Passate le feste e le ultime fisiologiche ritrosie nel centro-sinistra toscano, siamo giunti al fischio d’inizio di una delicata e difficile competizione per le regionali, di quelle che (facile profezia) lasceranno comunque il segno.
Intanto per il contesto politico nazionale che è lacerato da una fastidiosa campagna elettorale permanente che nemmeno il Presidente Mattarella nei suoi ottimi propositi per il 2020 ha saputo indicare un modo per arginare, eppure qualche potere a disposizione ce l’avrebbe.
Secondo poi, è l’elezione che segue quella della Calabria e sopratutto dell’Emilia-Romagna, i cui esiti non appaiono così scontati come accadeva in passato.
E i riflettori dei media nazionali, sempre più in preda alla bulimia da ore di trasmissione a raffica negli inflazionatissimi salotti TV, spareranno ad alzo zero proprio sulle elezioni regionali di primavera, che si terranno in Toscana, Liguria, Puglia, Veneto, Campania e Marche.
Le “regioni rosse” che avevano contribuito nei 3/4 di secolo passati, a mantenere un argine democratico formidabile, hanno subito alle recenti europee, l’onta della frusta leghista, che non schiocca più soltanto a Sud del Po’ ma ormai anche a Sud dell’Arno. Speriamo che il bruciore abbia insegnato qualcosa.
Intanto il centro-destra (sempre meno centro e sempre più rozzezza e populismo) non ha ancora scelto il candidato alla presidenza e questo fatto la dice lunga sull’inconsistenza periferica dei partiti e degli amministratori che pompati dai media sul piano nazionale, non riescono poi ad esprimere (salvo rare eccezioni) elementi forti e preparati sul piano locale.
Sarà infatti un incontro tra i leader nazionali (Salvini, Meloni e Berlusconi) a sciogliere il nodo, e questo toglie ogni ulteriore dubbio.
Già i 5 Stelle hanno potuto verificare quanto le bolle in politica, facciano presto a sgonfiarsi.
Con queste regionali torneremo sostanzialmente al bipolarismo con i pentastellati a fare da spettatori, se non cambiano strategia. L’apriscatole sembra essersi inceppato…ci auguriamo che l’epoca dei dilettanti allo sbaraglio si concluda presto.
Eugenio Giani sta già scaldando i motori per la campagna elettorale, anche se ad essere sinceri ci è più che abituato e pure in queste giornate festive, non ha mancato di visitare città, paesi e villaggi dell’ex Granducato.
Da Firenze ad Abbadia San Salvatore, Barberino, Casole d’Elsa, Livorno, Pistoia, Follonica, Pescia, di nuovo Firenze per l’immancabile tuffo di Capodanno in Arno e poi ancora Radicofani, San Giovanni alle Contee, Montegemoli e qualche località ci è scappata di sicuro!
Non sappiamo ancora come imposterà quella vera e propria, ma il personaggio ci ricorda tanto da vicino la pacata sicurezza del Mitterrand del 1981, quella “force tranquille” che conquistò l’Eliseo, grazie anche ai consigli di Jaques Séguéla che mutuò probabilmente da un romanzo di Jaques Simenon (“Il defunto signor Gallet” anno 1931, della serie le inchieste del commissario Maigret, piccola scoperta di Pensalibero.it) la felice espressione. Anche se non l’ha mai ufficiamente rivelato.
Tanto, come soleva dire il suo alter-ego, Bernard Roux, “nessun metodo dispensa dall’essere intelligenti” e preparati, aggiungiamo.
Buona campagna elettorale 2020, i toscani non si faranno infinocchiare di nuovo da capitan fracassa.
Alessandro Silvestri

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