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La Francia scossa dagli studenti

Dopo le proteste dei giorni scorsi la Francia affronta oggi un’altra giornata di manifestazioni di massa organizzate dagli studenti e sostenute da vari sindacati. Più di 1.800 scuole superiori ed università hanno sospeso le lezioni, con decine di migliaia di manifestanti scesi in piazza in tutto il Paese, soprattutto a Parigi, teatro della protesta principale. Secondo un comunicato del ministero dell’Interno francese pubblicato il 5 ottobre, dall’inizio delle manifestazioni sono oltre 5.000 le persone fermate dalla polizia, di cui l’87% minorenni; fonti giornalistiche parlano di più di 200 adolescenti, 700 membri delle forze dell’ordine e 80 docenti tra i feriti. Tra questi, un 15enne che ieri ha perso una mano negli scontri con la polizia, un altro ragazzo che ha perso un occhio e un altro gravemente ferito al volto.

di Istituto Ispi | 7 Ottobre 2026

Dopo le proteste dei giorni scorsi la Francia affronta oggi un’altra giornata di manifestazioni di massa organizzate dagli studenti e sostenute da vari sindacati. Più di 1.800 scuole superiori ed università hanno sospeso le lezioni, con decine di migliaia di manifestanti scesi in piazza in tutto il Paese, soprattutto a Parigi, teatro della protesta principale. Secondo un comunicato del ministero dell’Interno francese pubblicato il 5 ottobre, dall’inizio delle manifestazioni sono oltre 5.000 le persone fermate dalla polizia, di cui l’87% minorenni; fonti giornalistiche parlano di più di 200 adolescenti, 700 membri delle forze dell’ordine e 80 docenti tra i feriti. Tra questi, un 15enne che ieri ha perso una mano negli scontri con la polizia, un altro ragazzo che ha perso un occhio e un altro gravemente ferito al volto. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha annunciato che andrà incontro alle richieste degli studenti, mentre l’Union syndicale lycéenne, la principale organizzazione sindacale dei licei francesi nonché uno dei principali organizzatori delle manifestazioni, ha detto che il governo “non ha offerto nulla di concreto” in risposta alle rimostranze dei giovani, e denuncia la repressione violenta delle forze dell’ordine. La mobilitazione, nata per protestare contro le condizioni del sistema scolastico, si è radicalizzata settimana scorsa e si inserisce nella cornice di una più profonda e radicata insoddisfazione sociale, che da mesi scuote la Francia a causa del carovita. Il governo ha presentato un contestato piano di austerità fiscale che, oltre ad esacerbare le proteste, potrebbe avere conseguenze politiche in vista delle elezioni dell’anno prossimo. In parallelo, il presidente Emmanuel Macron insieme al cancelliere tedesco Friedrich Merz chiedono a Bruxelles maggiori tutele commerciali.

Perché protestano gli studenti

La protesta è nata quasi casualmente lo scorso 21 settembre presso il liceo Saint Exupéry, in una banlieue di Parigi, quando gli studenti si sono spontaneamente uniti ai loro insegnanti che scioperavano a causa della mancanza di personale e risorse. Sebbene lo sciopero si sia concluso con l’arrivo di nuovi docenti e fondi destinati all’istituto, nel frattempo le rivendicazioni e le richieste si sono estese a livello nazionale, portando alle mobilitazioni di massa di questi giorni, con circa metà dei licei francesi costretti a sospendere le lezioni. A rincarare la rabbia degli studenti sono state le violenze di questi giorni da parte della polizia, come denunciato dai sindacati, e a cui ha risposto il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray sostenendo che il movimento studentesco sia infiltrato da elementi estremisti, e quindi violenti. Tra le principali richieste dei cortei ci sono la garanzia che i professori assenti vengano sempre sostituiti, la revisione dell’orario scolastico (che oggi va dalle 8 alle 18) e un prolungamento della pausa pranzo. Stando alle promesse di Lecornu, il governo cercherà di soddisfare queste richieste ed esaminerà anche i lavori di manutenzione necessari negli istituti scolastici più vecchi, chiedendo ai ministri di presentare le prime proposte entro la fine di ottobre. Trovare fondi residui, tuttavia, si preannuncia complicato, soprattutto in virtù del bilancio per il 2027 presentato dal governo giovedì scorso, che verrà discusso dall’Assemblea nazionale a partire dal prossimo 13 ottobre e che prevede un piano di austerity per risparmiare 54 miliardi di euro con cui Parigi vuole ridurre il proprio deficit.

Verso una crisi di governo?

