri, sebbene per promuovere la giustizia sociale.
La gallina dalle uova d’oro, il capitalismo e la meritocrazia, aveva dei sostenitori anche a sinistra, ed erano i socialisti democratici in tutta Europa, sebbene ci fossero arrivati attraverso percorsi lunghi e difficili come la famosa Bad Godesberg tedesca.
Alla caduta del Muro di Berlino, travolto dalla storia e dal crollo del mito della Rivoluzione, parte della sinistra italiana si trova senza referenti ideologici.
L’unica speranza per diventare un Paese aperto civile e moderno è apparsa a tutta la sinistra italiana, come a quella europea, la strada del socialismo democratico.
L’unica alternativa alla visione classista o pietista era, allora come oggi, il socialismo democratico.
Oggi, data l’emergenza a causa della crisi del settore finanziario, dei piani di austerità che ne conseguono, a causa dell’insediamento di tecnocrati senza elezioni ai vertici degli Stati, si ripropone la spaccatura a sinistra tra i massimalisti ed i riformisti.
Tra coloro che per istintiva reazione non accettano la “macelleria sociale” e coloro che razionalmente ritengono che la soluzione non sia nell’eliminare o superare il capitalismo o la sua versione moderna del capitalismo finanziario ma, al contrario, ritengono – e sono gli odierni riformisti – che le riforme debbano portare una maggiore collaborazione tra i soggetti coinvolti nel processo industriale e finanziario del capitalismo, attraverso forme di compartecipazione alla gestione delle imprese e delle banche (Mitbestimmung), attraverso forme di democrazia industriale che rendano il capitalismo piu’ equo, piu’ condiviso e piu’ sociale. Wir sind sozial (Noi siamo solidali) direbbero i socialdemocratici tedeschi.

Pubblicato in : Primo pianoTag: bad godesberg, sinistra italiana, socialismo democratico, tecnocrati

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