Le regole del calcio applicate alla politica: la struttura di una squadra come quella di un partito, il modello di gioco come quello di un programma, la scelta dei giocatori come quella dei leaders.

Eppure, noi italiani malati di calcio, più di altri dovremmo aver compreso le regole basilari di questo gioco che paiono offrire risposte esatte anche alla politica – la struttura di una squadra come quella di un partito, il modello di gioco come quello di un programma, la scelta dei giocatori come quella dei leaders. Perchè ci sono nel calcio dei punti fermi cui non si può sfuggire, pena la sconfitta, che tutti noi conosciamo a memoria e siamo pronti ad enunciare quando si tratta della nostra squadra del cuore o della nazionale, ma che poi, chissà per quale curiosa forma di dissociazione mentale, non pretendiamo di veder rispettati da coloro che pure ci rappresentano in Parlamento e che ci chiedono il voto come allo stadio ci chiedono il biglietto di ingresso.
Sappiamo bene che le sorti di una squadra dipendono da un necessario equilibrio fra i suoi componenti e da una chiara e condivisa strategia di gioco; sappiamo anche che una squadra vincente è il risultato di una combinazione precisa di diversi fattori: un allenatore con una nitida visione tattica e con una forte personalità in grado di tenere insieme tutti i suoi giocatori; atleti in grado di coprire bene in difesa e di attaccare con lucidità e tempismo; difensori grintosi, centrocampisti attenti, attaccanti implacabili. Poi, ci sono i fuoriclasse, quelli che con un solo tocco cambiano una partita e determinano un risultato, quelli che ci fanno sognare e che tutti vorremmo in squadra – ma sappiamo bene che un campione, da solo, non vince, ha bisogno dell’aiuto di tutta la squadra per esprimersi al meglio ed esaltare le proprie speciali qualità. Dunque, nel calcio prevale chi trova la giusta combinazione fra collettivo e singole individualità, disponendoli in un sistema di gioco dove ognuno ha un ruolo preciso e tutti hanno un obbiettivo comune: vincere.
Per questo, tutto il dibattito nato negli ultimi giorni all’interno del Pd soprattutto riguardo al ruolo che dovrebbe assumere Matteo Renzi in vista del Congresso, appare di fatto una questione di lana caprina, perchè il punto vero non è convincere il centravanti migliore a scendere in campo, ma convincere la squadra a giocare con lui e per lui – in altre parole, affrontare una volta e per tutte l’eterna irrisolta questione dell’identità e della forma che il partito vuole darsi per affrontare finalmente con gli strumenti giusti il terzo millennio e lasciarsi definitivamente alle spalle le scorie novecentesche. Illudersi oggi, a prezzo di repentine, tardive e perlopiù poco credibili conversioni, che il Pd possa risalire la china fino alla vittoria elettorale solo schierando Renzi come punta di diamante, significa correre il rischio di bruciare non solo il suo unico fuoriclasse, ma anche le residue possibilità di riacquistare una credibilità fondata agli occhi di un elettorato sempre meno incline alle operazioni di facciata, specie se condotte al chiuso delle segreterie e non condivise con il coinvolgimento di fasce più ampie possibili di potenziali elettori.
Il fatto è che il Pd ha dovuto imparare a caro prezzo una lezione – quella del calcio per l’appunto – ovvero che una squadra, anche la più strutturata, non vince senza il campione, con ciò sbattendo amaramente la testa contro il mito illusorio del collettivo che prevale sul singolo, o meglio, per dirla con un’espressione cara a Bersani, che la “ditta” sia la formula migliore per conquistare la fiducia degli elettori, contrapponendola – va da sè – al modello berlusconiano dell’uomo solo al comando. Ma la scottante questione del leader, dotato di qualità riconoscibili ed evidenti, e dunque aggreganti ed attrattive, si ripropone oggi più che mai, in tempi in cui la vecchia forma del partito d’apparato è ormai logorata ed inadeguata ad affrontare le sfide quotidiane, e la comunicazione sempre più aperta a tutti, sempre più incalzante e “Social”, richiede necessariamente la netta e chiara individuazione di personalità a tutto tondo dotate di carisma e di immediatezza di azione e reazione.
L’aprirsi di un dibattito, senza precedenti nella storia della sinistra italiana, intorno alla necessità di uscire dalla sconfitta epopea del collettivo per riaggregarsi intorno ad una leadership forte e riconosciuta tale come una risorsa, invece che come una minaccia, è certamente un segnale confortante, ma non ancora sufficiente a farci ben sperare – perchè manca ancora la parte più importante da affrontare, che è quella del gioco di squadra.
