
Ogni volta che sento la erre moscia di Bertinotti, che blatera in una delle sue infinite presenze radio televisive, mi si illumina nella mente l’oramai antico ricordo di un’illustrazione del libro di Cappuccetto Rosso, che mi leggeva mia madre prima di dormire.
Un lupo nero acquattato nel bosco, dietro un cumulo di legna, anch’essa annerita, e la inerme, generosa e dolce bambina vestita di rosso, con il cestello di vimini, che camminava sola nel bosco buio verso le fauci del marrano.
Più che il sonno, ricordo gli incubi che causava questo cruento incontro.
Gli stessi incubi antichi che deve avere Bertinotti tutte le notti, stante la sua visione del mondo del lavoro che la metafora fiabesca, dal mio punto di vista, ben rappresenta.
Il lupo, questo perfido padrone che spia, sfrutta, vuole mangiarsi l’inerme Cappuccetto Rosso, e l’operaio, candido sfruttato, in balia di questo avido figuro: siamo all’origine della società industriale che oramai è preistoria, visto la velocità centuplicata con cui ora scorrono tempi e cambiamenti.
Consiglio al vecchio signore comunista di muovere con le sue truppe dal mausoleo di Lenin e fare un soggiorno di tre o quattro giorni in qualche piccola o media industria, con occhi aperti, orecchi tesi e mente sgombra.
Capirà che, a parte forse i tre o quattro colossi industriali, che hanno ben poco di imprenditoriale nel senso puro del termine e che sono le sue roccaforti, il mondo è cambiato.
I padroni sono ora datori di lavoro e gli operai,di fatto,collaboratori.
Sono entrambi a passeggio nel bosco della globalizzazione e devono interagire per arrivare alla casa della nonna con le provviste (gli utili), difendendosi, anzi attaccando lupo che è il mercato.
Il soggiorno lo offro io e prima di andare a letto gli illustrerò la nuova favola, mettendo fine ai suoi incubi. Finalmente dormirà sereno.
Niente lupi cattivi e rosse mammolette, ma persone che interagiscono e solidarizzano, salvo una minoranza di furbastri e battifiacca. Dal terrazzo del mausoleo probabilmente gli era preclusa la vista di questi ultimi trent’anni di mondo del lavoro, oppure è stato bendato.
Trent’anni, nei quali ho visto imprenditori seri rischiare tutto quello che avevano per migliorare la propria posizione, a monte di pochi filibustieri, spesso coperti politicamente, come dimostrano le cronache dei nostri giorni.
Persone che hanno lavorato con dedizione, che hanno creato, spesso dal nulla il bene comune, con generosità che andrebbe loro riconosciuta e che invece vengono trattati aprioristicamente come lupi mannari.
Persone, che in questo periodo di crisi, hanno fatto salti mortali, per pagare collaboratori, contributi, persone che hanno una dirittura morale e un senso di responsabilità incredibile – sentendo Bertinotti, persone tiranneggiate dallo stato, con la S minuscola, che li identifica come evasori e li tiranneggia con l’IRAP, persone che investono per stare sul mercato e vincerlo e lo fanno sul serio, non lo proclamano demagogicamente sulla pelle degli altri.
Certo, gente che lavora e rischia per gli utili, non santi votati alla povertà.
Anche i collaboratori sono cambiati. Partecipano alla vita dell’azienda, apportano idee organizzative – trovando porte sempre aperte – trattano giustamente i loro compensi in base alla loro professionalità, cercano di migliorarla, stanno sul mercato del lavoro cercando miglioramenti per la propria condizione economica.molto al di sopra dai salari a “base sindacale”, motivati dall’ambiente in cui lavorano.
Questo ho conosciuto io, qui a nord est, in trent’anni di lavoro e non mi chiamo Gastone Fortuna, ma Fiorenzo Da Ros.
Fiorenzo Da Ros

Caro Fiorenzo. Noi siamo fortunati, perché siamo nati in una terra dolce, produttiva, abitabile.ecc. E siamo veramente tutti dei Gastone Fortuna.
Molto più sfortunati di noi sono quelli nati tra le dune del deserto o nella savana o peggio in Paesi che promettevano il paradiso.
Forse Bertinotti, senza leggere i sacri testi derl comunismo, è convinto che effettivamente di là c’è e c’era il paradiso, tanto che non riconoscono la defenestrazione del ’48 a Praga e tantomeno che Jan Palack si sia dato fuoco per protesta (ma perché secondo loro era malato di mente), ovvero le invasioni dell’Ungheria, ovvero le distruzioni dell’ambiente dell’attuale Cina democratica, con sfruttamento inumano dei cittadini senza diritti (ci sono solo i diritti collettivi, non quelli individuali).
Siamo molto più fortunati perché le uniche bestie feroci sono, appunto Bertinotti, Diliberto, Ferrando, e qualche altro un po’ più in qua, dai quali però siamo abbastanza in grado di difenderci.
Complimenti e dopo il 9 aprile avanti con il terzo polo!!!!
Giampaolo Mercanzin