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La donna che osò amare sé stessa

Valeria Palumbo delinea una biografia innovativa e avvincente della contessa di Castiglione.

di Gabriele Parenti | 9 Gennaio 2022

Con il suo stile inconfondibile che riesce a rendere di agile lettura anche argomenti complessi, Valeria Palumbo ci offre una biografia  innovativa della contessa di Castiglione (La donna che osò amare sé stessa. Indagine sulla contessa di Castiglione — Neri Pozza Editore 2021). Nel sottotitolo si parla giustamente di Indagine. Perché questo lavoro non è una mera rivisitazione interpretativa. Valeria Palumbo, con talento investigativo ha visitato archivi, Fondazioni, dimore storiche e lapidi sepolcrali nei cimiteri. Insomma, una minuziosa ricerca di fonti di prima mano che le consente anche di allargare l’orizzonte e di inserire la biografia di Virginia Oldoini, contessa di Castiglione, nella vita sociale dell’epoca, con riguardo alla vita di corte, alle vicende diplomatiche di cui la contessa fu una protagonista ma anche alle usanze, ai costumi sessuali.

Per mettere a fuoco la figura di Virginia Oldoini, l’autrice delinea anche i caratteri di coloro che interagirono con lei. Da Cavour, a D’Azeglio, Vittorio Emanuele II, Napoleone III, Nigra,  l’imperatrice Eugenia.

Ma soprattutto, attraverso la Castiglione, Palumbo analizza l’enorme sottovalutazione del ruolo delle donne nel Risorgimento. Un ruolo che non fu mera  politica del boudoir bensì  un intrecciarsi di relazioni sociali dove i salotti avevano la loro parte ma l’aveva anche l’abilità diplomatica che non era minore di quella degli uomini.

E di tale abilità politica, un capitolo di questo libro offre un significativo spaccato  a cominciare da Nefertari, passando per il Rinascimento senza omettere la stessa imperatrice Eugenia.

Ebbene, Virginia Oldoini, è  stata una delle donne più  ammirate, ritratte, adulate e criticate dell’Ottocento. E’ stata descritta come amica dei potenti, passionale, la belle dame sans merci, speculatrice in Borsa, presto appassita.

In realtà – sottolinea  Valeria Palumbo nel ristabilire le debite proporzioni anche per  gli aggettivi poco benevoli di cui sopra – ha pagato come altre donne del suo tempo la sua  voglia di autonomia ha rotto con  i comportamenti tradizionali  per non piegarsi a una morale che per le donne  “è  sempre stata repressiva o punitiva”.

La donna che “osò amare sé stessa”: piacersi, per una donna era un atteggiamento  disdicevole, socialmente deprecabile. Virginia era considerata fin da bambina di una “bellezza abbagliante”. Era fiera del suo aspetto ma nella sua missione parigina seppe utilizzare anche intelligenza e abilità politica.

D’altronde, in questo libro si rileva che le corti europee, all’epoca, pullulavano di giovani donne belle, intelligenti, colte, disinvolte che servivano interessi vari, economici e politici, alimentando una diplomazia parallela; diplomazia, sia inteso, affidata anche agli uomini, solo che a loro poi toccavano onori, cariche e gloria.

Alle donne no: scaduto il tempo di una breve giovinezza restava solo (come accadde a Virginia) la possibilità di muovere le fila di relazioni pazientemente costruite. Ma senza riconoscimento alcuno. Anzi –osserva Palumbo – l’Italia si fece senza rendere le donne cittadine.  E, allora,  ricordare la Castiglione   come una “peccatrice” è stato un abile stratagemma per giustificare l’esclusione di tutte le donne da quell’agone.

E  finalmente – aggiungo con una certa enfasi- il ruolo centrale di questa biografia  non è della famosa, impalpabile, camicia da notte  indossata nella fin troppo famosa notte d’amore passata con Napoleone III a Compiègne.

Più importante conoscere,  anche  al di là del fatto se fosse stata  presente o meno a Plombières quando furono presi gli accordi per l’alleanza franco piemontese, la determinazione e la passione che aveva per la causa italiana. Una passione che la portò a sdegnarsi quando Napoleone III decise di non varcare il Mincio e di siglare l’armistizio di Villafranca.

Non a caso, proclamava di aver contribuito a fare l’Italia, però – fa presente Valeria Palumbo-  non ha trovato posto nel Pantheon dei fondatori della patria, peraltro tutti maschi fino a tempi recentissimi.

Gabriele Parenti

Pubblicato in : Cultura ed eventiTag: borsa, giovani, lavoro, risorgimento, vittorio emanuele ii

Info Gabriele Parenti

Giornalista professionista e scrittore, ha svolto per numerosi anni, all’interno della RAI, attività di progettazione e conduzione di programmi radiotelevisivi per le reti nazionali e per la Sede Rai Toscana.

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