Il Pd è consapevole di avere Messi, il problema è che non ha ancora un modulo di gioco da costruirgli intorno per dargli la possibilità di andare in goal ed al tempo stesso la sicurezza di avere le spalle coperte in difesa – ma questa è la dura legge del calcio, nessuno vince da solo, dunque resta da capire se il Pd voglia vincere davvero, o se stia solo facendo ancora la solita melina a centrocampo per evitare di dover prendere l’iniziativa. Il solito dilemma di sempre: catenaccio all’italiana o calcio totale?!

Chiara, tu accusi me e Paolo di antipatia preconcetta nei confrornti di Renzi e di non soppesare le sue idee. Ma se ti chiedo quali sono queste idee mi rispondi di leggere il suo programma, e se ti dico che in quel programma non sta un biciolo di novità che non stia nei programmi di altri partiti, tu mi tiri fuori la retorica del Renzi che ci mette la faccia, espressione incomprensibile ammesso che tu non scambi il mettere la faccia per la capacità di inventare slogans da pubblicitari di terz’ordine. Comunque un consiglio a tutti, detrattori e fautori del personaggio: conserviamo i nostri interventi e fra non molto qualcuno si guarderà allo specchio chiedendosi: come fu possibile che pensassi e scrivessi simili bischerate?
Chiara, te sei libera di appoggiare e credere in chi vuoi, ma noi siamo altrettanto liberi di dirti che non la pensiamo affatto cosi, che Renzi sia una falsa speranza è segnato nelle banalità di quelle che te chiami ricette, che sono in realtà la scoperta dell’acqua calda. Ti posso dire che ho un certo intuito? Ebbene penso di averlo, i fatti ci diranno se ho ragione o se l’avrai te, ma non sminuire la ragione altrui continuando a dire che ci basiamo su preconcetti perché non è vero, piu’ volte ho letto qui o altrove cosa vuole fare, piu’ volte l’ho visto in tv e ancora peggio sentito!
Mi domando invece come si possa dargli credito, non mi scandalizza che lui abbia ambizioni e approfitti di un Paese in agonia per ritagliarsi il suo spazio, semplicemente il livello dei politici è sceso cosi in basso da non farvi piu’ neppure rendere conto la differenza tra un furbetto banale, e un vero politico, è quello che non capiro’ mai!
Il voto degli italiani? Gli stessi che per 20 anni continuano a votare Berlusconi? Cara mia , te lo dico proprio francamente, stai cadendo nella stessa trappola che riduce gli italani a fanalino di coda in tutto in Europa, proprio perché chi fa mala la politica, al contrario del resto dell’Europa, viene cacciato, in Italia invece no, Renzi sarà solo il prossimo incantatore di elettori, quale terreno migliore dell’Italia?!?
Pensi davvero che il solo fatto di essere ambizioso e di avere avuto voti per fare il sindaco sia il lasciapassare per guidare un Paese?!?
Vi state sbagliando, e credo pure in maniera grossolana, ma contenti voi….
Passerete dal tutto-Berlusconi, al tutto Renzi, mentre l’Italia scomparirà moralmente e economicamente.
Trovo interessante, come Scarlino cui mi associo, notare che i motivi di tanto astio restano sempre in superficie, appesi a considerazioni del tutto “estetiche” o empatiche. Personalmente, mi sono sempre attenuta ad un criterio di giudizio basato sulle idee, e su queste ho ragionato in questi anni riguardo ogni politico ed ogni partito su cui ho scritto esprimendo la mia opinione, soggettiva, certo, ma almeno argomentata. Sono mesi che va avanti questa diatriba, e non vedo mai traccia di argomenti nelle critiche qui espresse. Da parte mia, preferisco chi fa battaglie a viso aperto, mettendosi contro la classe dirigente del proprio partito invece di cercare comodi ripieghi di retroguardia garantiti dall’ubbidienza, e vorrei ricordare ai fiorentini che Renzi è sindaco non per volontà del proprio partito – che aveva scelto Pistelli come candidato – ma per aver combattuto una battaglia durissima che ha portato il Pd sull’orlo del commissariamento al fine di partecipare alle primarie. E’sindaco perchè i fiorentini l’hanno scelto due volte, prima votandolo alle primarie e poi alle amministrative – il che è molto più di quanto si possa dire di coloro che stanno al governo ed in parlamento e sono tutti cooptati dai partiti grazie al Porcellum. E non a caso, proprio quel Porcellum che ora tutti si stanno impegnando a salvare, ha un unico oppositore che in questi giorni si spende per impedire questa ennesima ferita alla democrazia, ed è Matteo Renzi.
condivido il pensiero di Marzio, considerare l’arrivista piccolo piccolo una punta di diamante del partito, fa capire quanto il partito sia diventato stantio e quanto scadente sia la qualità delle sue “pietre preziose”.
