Bisogna considerare che, molti di quelli che infamano i DV, infamavano anche Cecchi Gori, nella tradizione italiana, non solo fiorentina, di salire sul carro dei vincitori. Cecchi Gori cadde e cadde così male ch’era impossibile aiutarlo. Per tutti coloro che cadono, neppure un fiore viene mai colto. Dimenticano tutto, successi, campioni, coppe. E poi ricominciano col nuovo vincitore, finché non cade anch’esso o viene attaccato da chi al volgo pare il più forte e prepotente. E allora si cange colore, senza criterio, o principio di rispetto per salire sul carro di un altro vincitore che però in questo caso non esiste; un mero “ desiderata”, una illusione ottica, una fumatina in compagnia. Questo accade oggi ad un qualcosa che con lo sport, ormai è acclarato, nulla centra. Giornalisti e tifosi da play station, si permettono di deturpare l’idea di quello che chiamiamo ancora gioco e non lo è. E’ principalmente una vetrina, sulla quale ci affacciamo, chi più chi meno. Una sorta di cortigiani avulsi dal mondo. Resta un involucro, Firenze, tra i tanti , che certi fiorentini s’addobbano mentre la città regna di glorie lontane e di panini imbottiti. File e file di genti d’ogni dove che davanti ad una botteguccia aspetta paziente il suo turno tanto che solo quella degli gli Uffizi può competere. Uno spettacolo non gradevole, tra fontane rinnovate , splendide, cornice di movida e scelleratezze, di poca educazione, di scarsa cultura, di ricchi affitti e scarso amore sincero, ancor meno per la Fiorentina. Amore avaro, meglio. Amore vero a parole, discorsi da sindaco, o da candidato tale. Promesse da marinaio, se mai da millenni dall’Arno non risale più nessuna imbarcazione fino a Ponte Vecchio. Come doveva essere allora Fiorenza, quando ancora nulla era creato e per diporto tra sodati delle centurie un rozzo gioco veniva chiamato calcio? Che Fiorenza era? Ormai quel giglio così vivo nella sua splendida primavera è sfiorito e vestigia stropicciate ora vengono nascoste. Brutture come la scuola dei marescialli che chiede vendetta e giustizia, da rade al suolo all’istante, cosparsa di sale e restituito al popolo i soldi di tanto inutile scempio: che tornino in caserma, vadano dove gli pare, a Rovezzano, ai Lupi di Toscana, questi sciattoni. Dipingano di nuovo i muri delle caserme, facciano qualcosa, insomma. Firenze merita di meglio? Sì, forse: meno ciarpame, buche per terra, trenini lego, e non gettino soldi al vento per opere incompiute. Vero: queste sono uniche e bellissime, suggestive; quando mai una “ Incompiuta” non ha avuto il suo fascino? Che cosa c’entra la Fiorentina, con tutto ciò? Anch’essa è un’incompiuta. Ma se i suoi amanti non riescono a vedere, o peggio contribuiscono al degrado inevitabile di un paese fallito, sostenendo con risibili scioperi da curva, alle gesta discutibili di una squadra s’appigliano, che almeno “pareggi” il suo spirito, per una scordata goliardia che un tempo le faceva onore. Nulla, oramai nulla, avverrà su queste terre bagnate dall’ Africo fauno e dalla dolce Ninfa, che possa rialzare al cielo coppa; sia essa di vino, o di Lega, senza i signori Della Valle che, se potessero forse uscirebbero eleganti davanti ad una offerta vera. Gioca, nel tempo che corrompe la vita, ma che corrotta come il calcio mai sarà, una partita, o popolo Viola! Per vincerla…e fatela finita.
Enrico Martelloni

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