Ci sono espressioni in politica che si portano addosso aloni di positività a prescindere. Una di queste è “radicamento sul territorio”. La privilegiano un po’ tutti, politici e opinionisti, perché danno per scontato che sia sinonimo di attaccamento all’elettorato, memoria della propria zona d’influenza, indifferenza verso il “particulare” e verso l’accentramento romano ritenuto responsabile di disattenzione ai bisogni, ai problemi e alle speranze dei concittadini. Il primato se lo giocano la Lega, il movimento autonomista di Lombardo, l’ex An, gli ex Ds seguiti a distanza dall’Udc di Casini e dagli ex democristiani in genere. La parata di ex non è un caso perché la Prima Repubblica avrà avuto tanti difetti ma non quello di non saper fare politica. E i nuovi si sono abbeverati abbondantemente a quella linfa prima di buttare via il bambino e l’acqua sporca. Se gli altri non si possono considerare degli “sradicati” hanno comunque ancora molto da imparare.
Il radicamento sul territorio, dunque, odora di virtù. Se c’è una cosa che è stata rimproverata a Di Pietro al suo esordio in politica è stata quella di aver accettato da D’Alema la candidatura blindata del Mugello per non farsi più vedere poi da chi, col suo voto, lo aveva mandato in Parlamento. Quello fu un pessimo esempio di scorrettezza politica e perfino umana. Di Pietro non pagò pegno ma dal territorio venne sradicato e scaricato. L’allora Pds, infatti, (il partito che lo aveva candidato) il territorio lo ha sempre tenuto in grande considerazione. Anche troppa. Ci ha impiantato su organizzazioni che hanno dato frutti politici, economici e sociali. In Emilia e Toscana soprattutto, ma anche in Umbria, Marche, Liguria il radicamento dell’ex Pci prima e del Pds-Ds-Pd poi è stato così profondo da connotare quei territori come “regioni rosse”. Una denominazione che, almeno in due di esse, regge ancora anche se qualcosa scricchiola e l’alone di positività comincia a sapere di muffa. E’ successo che le radici sono diventate enormi, si sono mangiate la terra provocando pericolosi avvallamenti della strada. Servirebbe una nuova asfaltatura per rimuovere quelle trappole ma servirebbero anche uomini nuovi e idee nuove. Merce rara di questi tempi, soprattutto a sinistra. In molti si sono accorti o si stanno accorgendo che la virtù è diventata vizio, l’attenzione è diventata asfissia. La rete di protezione stesa sul territorio si è trasformata in una ragnatela economico-politico-sociale indispensabile alla perpetuazione del potere ma deleteria per chi è fuori del perimetro del consenso mentre gli stessi adepti cominciano a stare stretti nella morsa di regole ferree.
Non servono mezzucci per uscirne. Serve una rivoluzione, un nuovo Rinascimento, una nuova consapevolezza e una nuova cultura. Un passo importante sarebbe quello di mettere in discussione quell’alone di positività che si portano dietro espressioni come radicamento sul territorio. Vale per tutti, o almeno per quelli che sono disposti ad ammettere che ogni medaglia ha il suo rovescio.
Enrico Buffoni

Per fortuna anche i Lombardo passano….e le radici restano!