La protesta in Francia è multidimensionale: parte da richieste sociali, si confronta con complicazioni di natura economica e avrà ricadute a livello politico. Per Macron si tratta di una tempesta perfetta in vista delle elezioni presidenziali previste per aprile 2027. Le manifestazioni degli studenti sono solo un tassello delle insoddisfazioni della società francese, da mesi afflitta dal carovita dovuto perlopiù all’aumento dei costi dell’energia e dei carburanti come conseguenza della guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Insoddisfazioni che le opposizioni cercano di incanalare a proprio beneficio elettorale. Jean-Luc Mélenchon, leader del movimento di sinistra La France insoumise, ha parlato delle dimostrazioni di oggi dicendo che “il 6 ottobre è per le rivendicazioni e la protezione di tutta la gioventù, ma è anche il segnale di una rottura di fronte alla crisi sociale ed ecologica. Non è solo la rabbia degli studenti, è la rabbia di un popolo”. Una sorta di avvertimento per il governo, che non gode della maggioranza parlamentare e che teme soprattutto lo spettro dell’ala di destra del Paese. Grazie ai 14 seggi ottenuti recentemente al Senato, per la prima volta il Rassemblement national di Marine Le Pen potrà costituire un gruppo parlamentare, che darà una maggior leva politica nei confronti dell’esecutivo al partito di estrema destra. La popolarità di Le Pen è in crescita e, secondo recenti sondaggi, ad aprile potrebbe prendere tra il 32% e il 34% dei voti.

La sponda europea di Macron

Per Macron alle difficoltà sul fronte interno si affianca anche la sfida di rafforzare l’economia francese attraverso l’azione europea. Su questo terreno, Parigi trova una sponda a Berlino: in una lettera congiunta alla Commissione europea, il presidente francese e il cancelliere tedesco chiedono strumenti di difesa commerciale più rapidi e incisivi, giudicando insufficienti quelli esistenti. La proposta consentirebbe a Bruxelles di limitare, o bloccare, le importazioni dai paesi responsabili di gravi e sistematiche distorsioni del mercato unico. La Commissione potrebbe adottare le misure senza attendere il via libera dei governi nazionali, che potrebbero bloccarle solo riunendo una maggioranza qualificata contraria. Anche se la lettera non nomina esplicitamente la Cina, al centro delle preoccupazioni sembra esserci soprattutto l’impatto della “overcapacity” produttiva cinese sull’industria europea. La novità politica è il cambio di posizione della Germania, finora più restia a rafforzare questi strumenti, accompagnato dalla richiesta comune di diversificare gli approvvigionamenti. Per l’Eliseo, impegnato a gestire il malcontento sociale e i vincoli della finanza pubblica, si apre dunque un distinto fronte di iniziativa: cercare nell’intesa con Berlino e nella leva commerciale europea una maggiore tutela del tessuto produttivo nazionale.

Il commento

di Massimo Nava, editorialista, Corriere della Sera

“La crisi francese, con il caos che ne segue, è politica poiché scoppia nel pieno della campagna elettorale per l’Eliseo, e gli estremi di destra e di sinistra sperano di trarne vantaggio. È sistemica perché mette in ulteriore risalto le condizioni di uno Stato assillato dal debito e non più in grado di garantire le ampie protezioni sociali cui i francesi sono abituati. Ed è sistemica anche perché il modello politico-istituzionale non garantisce più governabilità e stabilità. Ma è infine anche emblematica di una crisi più generale delle società europee, in cui crescono contemporaneamente protesta sociale, populismo estremista e l’impotenza, la fragilità e l’instabilità dei governi – compressi dentro regole di bilancio europee, emergenze belliche ed energetiche che non controllano, e distanze ormai abissali fra volontà popolare e classi dirigenti ‘sonnambule’.”

Istituto Ispi

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Istituto Ispi

Istituto per gli studi di politica internazionale. L’attività dell’Ispi venne avviata ufficialmente il 27 marzo 1934 da un gruppo di giovani studiosi dell’Università di Milano e di Pavia che, anche in considerazione della forte presenza internazionale che caratterizzava il nostro paese in quegli anni, si proponevano di dotare l’Italia fascista di un centro di studio focalizzato sulla politica estera, ispirandosi al modello del Royal Institute of International Affairs di Londra e della Foreign Policy Association di New York.
ll rilancio dell’Istituto nel terzo millenio è stato completato dall’Ambasciatore Boris Biancheri (Presidente dal 1997 al 2011) dall’Ambasciatore Giancarlo Aragona (dal 2012 al giugno 2016) ed ha visto una ripresa e ampliamento di tutte le attività dell’Istituto, dalla convegnistica – con le conferenze internazionale quali ad esempio MED Dialogues, i fori di dialogo bilaterali con alcuni paesi di importanza strategica quali ad esempio Francia e Germania – alle iniziative per le imprese – con la conferenza scenari che si tiene all’inizio di ogni anno, i lunch talk e brief ad hoc – alle pubblicazioni diffuse sempre di più in modalità digitale alle attività della ISPI School che, oltre al tradizionale Master in preparazione al concorso per la carriera diplomatica, ha ampliato la propria offerta proponendo il Master in International Cooperation e corsi più brevi (Winter e Summer School) per avvicinarsi al mondo delle relazioni internazionali e della geopolitica.

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