Renzi cavalca l’onda che gli è favorevole, sarà una ennesima patacca nella quale gli italiani cadranno a solo beneficio suo, di Renzi (o come amo chiamarlo, la nutria del Mugnone), a causa dei denti che, come si dice qui, rigano il parquet.
Renzi appare col “chiodo” in pelle accanto a Fonzie della mitica e storica serie “Happy days”, e proprio come Fonzie è solo fumo negli occhi, apparenza, vuoto totale. Il suo slogan è già pronto “Hey, hey, hey…” e tutti gli italiani lo inseguiranno come il pifferaio magico.
Povera Italia, il peggio deve ancora arrivare,
Caro Adalberto,
non e’ questione di astio ma di fiuto, e personalmenfe in Renzi fiuto una patacca fra tante patacche, oppure come si dice a Firenze un “polveron”. Al di la’ della parlantina porta a porta su provrammi che sono da almeno venti anni nei desiderata di tutti i partiti, quali sono i meriti politici del nostro? Aver liberato piazza Duomo? Ma soprattutto nonsopporto che Renzi per incantare
l’Italia scolastica stia nella scia del fiorentinismo becero e simpatico alla Benigni, il fiorentinismo arguto che ha infossato la nostra citta’.
Alla nostra eta’ non dovremmo esigere da Firenze qualcosa di piu’ d’un Ulisse di mezza tacca che s’intrufola a Troia quando la citta’ e’ gia’ distrutta e non
garantisce nemmeno un esercito disposto a un’
altra bandiera? Se il mio fosse astio dietro la petulanza con cui ogni sera Renzi appare in TV cosa e’? Buona informazione? E le silenti cordate renziano che discrete ma inarrestabili si diffondono come le vecchie metastasi della politica cosa sono? Il nuovo? Il problema e’ che a me la trasversalita’, il pragmatismo, la gioconda letizia e l’equilibrio sereno d’un cattolico fanno orrore, specie in tempi di emergenza truccata.
Non capisco quello che sembra addirittura astio verso Matteo Renzi da parte di alcuni acuti lettori e commentatori di Pensalibero. Poco , volendo ( ma ostinatamente volendo ) se lo cosiderate; ma molto – non vi pare? – se lo confrontate. Su, confrontatelo con altri PD,DS, Sinistri varii. Magari fuoriclasse può apparire definizione eccessiva, ma in quella…classe ritenete che oggi ce ne siano molti migliori di lui ? Poi, naturalmente, anche lui ha limiti e difetti. E noi a Firenze li vediamo; ma insomma, via, riconoscxiamogli i pregi. Quelli, per esempio, per i quali molti amici di Pensalibero lo hanno votato nella elezione a sindaco.
Renzi fuoriclasse?Ma quando mai? E’ uno che si è buttato a scimmiottare a casaccio Blair facendolo pure malissimo!
Renzi fuoriclasse della sinistra? Il giullare veleggia gia’ oltre la rottamazione, poche parole e idee schiette, grazie a lui il nuovo avanza a gambe levate, e poi ha trovato nel “newyorchista” Veltroni un padrino, Vorreste qualcosa piu’ nuovo di questo?
L’accostamento ed il paragone sono apprezzabili e divertenti . E pongono il solito dilemma insolubile : è nato prima l’uovo o la gallina? Perché purtroppo l’ elettore italiano si è trasformato in tifoso : segue solo la squadra del cuore , le altre squadre ” devono morire” come i più accesi gridano dagli spalti…anche se giocano bene od hanno dei giocatori bravissimi. Allora basterebbe ” allenarsi ” ad apprezzare le cose belle e giuste ,ed a ragionare con la testa (propria ,non quella di altri ) per scegliere e giudicare . Magari una volta si sbaglia ,ma è possibile correggersi…con il “tifo” no ,non si discute …e la squadra del cuore non si può abbandonare . come si dice : quando mamma comanda ,picciotto va e fa…