
Spallucce, chissenefrega, dov’è la notizia, e così via. La questione può essere liquidata così, trattandosi del primo giornale italiano e, soprattutto, quello attorno al quale ruota la più formidabile concentrazione di interessi del Paese?
Certo che no, nonostante fosse evidente da tempo ciò che il direttore ha ora messo nero su bianco.
Paolo Mieli è infatti il direttore che menava la danza all’epoca di “mani pulite” concertando con i colleghi di altre testate, in particolare Repubblica, Unità, La Stampa e TG3 le mazzate da assestare ai vertici dei partiti della prima repubblica. E dirigeva ancora il Corriere quando l’outsider Berlusconi si vide recapitare a mezzo stampa (proprio dal giornale di Mieli) il famoso avviso di garanzia mentre era in corso un vertice internazionale sulla criminalità a Napoli.
Sempre Mieli, dopo un periodo sabbatico, è tornato al Corriere mentre c’era sentore di scalate e aggiustamenti nell’assetto del il capitalismo italiano.
La stagione di Mani pulite consentì a un ristretto novero di imprenditori del “salotto buono” di guadagnare migliaia di miliardi di vecchie lire tramite le privatizzazioni: il regalo fu perfezionato dai partiti dell’Ulivo, dopo che molte coincidenze avevano tolto di mezzo il primo imprevisto governo Berlusconi (così come in precedenza avevano tolto di mezzo tutto il pentapartito e risparmiato post comunisti e sinistra DC).
Ora, dunque, Paolo Mieli ribadisce un sostegno che è antico ai partiti che hanno consentito ai padroni del Corriere di mettere le mani su aziende dello stato (autostrade, telefonia, etc:) che danno utili certi perché riscuotono tariffe e operano in regime di sostanziale monopolio.
C’è da mettere le mani su ENEL (che il Tesoro controlla detenendo ancora il 31%), ENI. Ed altre utilities. Attenzione.
Il Corriere con l’Unione: attenti a ENEL e ENI
Paolo Mieli ribadisce un sostegno che è antico ai partiti che hanno consentito ai padroni del Corriere di mettere le mani su aziende dello stato che danno utili certi perché riscuotono tariffe e operano in regime di sostanziale monopolio.

naturalmente non comprerò mai più il corriere,è una grande vergogna assistere ad
una democrazia così mal concia.Solo il giornale e libero non assistono la sinistra.
Altre testate come repubblica,la stampa,il
messaggero,l’unità ec.ecc.fanno propaganda
elettorale,è giusto??
Sono anni che sostengo che buona parte dei giornalisti sono a busta paga dei Poteri Forti con il compito di imbalsamare gli italiani (mentre loro fanno affari d’oro). Smettiamola di acquistare i loro giornali e di vedere le loro Tv.
La prova provata degli interessi che stanno dietro alle posizioni del Corriere della Sera è in un particolare.
L’unico leader che non piace a Mieli è D’Alema. Cioè l’uomo che secondo la vulgata popolare ha i migliori rapporti con le COOP che hanno tentato la scalata estiva a BNL e appoggiato Fiorani per ANTONVENETA.
La razza padrona viene da lontano: da molto lontano.
E andrà lontano: molto lontano.
Sono i soliti cucchi ad aiutarla.
E noi resteremo con le nostre idee velleitarie sperando CHE L’ITALIA SI DESTI! Ma quando?
Dal 9 aprile lotta dura per il III° POLO!
Giampaolo Mercanzin
Per stornare tutti i Paolo Mieli di destra e sinistra basterebbe “coram populo” metterli di fronte alla loro mediocrità intellettuale, alla loro ignoranza blindata di cortesia, alla cortigianeria e affarismo camuffati da grandi sensibilità democratiche e profonde scelte etiche. Questo dovrebbe farlo l’informazione vera che non c’è e mai ci sarà, denunciare l’eterna metastasi italiana: il brutto e istintivo caugulo di camarille d’ogni specie. Un bubbone tira l’altro!
Per stornare tutti i Paolo Mieli di destra e sinistra basterebbe “coram populo” metterli di fronte alla loro mediocrità intellettuale, alla loro ignoranza blindata di cortesia, alla cortigianeria e affarismo camuffati da grandi sensibilità democratiche e profonde scelte etiche. Questo dovrebbe farlo l’informazione vera che non c’è e mai ci sarà, denunciare l’eterna metastasi italiana: il brutto e istintivo caugulo di camarille d’ogni specie. Un bubbone tira l’altro!
E poi c’è chi parla, da moderno fariseo, di rompere il connubio tra politica e affari!!!
La verità è che tale connubio è sempre esistito e, come giustamente rilevato dall’editorialista, in questi ultimi anni si è aggravato grazie al favoloso business delle privatizzazioni.
Se non si affronta in primis il nodo gordiano degli altissimi costi della politica, si continuerà a fare solo dell’accademia. La “politica spettacolo”, questo mostro mediatico che ha cancellato le vecchie sezioni di partito e trasformato i politici in eterei venditori d’immagine non solo inquina l’economia ma mette anche a repentaglio il concetto stesso di democrazia.