“Mi devo occupare dell’area vasta fiorentina” ci informa dal piccolo schermo, dove appare vieppiù negli ultimi tempi, quello che vuole la bistecca alla fiorentina, un miraggio ormai per troppi, patrimonio dell’Unesco. Ce lo racconta con quell’ aria impostata e moderatamente loffia e moscia, che lo caratterizza.
Naturalmente è solo una proposta che sarà formalizzata nell’incontro del 4 ottobre con il Presidente dell’ufficio italiano dell’Unesco, Franco Bernabé.
Dire “il nostro sindaco” mi risulta difficile. “Il mio sindaco” addirittura impraticabile perchè non l’ho votato. Ma dato che è stato democraticamente eletto, direttamente dai cittadini, è il sindaco di tutti dunque anche il mio. Come i precedenti, sempre del suo partito o giù di lì. Quelli che detengono il potere da decenni su e in questa città.
Da sempre all’opposizione anche in veste di consigliere di quartiere 1 centro storico ho dovuto, all’epoca, talvolta anche per partito preso, votare contro tutti gli atti della maggioranza. In primis, come sa anche il gatto, il bilancio. A occhi chiusi, per principio e per onestà intellettuale nei confronti del partito sotto la cui bandiera sei stato eletto, anche se con tutte le preferenze cercate col lanternino e trovate con grande pazienza, a una a una a piccoli passi. Poche ma buone e sopratutto mie, e sufficienti per salire sugli strapuntini del palazzo di fronte alla Basilica di Santa Croce. Ma oggi, libera da partito e istituzioni ormai da anni, mi sento di accedere senza lacci morali e materiali alla valutazione obiettiva dell’amministrazione attuale guidata , si fa per dire, da Dario Nardella . Senza pregiudizi di sorta.
Tutti lo considerano un bravo ragazzo. Anch’io sono una brava donna ma non mi sentirei certo di sedermi sulla seggiola di Clemente VII. Chi lo fa dovrebbe sapere che non è una passeggiata di salute, che la città ha tanti di quei problemi che bisogna essere dei superman per gestirla e amministrarla, in ispecie se ci si deve occupare anche, appunto, dell’area vasta o città metropolitana che dir si voglia.
Ma una seggiolina nel salone dei 200 non mi dispiacerebbe. Per mettere a disposizione una certa esperienza maturata nella circoscrizione 1 in due consigliature domenicane, per il bene della mia città. E possibilmente in maggioranza perchè stare all’opposizione per dieci anni, al quartiere, è da masochisti.
Si dà il caso che da allora, dai primi anni del nuovo secolo/millennio sia cambiato poco o nulla. Solite attese sanitarie, illegalità strisciante deteriorata e addirittura degenerata che provoca insicurezza, non solo percepita, come vuole qualcuno, ma reale. Traffico insano e caotico non si sa ancora se peggiorato o migliorato con la tramvia. Insufficiente assistenza ai vecchi e alle persone con patologie gravi in aumento esponenziale anche per la crescita dell’aspettativa di vita che porta inevitabilmente a un incremento di malattie croniche degenerative che isolano non solo la il malato ma anche la famiglia che lo ha in carico. Spesso lasciata sola.
Per non parlare della ormai esasperata penuria di lavoro per giovani o meno giovani, e soprattutto di incentivi alle attività imprenditoriali.
Promuovere la bistecca mentre scorrono file kilometriche alle mense della caritas non è davvero di buon gusto.
C’è da chiedersi se il nostro Dario vive a Firenze. Eppure sviaggia per via de’ Neri davanti al paninaro più famoso del mondo, quanto meno per farsi i capelli dal mio parrucchiere, Salone Aveda, una delle poche cose che ci accomunano. E, a questo proposito, forse vuole emulare Tommaso il paninaro che fa marketing lanciando il suo panino alla finocchiona con salsa di formaggio o porchetta con salsa al tartufo, nel mondo.
In vent’anni da un buchino accanto alla farmacia oggi dà lavoro a 50 persone. Tutti giovani tutti tassativamente uomini.
Ma, se l’attività di un imprenditore è anche quella di propagandare il proprio prodotto, un amministratore deve, in primis, pensare al benessere dei propri cittadini. E, francamente, Firenze non ha bisogno di farsi conoscere e attirare i turisti ma di gestire il turismo in modo meno sgangherato e con maggiore buon gusto e buon senso.
Dunque, dal ricordo del fronte/ partito dell’uomo qualunque del dopoguerra, ecco un flashback rievocativo del partito della bistecca, ovviamente satirico, che ci riporta agli anni 50…..
Carla Ceretelli

Va bene, ignorerò che via de’ Neri ridotta a fogna reale e non metaforica, le suscita disappunto giusto ma ironico, cioè inutile.
Caro signore mi dispiace per lei che non apprezza il tono ironico e leggero con il quale si può denunciare un aspetto del reale.e lo giudica inutile. Perde il sale della vita. Considerando come lei è aggressivo, spesso, e non nei miei confronti, capisco. La informo inoltre che nella farmacia vicino al paninaro ho passato la metà della mia vita e ho visto i miei scalini in pietra serena duventare bisunti. Conosco quindi benissimo il problema, ma non per questo ho perso il sonno. Posso chiederle dove vive?
Sono andata a vedere, per curiosità, il suo profilo.. evidentemente ritiene l’ironia appannaggio e prerogativa suoi… ” Studiato ho, ahimè, filosofia / studiato ho legge e medicina / e purtroppo anche teologia / intensamente, con aspra fatica! / Eccomi or qui, povero stolto, / senza aver nulla risolto / ” io trovo utilissima, invece, questa sua enunciazione poetica.
Non sarebbe l’ora di smetterla con l’ironia?
Lei non è certo obbligato a leggerla. le basta ignorarmi.